I colori di Luzzati per Donizetti al Bergamo Musica Festival

Il Furioso all'Isola di San Domingo di Gaetano Donizetti in scena venerdì 11 e domenica 13 ottobre sul palcoscenico del Teatro Donizetti, realizzato in coproduzione con il Teatro dell'Opera Giocosa di Savona, Teatro Luciano Pavarotti di Modena, Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Municipale di Piacenza, Teatro Dante Alighieri di Ravenna.

Le parole del regista Francesco Esposito
"Una musica da fiaba che stimola la creatività e la fantasia: questo è per me Il Furioso all'Isola di San Domingo. Punto forte dell'allestimento saranno le scene studiate da Emanuele Luzzati circa 20 anni fa  per un progetto rimasto inedito, oggi ripreso dal suo ultimo collaboratore Michele Olcese: Luzzati ci porta nel mondo onirico della fiaba; le sue scene e la musica, sopperendo ad un libretto macchinoso, ci trascinano in un percorso emozionale capace di farci apprezzare le sfumature di questo melodramma semiserio".
Come si è sposata la regia a questo importante impianto scenico?
"Il Furioso è un dramma semiserio e io ho preferito accentuare l'accento leggero della vicenda, ho pensato che uno sguardo inusuale fosse il punto di vista più corretto".
Quali caratteristiche avrà il suo Cardenio?
"Quello di Cardenio (interpretato da Simone Alberghini venerdì 11 e da Cristian Senn domenica 13) è un mondo di poesia, quello di un uomo che ha sofferto per l'abbandono di una donna per la quale ha fatto tanto. E' una vicenda estremamente attuale e questo è il miracolo dell'opera: saper rendere sempre contemporanee le emozioni.
Qui la parola Furioso non va intesa come sinonimo di violento, ma come un termine capace di riunire scatti d'ira e poesia d'amore per la  donna amata. Cardenio ama tanto Eleonora da portarsi nell'isola tutti i quadri che la raffigurano e disseminarli in ogni angolo.
Quali le caratteristiche della sua Eleonora?
"Ho pensato che il suo abbandono ai danni di Cardenio potesse essere legato all'incontro con un uomo di teatro e ad una nascente carriera di soubrette, ma che poi alla fine in una sorta di catarsi lei si riprenda. Grazie alla sua storia si comprende come sbagliare sia lecito: questa è una fiaba che esordisce nel primo inizio, ma che in realtà potrebbe ricominciare alla fine".



Le parole del direttore d'orchestra e maestro concertatore Giovanni Di Stefano

"Questo progetto è nato dalla fantasia di Emanuele Luzzati e la radice straordinaria della sua idea ha convinto ben sei teatri a unirsi in una coproduzione, è stato un esempio virtuoso nel panorama attuale che ha consentito di realizzare uno spettacolo importante grazie anche alla presenza della grande costumista Santuzza Calì".
L'opera verrà eseguita riprendendo l'autografo della prima stesura (Roma 1833), un commento.
"Questa musica si sposa con l'allestimento e oscilla con maestria tra il serio e il giocoso. Nel corso della sua storia  l'opera è stata riveduta, anche Donizetti stesso, ma questa versione riprende il manoscritto originale custodito a Milano e regala molte sorprese. Punto sorprendente è il duetto finale tra soprano e baritono (forse legato alla presenza nella prima edizione del celebre Ronconi), una scelta inusuale e spiazzante come del resto anche l'impianto dell'opera.

Le parole dello scenografo Michele Olcese
"Ho avuto l'onore di collaborare con Luzzati, ma non quando aveva creato i bozzetti per quest'opera e per me è stata una grande sorpresa aprire la cartella che li custodiva ritrovata al Teatro dell'opera giocosa di Savona. Quanto Emanuele ci ha lasciato è divertente, unico, leggero, intelligente e sincero così come era lui".

Le parole della costumista Santuzza Calì
"Il segreto per sposarsi ad un allestimento tanto particolare è quello di intervenire con la propria interpretazione creando un incastro quanto più perfetto possibile. Le scene di Luzzati raccolgono la sua genialità e la sua apparente semplicità: Luzzati era un mix di tutto questo, un artista dalla grande onestà intellettuale".