sabato 21 marzo 2015

A Pavia i capolavori della Johannesburg Art Gallery

Paul Cezanne, I bagnanti

Fino al 19 luglio 2015 presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia è possibile ammirare la mostra Capolavori della Johannesburg Art Gallery da Degas a Picasso organizzata da ViDi con la consulenza scientifica di Simona Bartolena.
Un’occasione unica per vedere 67 opere pittoriche (oli su tela, ma anche disegni, litografie, acquarelli...) realizzate dai maggiori artisti operanti soprattutto in Europa e negli Stati Uniti all’incirca dalla seconda metà dell’Ottocento alla fine del Novecento e ora custodite dal maggiore museo del Sud Africa.
In mostra anche dipinti realizzati da artisti africani del Novecento. Opere che sono una vera scoperta e che, da sole, valgono la visita all’esposizione pavese. Si tratta di pittori fortemente influenzati dall'arte europea e statunitense che, con i loro lavori, spesso denunciano i gravi problemi vissuti dalle persone di colore nel continente africano.

George Pemba, Mi dispiace signora
Trattandosi di una collettiva dei maggiori esponenti dell’arte europea e statunitense, pare impossibile menzionare tutti i capolavori esposti. 
Si pensi che vi sono opere di artisti del calibro di Dante Gabriel Rossetti; Alma-Tadema; Coubert; Degas; Signac; Pisarro; Cezanne; Van Gogh; Gauguin; Bonnard; Rodin; Munch; Matisse; Picasso; Modigliani; Bacon; Warhol…


Vale la pena, però, segnalare alcune opere su cui pare opportuno fermare lo sguardo più a lungo:
  • una “rosseggiante” Regina Cordium di Dante Gabriel Rossetti (del 1860) che trasmette una sottile inquietudine, come fosse custode, oltre che del cuore, anche di un enigma;
  • una egittizzante Morte del primogenito di Lawrence Alma-Tadema (del 1858) notevole per paradossale modernità, perché dell’uomo che regge il ragazzo si vede solo una parte del corpo, essendo il resto rimasto “fuori campo”;
  • l’acquaforte Mary Cassat al Louvre di Edgar Degas (del 1879) in cui la donna è “cinematograficamente” ripresa di spalle mentre ammira un’opera antica; 
  • due strepitose opere di Paul Signac, nelle quali il campione del puntinismo “gioca” con i riflessi prodotti dalle barche galleggianti sull’acqua;
  • I bagnanti di Paul Cezanne (del 1898) in cui, in un’atmosfera “sospesa”, spiccano i capelli biondi del ragazzo posto al centro della scena mentre, presumibilmente, si sta per togliere le mutande e che viene guardato da un altro ragazzo biondo;
  • la Donna con il corsetto di Toulouse Lautrec (del 1896) ripresa di schiena mentre, osservata da un uomo seduto e vestito (un cliente?), si sta sfilando il corsetto;
  • Mi dispiace signora di George Pemba (del 1945) che ritrae una domestica di colore mentre si sta scusando con la sua datrice di lavoro lasciata “fuori campo”. L’espressione della donna ritratta trasmette rassegnazione, ma anche orgogliosa sopportazione del destino avverso, fatto di continui soprusi perpetrati dalla donna per cui lavora, presumibilmente una bianca. Il quadro è di rara intensità e il titolo e l’espressione del soggetto al centro della scena rivelano l’intento di “denuncia sociale” del pittore e scrittore sudafricano.



Una mostra, quella pavese, che è bene non lasciarsi sfuggire e che è completata dal catalogo Skira che riproduce a tutta pagina le opera esposte.

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