venerdì 19 giugno 2015

#Donizettidasempre: Istituto Musicale G.Donizetti

"Una piccola scuola di musica, in cui impartire lezioni pratiche di canto e suono, lezioni teoriche, per dodici poveri ragazzi" così Johan Simon Mayr ad illustrare il progetto delle Lezioni caritatevoli di musica (nella Memoria destinata al Consiglio del Pio Luogo e alla MIA).
Era il 1806 quando Mayr musicista, e straordinario illuminista, dava il via a Bergamo proprio alle Lezioni e con esse il compositore di origine tedesca, dal 1802 maestro di cappella in S. Maria Maggiore, segnava il destino della città e non solo. Tra gli allievi vi era infatti Gaetano Donizetti.
Il gesto di Mayr  è da collocarsi nell'ambito di una Lombardia illuminata che vede tra fine '700 e inizio '800 anche la nascita dei maggiori sistemi museali e di Accademie importanti quali quella Carrara (1796) e Tadini (1827): la forza del bello, dunque, musicale o artistico, come mezzo di formazione e di definizione del senso civico.
Oggi, come allora, lo spirito delle Lezioni continua nell'Istituto Musicale Gaetano Donizetti: un ente forte di 400 studenti e capace di produrre la sua 3° Stagione Concertistica.
I numeri parlano chiaro, fino al 27 giugno, 350 studenti saranno impegnati in 91 esibizioni distribuite in 40 appuntamenti che animeranno tutta la città.

Quali i punti forti dell'iniziativa?
"La nostra Stagione - spiega  Emanuele Beschi, direttore da quasi tre anni - racconta la varietà dell'offerta formativa che si trasforma in varietà di quella produttiva.
Ci rivolgiamo a tutti i tipi di pubblico e ricordiamo che per i nostri allievi questi appuntamenti sono il primo avvio verso la carriera professionale".
Conservatorio quale erede legittimo delle Lezioni di mayriana memoria, cosa è rimasto dello spirito originale?
"L'idea di tramandare il sapere musicale, di insegnarlo di generazione in generazione. Sono passati i secoli, si sono evoluti gli strumenti, le tecniche, le modalità formative ma il rapporto docente - allievo (nella maggior parte dei casi) è uno a uno.
La qualità dell'apprendimento non può prescindere dalla tradizione, da un modello vicino a quello delle botteghe artistiche dove si entrava da giovanissimi e poi si svolgeva tutto l'alunnato imparando i segreti della materia, dei colori, delle sfumature: termini, questi, validi anche per il mondo musicale, oggi come non mai.
Quando Mayr descrisse il suo progetto specificando che le lezioni dovevano avere un carattere teorico, ma anche che l'aspetto pratico (guidato personalmente dal Maestro) era fondamentale definendole:  "lezioni teoriche senza le cui pratiche sono sempre incerte e troppo meccaniche"
Perché studiare musica a Bergamo?
"A Bergamo la cantabilità donizettiana è qualcosa di intrinseco, qui si esegue Donizetti con una lettura originale e molto brillante. Esattamente come in pittura, anche in musica si può parlare di scuole, e ciascuna scuola produce interpretazioni specifiche dei temi e delle musiche dei maggiori autori della nostra tradizione.
Bergamo città della musica, vero?
Sì, questa è una città che ha voglia di musica: sono numerose le associazioni che la producono, il pubblico è presente con affetto e noi abbiamo sempre avuto l'appoggio di numerose istituzioni.
Questa Stagione rappresenta l’esito di un lavoro condotto fianco a fianco con il delegato alla produzione Cristian Serazzi, ai docenti, agli studenti, e alla città stessa. In questi tre anni di permanenza a Bergamo ho trovato una città predisposta al cambiamento, per questo stiamo pensando ad aprire il Conservatorio anche a coloro che non intendono seguire gli studi in modo regolare. Stiamo pensando a corsi di storia della musica per adulti, ad aprire la nostra sede per concerti e occasioni d'incontro con la città".
Città e musica, perché l'adesione a Pianocity?
"E' un grande evento che ci ha consentito di entrare in relazione con il Festival della Cultura. I nostri ragazzi si sono impegnati  in attività a favore della città come promotori della musica, ma anche di loro stessi. Alcuni di loro si sono ritrovati nelle vesti di docente: l'occasione formativa è stata unica e il livello proposto ha spinto altri ragazzi ad iscriversi ai corsi".
Quale il ruolo della ricerca?
"Fondamentale, per questo abbiamo avviato una partnership con l'Università che è l'organo scientifico per eccellenza, ma anche con la Fondazione Donizetti, e con altre realtà. La ricerca non si ferma e con essa la musica, ne è esempio l'importante studio svolto nel 2014 su Locatelli che quest'anno stiamo rilanciando"
Bergamo, ma non solo, cosa è il progetto denominato Politecnico delle Arti?
"Uno sguardo al futuro e allo stesso tempo qualcosa di concreto.
In una realtà permeata dalle esigenze di razionalizzazione del sistema è opportuno mettere in rete le eccellenze locali, per evitare dispersioni e allo stesso tempo esaltare le potenzialità specifiche di ciascuna realtà. Il Politecnico delle Arti intende mettere in rete i Conservatori di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova ma, in un immediato futuro, anche altre realtà artistiche delle diverse città (quali Istituti d'arte ecc). La tradizione di ciascun Conservatorio verrà preservata e valorizzata, si cercherà invece di riunificare governance e altri apparati burocratici.
Molteplicità e unità?
"Sì. Nel progetto sarà garantita la specificità delle identità locali, ma in questo modo il Politecnico sarà in grado di fornire tutta la filiera di una produzione musicale.
Per noi oggi il partner privilegiato è il Teatro Donizetti, così come la Fondazione Donizetti, e mi piace ricordare che in più occasioni i nostri docenti e in nostri studenti hanno avuto un ruolo attivo nelle produzioni. A Bergamo, e lo dico da non bergamasco, Teatro e Conservatorio sono i cuori pulsanti della città: la città di Donizetti in questo può fare da riferimento come promotrice del Politecnico e di un rinnovato interesse per la didattica musicale".


Se è vero che l’hashtag della Terza Stagione concertistica del Conservatorio Donizetti è #Donizettidasempre, l’Istituto cittadino non poteva mancare l’appuntamento con la Donizetti Night, la notte donizettiana del 20 giugno organizzata dalla Fondazione Donizetti, a cui lo stesso Istituto partecipa proponendo una serie di concerti rappresentativi di tutti i generi musicali che in Conservatorio si studiano e si praticano.

E così gli studenti della scuola che, erede delle Lezioni caritatevoli di mayriana memoria, fu di Donizetti, animeranno la notte donizettiana offrendo al pubblico otto diversi concerti in replica per un totale di ventitré volte.
Innanzitutto le arie d’opera, affidate agli allievi della classe di canto di Paola Romanò, alla Biblioteca Gavazzeni e alla Casa Natale di Gaetano Donizetti, a partire dalle ore 20.00; quindi la musica sacra per coro, coordinato e diretto da Elisa Fumagalli sempre dalle 20.00, ma alla Chiesa di San Pancrazio; quindi i flauti della classe di Sonia Formenti ancora dalle 20.00 al Lavatoio e in Piazza Mascheroni; gli allievi della classe di musica da camera di Giovanni Pietro Fanchini saranno invece al Monastero del Carmine sempre dalle 20.00; mentre i sassofonisti della classe di Guido Bombardieri si esibiranno alla stessa ora in Piazza Mascheroni e alla Sala Viscontea; alla Scala Viscontea si esibiranno anche gli studenti di chitarra della classe di Luigi Attademo, già protagonisti in Accademia Carrara la scorsa settimana. A conclusione di serata, alle ore 23.00 in Basilica sarà la volta del racconto per voci recitanti ed ensemble – l’Ensemble Donizetti – dedicato alla vita di Donizetti, su musiche di Donizetti stesso, del suo maestro Mayr e di Locatelli.



Nessun commento:

Posta un commento