La pelle di Rita Imperatori

Rita Imperatori
Le poesie che Rita Imperatori ha raccolto nel volume La pelle delle cose edito da Libroitaliano World sono state scritte nel corso di diversi anni.
Esse sono accomunate sia da temi ricorrenti, sia dallo stile con cui, quasi tutte, sono state scritte: uno stile che fa a meno della punteggiatura o la riduce al minimo essenziale.
Sono versi, quelli della Imperatori che sembrano come distillati direttamente dalla pelle (e dal cuore) della poetessa e raccontano, “in diretta”, delle emozioni vissute, così come il sudore che imperla la pelle è segno della fatica.  
Emozioni che sono entrate perforando la pelle e ne escono segnando la pagina.
Pelle, quella della Imperatori, che vorrebbe tracciare confini da difendere per mezzo della ragione (che «veglia a presidiare i varchi del privato»), ma che soccombe e si fa invadere dall’amore.
Amore vissuto con tutto il corpo, con i sensi e con l’anima. Appieno e a fondo, ma con la consapevolezza che esso non è durevole. Finisce quando smette di essere elettrizzante come un sabato e diventa «stantio» come una domenica; quando, come afferma la poetessa, vi è «lo scadere dell’amore grande | ad attimo distratto del quotidiano rito».  
Un amore che, all’apice del suo compiersi, ossia nel momento dell’amplesso, dell’unione con l’Altro (sempre presente nelle poesie della Imperatori che non è mai presenza solitaria), è strumento di conoscenza e ispiratore di versi roventi che non ci si aspetta.
Ecco, allora, che in Oltreconfine si legge:


Ampio
mi schiudi il mondo
quando le braccia
mi leghi intorno al corpo
e il cuore spingi
contro i confini della pelle.

a cui si associano i versi di Quasi due, forse la lirica più intensa di tutto il volume:

Quando il tuo sesso mi percorre
dice parole che capisco ed amo;
rispondono furiosi denti e mani
e i baci aspettano che posi la passione.
Non è più mio il corpo che t’avvolge
e non è corpo il tutto che divampa;
non hanno limiti le voglie e le risorse
ed ogni movimento mi regala una scoperta.
Accade poi che noi si torni due
e il letto macchiato di silenzio
diventa vuoto come un ricordo perso.


Una silloge, quella della Imperatori, che vale la pena leggere anche perché fa scoprire una voce femminile che si erge al di sopra del coro un po’ noioso delle sedotte e abbandonate.