La Medea moderna terapeuta della Wolf


Nel romanzo Medea. Voci, pubblicato in Italia dalle edizioni e/o, Christa Wolf ripercorre la vicenda di Medea dandone una versione nuova e alternativa.
Innanzitutto, va detto che la Scrittrice tedesca riesce a dare più di un “tocco” di mistero al mito arcinoto, introducendo elementi e personaggi inediti che inducono il lettore a porsi alcune domande.
Ad esempio, ci si chiede quale sia la reale ragione che spinge un gruppo di colchi a fuggire nottetempo con Medea; oppure di chi sia lo scheletro nascosto in una grotta sotterranea del Palazzo di Corinto omaggiato segretamente dalla muta e pazza regina Merope (moglie di Creonte).
Ad ogni domanda del lettore la Wolf risponde a suo tempo e la sua costruizione rivela una Corinto nuova e barbara, assai distante dalla razionale e “greca” polis disegnata da molti degli autori che hanno dato voce al mito di Medea.
E, così come Corinto rivela un’anima diversa da quella comunemente conosciuta, anche e soprattutto Medea è figura nuova. La protagonista del romanzo della Wolf, infatti, è una donna moderna e indipendente. Una terapeuta in grado di intervenire, guarendoli, sui mali del corpo e della mente di corinzi e colchi.
Una donna che - con la sua modernità - mostra ai corinzi un diverso modo di vivere, più vicino e in sintonia con la Natura, di cui vorrebbe non si avesse paura o panico irrazionale.
Ma i corinzi, superbi come sono e convinti di essere progrediti, rifiutano il Mondo così come lo dipinge Medea e contro di lei riversano tutte le loro paure... Medea, per loro, è responsabile del Male e deve diventare un capro espiatorio da sacrificare agli dèi che contro la città hanno scatenato la furia della Natura...
Per dipingere al popolo il ritratto di una Medea maga spietata e barbara selvaggia, la casta che ha in mano il Potere non esita a diffondere sulla donna le “voci” più infamanti che finiranno per indurre il popolo alla violenza.
E come ciò sia fatto viene raccontato in prima persona dai protagonisti.
Le Voci di cui parla il sottotitolo, quindi, sono sia quelle calunniose diffuse ad arte dalla casta contro Medea, sia quelle dei protagonisti del mito che raccontano i fatti in prima persona.
Fatti che vengono distorti sia dalle voci infamanti, sia dal tascorrere del Tempo che li confonde nel ricordo.
In definitiva, non c’è modo, per Medea e gli altri narratori, di raccontare la storia così come davvero si è svolta, nella sua Verità.
Un romanzo, pubblicato dalla Wolf nel 1996, estremamente moderno e assai ben scritto, che merita una attenta lettura.

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Twitter: @daniloruocco
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