Marivaux e la lotta tra Amore e Ragione

Il teatro di Marivaux è poco frequentato dai teatranti italiani ed è un vero peccato perché, oltre ad essere godibilissimo, esso ha in sé quei germi che si fecero manifesti appieno solo durante la Rivoluzione francese. 
Marivaux fu un rivoluzionario “a sua insaputa” e nelle sue commedie c’è un ritratto della società a lui contemporanea che meriterebbe una conoscenza più approfondita.

A novembre è stata pubblicata dalla casa editrice Dalla Costa la traduzione di Donata Lucardesi de Il gioco dell’amore e del caso.
Si tratta di una commedia assai singolare, specie se inquadrata nell’epoca in cui fu scritta e portata in scena per la prima volta: il 1730.
A quei tempi, il matrimonio era un mezzo per stringere alleanze tra famiglie. Come era stato per secoli, infatti, i padri firmavano un contratto sulla testa dei loro figli e li facevano sposare per meri fini di potere ed economici. Non era previsto che i due giovani sposi si amassero o, anche solo, si volessero bene. Spesso, anzi, i due “promessi” si incontravano per la prima volta solo il giorno delle nozze: avrebbero avuto modo di approfondire la loro conoscenza durante gli anni del loro matrimonio.

Marivaux, ne Il gioco dell’amore e del caso, porta alla ribalta un “fatto straordinario”: i due giovani promessi, infatti, chiedono ai rispettivi padri l’occasione di poter conoscere il loro futuro coniuge prima che il contratto matrimoniale venga firmato. Essi vogliono vedere se tra loro possa sbocciare l’amore e la sintonia. Nel caso, poi, l’amore non dovesse fiorire, chiedono anche di avere la possibilità di rifiutare il matrimonio. 
In modo assai magnanimo, i rispettivi padri accettano di esaudire il desiderio dei loro figli che, per poter studiare il/la loro promesso/a con tutta calma, adottano entrambi (all’insaputa l’uno dell’altra) uno stratagemma: assumono i panni dei loro rispettivi servitori. In tal modo, il giovane Dorante diventa Arlecchino e Silvia si trasforma in Lisetta.
Inutile dire che Dorante e Silvia si innamorano l’uno dell’altra, anche se credono che l’oggetto del loro amore non sia persona del loro rango; così come, parallelamente, anche i due servi-finti-padroni si innamorano l’uno dell’altra.
Nel secolo delle convenienze sociali (e non solo dei Lumi), Dorante e Silvia si trovano di fronte a un bivio e devono decidere su che strada procedere. Ovvero, essi devono scegliere se seguire la Ragione e, dunque, sposare chi è stato loro destinato, o far vincere l’Amore e chiedere di essere uniti in matrimonio con persone di rango inferiore.
Il lieto fine non è scontato: i due innamorati, infatti, scelgono di far vincere l’Amore e non la Ragione. Si tratta di una scelta “rivoluzionaria”, in quanto agli appartenenti al loro rango si chiedeva di mettere sempre la Ragione (di Stato, di Famiglia) davanti a ogni altra possibilità, specie davanti all’Amore che, come detto, non era contemplato, se non come caso fortuito, in un matrimonio.
Il lieto fine per tutti (genitori compresi) è, però, facilitato dal Caso che ha giocato a favore: i due giovani si sono, infatti, innamorati entrambi della persona che era stata loro promessa... Anche la Ragione (dei padri) è salva.

Il bel testo di Marivaux è preceduto da una interessante nota introduttiva della Lucardesi e merita davvero di essere letto con attenzione.

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