venerdì 26 ottobre 2012

Maria Stuarda l'intensità del dramma al BMF 2012




La partitura cromatica come qualcosa di necessario: nero e bianco con il sospiro della luce ad esaltare la tensione e la lotta tra due grandi regine donizettiane: Maria ed Elisabetta che si confrontano nel capolavoro Maria Stuarda (12 e 14 ottobre al Bergamo Musica Festival 2012)
Grazie a questi elementi il regista Federico Bertolani, lo scenografo Giulio Magnetto e il costumista Manuel Pedretti riescono a fare vibrare lo spazio teatrale dell'opera donizettiana.

Il cubo come forma ancestrale è elemento centrale della scena e luogo del dramma. I fiori bianchi, unico riferimento naturalistico, scompongo l'armonia dei piani e portano alla mente le architetture di Carlo Scarpa, il suo uso dell’acqua e dei fiori di loto quale richiamo alla vita tra il cemento squadrato della Tomba Brion.


Piace inoltre pensare anche alla riflessione che sia il grande architetto, che questi giovani artisti elaborano attorno all’elemento della scala, capace di disgregarsi al ritmo del passo per Scarpa e che qui diventa punto focale (seppur resti sempre celata) per Elisabetta e il suo diventare regina

Intervenendo sui paramenti della scena e ridisegnando gli spazi interni all’elemento scenografico, Magnetto e Bertolani mescolano materiali dalle superfici specchianti creando profondità funzionale alla definizione psicologica dei personaggi con risultati del tutto originali.

I dettagli costruttivi e dei costumi sollecitano l’attenzione e la curiosità del pubblico. I bagliori inaspettati dei tessuti, che filtrano attraverso le ampie ombreggiature, insieme alla corposità delle stoffe tratteggiano il ruolo dei personaggi ed in particolare il passaggio di Elisabetta da giovane donna a regina. Il dramma cresce, entra nel vivo, e il suo abito si fa maestoso, rigido, con la gorgiera sempre più ampia. Alla fine Elisabetta pronuncando il celebre È morta ogni pietà rinuncerà alla sua identità di donna e sposerà lo Stato diventando icona per il suo popolo.

Reso vivo ed intenso dalla memorabile voce di Mariella Devia (12 ottobre), della giovane e splendima Maria Josè Lo Monaco, del coro diretto da Fabio Tartari e dell’intero cast, ancora una volta il capolavoro di Donizetti coinvolge per l’intreccio e per la resa intensa di sentimenti che il nostro tempo rischia di dimenticare, ma che ancora una volta si è trovato ad amare.

Informazioni, libretto, scheda dell’opera, scheda di sala, photogallery www.bergamomusicafestival.it



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