Lonquich attraversa il tempo


26 maggio Alexander Lonquich – Bergamo – Teatro Donizetti
Quando Alexander Lonquich sale sul palco del Tetro Donizetti la voce annuncia: “Da 34 anni presente al Festival”, per i propri 50 candeline la rassegna pianistica di Brescia e Bergamo lo ha infatti voluto come presenza importante, volta a testimoniare proprio la storia del Festival. 
Lonquich arrivò sul palco del pianistico a sedici anni come recente vincitore del Concorso Casagrande di Terni. 
Nel corso della sua carriera internazionale  il musicista è sempre rimasto legato all'Italia. 
Il nuovo concerto al Donizetti titolato come passa il tempo  è stato una una sorta di viaggio a ritroso (come ha spiegato l’autore durante i bis) che ha preso il via con «Klavierstück IX» di Stockhausen, datato 1954, un brano oscillante tra periodicità e discontinuità, regolarità e disordine. 
A quasi quarant'anni prima risale il secondo libro dei «Preludi» di Debussy, una collana di 12 brevi composizioni, opere della maturità debussyana. Lonquich ne ha  evocato le atmosfere immaginifiche e le suggestioni paesaggistico-sonore.  
L’interprete ha poi chiuso con la «Sonata D960» di Schubert, ultima sonata del compositore e vetta estrema della sua originale relazione con la forma più tipica della classicità.
Per il bis ancora un balzo all’indietro con Mozart.