Un "Così fan tutte" sensuale e promiscuo

Ambientato dal regista Francesco Bellotto negli Anni Cinquanta del Novecento, anni in cui il pudore e la sensualità coesistevano, Così fan tutte di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart allestito nell’ambito del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti è spettacolo ben riuscito. Merito sia della regia, sia della direzione musicale del Maestro Stefano Montanari (molto apprezzata dal pubblico) e sia del cast canoro.
La regia di Bellotto ha puntato sugli aspetti sensuali del testo: i movimenti, la gestualità e la prossemica degli interpreti miravano a sottolineare il confine (spesso scavalcato) tra il pudore e il decoro di facciata e la gioia di una sensualità a volte anche promiscua.
Già dalla sinfonia iniziale (che sfocia nel Primo Atto), ad esempio, il clima è quello di una libertà dei corpi che va ben al di là della morale borghese, dato che il regista traspone l’azione in una via di malaffare di Napoli (con tanto di prostitute e marinai rissosi), quando nel libretto l’azione si svolge in una  più tranquillizzante “Bottega di caffè” settecentesca... Per non dire della scena del falso suicidio dei due bellimbusti: nel tentativo di rianimarli, le due protagoniste si spingono a massaggi in zone davvero “off limits”!...
Una scelta, quella del regista, che amplifica il tema dell’opera: ossia se le donne siano o meno capaci di fedeltà coniugale (e si ricordi che la misoginia, nel Settecento, era assai diffusa, quasi una posa)...
Ma la regia di Bellotto è degna di nota anche per almeno due altri aspetti: ha saputo indirizzare i cantanti e il coro verso azioni ben strutturate, rendendo lo spettacolo ben fatto anche dal punto di vista della recitazione (e non solo del canto); e, inoltre, ha sveltito i tempi dei cambi di scena pensando a un impianto scenito (frutto del lavoro di Angelo Sala) tripartito: su base rotante di volta in volta veniva mostrato al pubblico una porzione di esso.
Per quanto riguarda l’aspetto canoro, va detto che esso ha soddisfatto ampiamente le aspettative del pubblico. Cantanti giovani, belli e bravi dalla dizione cristallina. Degne di nota le prove di Elena Monti (una Fiordiligi apparentemente assennata che, però, alla fine cede alle lusinghe del suo spasimante); Josè Maria Lo Monaco (una Dorabella assai incline a scavalcare i confini della decenza); Christian Senn (un Guglielmo sensuale e rissosso) e Omar Montanari (un Don Alfonso pedagogico e traffichino).
Spettacolo gradevole e da vedere, salutato al calar del sipario da applausi calorosi.

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