domenica 24 maggio 2015

I morti in guerra aiutino i vivi a mantenere la pace

Esattamente cento anni fa l’Italia entrava in guerra (con un po’ di ritardo rispetto agli altri paesi, impegnati nei combattimenti dal 1914).
Ieri sera, in un gremito Teatro San Giorgio di Bergamo, la compagnia del Teatro Prova ha ricordato l’evento con lo spettacolo GuerraFangoPace di Stefano Facoetti e Luca Catò, con Giusi Marchesi e Marco Menghini e la regia di Stefano Facoetti.
Lo spettacolo è pensato per essere presentato a scolari del II ciclo della Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di primo grado, ma - a parere di chi scrive - esso può essere fruito (con qualche aggiustamento del caso) anche dai ragazzi più grandi, non esclusi gli universitari.
Il testo rievoca i fatti salienti, le cause e gli effetti della Prima Guerra mondiale e si sofferma, doverosamente, sul caso emblematico dei fratelli Calvi: quattro giovani soldati morti nel conflitto.
I fratelli Calvi diventano esempi di vita per il giovane Pietro, vittima del bullismo di alcuni ragazzi, che ne ripercorre la breve esistenza grazie ai racconti che la signora Clelia gli fa di loro e della guerra in generale.
Sulle prime, Pietro travisa il messaggio che Clelia gli trasmette e crede che smettere di scappare significhi agire con violenza; poi, capisce che i veri eroi usano la testa e il cuore e fanno di tutto per mantenere o ristabilire la pace.

A dar vita sulla scena ai personaggi i bravi e intensi Giusi Marchesi e Marco Menghini. La prima è stata, di volta in volta, energica, materna e (nei panni di un soldato infreddolito) disullus(a); sempre emozionante e coinvolgente. Il secondo, tutto motorio e dalla notevole fisicità, è riuscito a passare dal ruolo del giovane Pietro e quello dei fratelli Calvi con la naturalezza dell’attore consumato, nonostante la giovanissima età.
La regia di Facoetti è stata, al tempo stesso, materica e multimediale. Materica perché ha usato la creta (modellata dagli attori in scena) per rendere concreti alcuni passaggi che rischiavano di restare solo dei dati freddi o teorici. Multimediale perché ha usato delle videoproiezioni per unire in un’unica storia il corpo vivo degli attori (anch’essi a tratti videoripresi) con quello dei soldati della Prima Guerra.

Al termine dello spettacolo gli attori e il regista sono stati salutati con calorosi e più che meritati applausi.

Spettacolo da non mancare.

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