Libri d'aria per nuovi confini



Lo chiedevano i numerosi lettori delle Letture Amene, lo volevano il presidente, Aldo Ghilardi, e i suoi collaboratori Francesca Beni e Massimo Mazza un seguito autunnale degli incontri estivi con il duplice obbiettivo di dare una valenza letteraria all’attività sociale svolta dalla cooperativa con la casa Circondariale di Bergamo ed anche di continuare la bella frequentazione con i libri.

Così, quest’anno, per dare ancora più risalto alle molte iniziative realizzate nei trent’anni di vita della cooperativa si è voluto iniziare con due scrittori: i primi a partecipare alla nuova rassegna dal titolo “Libri d’aria”, che sottolinea ancora una volta la libertà, il piacere e la gratuità in cui si collocano gli incontri.

Accanto al titolo di questa speciale edizione troviamo le parole di Pontiggia: “Cercare i libri come piaceri, non come strumenti. Piaceri golosi, furtivi, inesauribili”.

Il 3 ottobre ritornerà a Bergamo dopo il successo estivo Ivan Levrini. Alle 14 ci sarà l’incontro in carcere con le ospiti femminili e lo scrittore emiliano presenterà il suo libro, Semplici svolte del destino. Si tratta di una raccolta di racconti, pubblicata da QuiEdit lo scorso anno. Il titolo dichiara l’amore di Ivan per la musica in generale ma soprattutto per Bob Dylan. E quanto sia importante l’andamento ritmico della sua scrittura lo dichiara l’autore, che suona il basso.

I dieci racconti apparentemente semplici affrontano un tema filosofico importante, quello del destino di ognuno, la cui esistenza spesso viene drasticamente cambiata da un fatto imprevisto e imprevedibile. Levrini, che è professore di filosofia, suggerisce garbatamente di affrontare il destino avverso con una risata liberatoria, con il duro lavoro manuale, con il distacco di chi sa di avere tentato tutto quel che poteva per fare andare le cose in un certo modo, ma, poi la vita va un po’ per conto suo e non ci sono santi in paradiso che possa cambiarla!

Nell’incontro pomeridiano, fissato alle 17,30 al Circolino, aperto a tutti i nostri lettori, il professore Ivan Levrini terrà una lezione su Schopenhauer in cui egli tenterà di rispondere a diverse domande che, evidentemente lo hanno interrogato a lungo. Si chiede Levrini: “Perché Schopenhauer può aiutare a sopravvivere? Perché un pensatore spietato che presenta la crudezza della vita senza veli consolatori può far bene alla vita stessa? Che cosa alimenta il dolore nella condizione umana? Perché è meglio conoscere la dinamica del desiderio, soprattutto in un’epoca in cui gli uomini sono spinti a incrementarlo, e a trasformarsi in macchine desideranti? E poi per quale motivo la pratica dell’arte aiuta nell’attenuare la sofferenza?” Queste ed altre domande ancora verranno affrontate con i tratti ironici e lievi propri degli emiliani.

L’altro scrittore protagonista dei due incontri fissati il 5 ottobre, alle 14.00 dentro le mura del carcere e l’altro al Circolino alle 17,30, è Edoardo Albinati, autore del romanzo Vita e Morte di un ingegnere, definito da Elisabetta Rasy “ un libro perfetto”. Si tratta del ritratto che il figlio fa al padre a partire dalla sua malattia e dalla sua morte. La scrittura si avvale di pennellate rapide, le più adatte a esprimere la difficile ricerca di un padre sfuggente e la complessa ricostruzione di un rapporto insoddisfacente tanto da potere esser descritto da una ventina di parole. Il nodo doloroso della storia che è quello del nostro modo di vivere gli affetti: da un lato l’esigenza, soprattutto giovanile di farli diventare profondi, grandi, magniloquenti e dall’altro la costatazione deludente della superficialità, della pochezza delle parole e dei gesti quotidiani dell’amore. Fare rivivere una persona incollando i frammenti della sua vita si è rivelata all’autore un’impresa impossibile, ha scelto perciò di lasciare vivere la storia nella sua frammentarietà, lasciando intuire, attraverso le fenditure, il volto di un uomo che ha passato la sua vita a nascondersi. Vita e morte di un ingegnere, scritto da Edoardo Albinati a pochi mesi dalla morte del padre nel 1991 è stato pubblicato solo quest’anno. Edoardo Albinati dimostra di posseredere la lingua e infatti nasce prima come poeta e, poi, come romanziere. Ma del narratore ha anche la capacità di scrivere una storia e di montarla su dissolvenze incrociate ma è anche sceneggiatore e ha a lungo collaborato il regista Giorgio Barberio Corsetti. Albinati ha adattato per la scena i romanzi di Chrétien de Troyes da cui è stato tratto lo spettacolo il Graal (2000) e il poema di John Milton da cui è stato tratto Paradiso (2004); per il regista romano ha anche scritto la sceneggiatura de Il colore bianco, spettacolo realizzato per Olimpiadi di Torino 2006.

I due ospiti invitati, sono due presenze significative nel panorama letterario italiano, e siamo sicuri che il nostro pubblico saprà regalare loro “accoglienza ed entusiasmo che è il migliore regalo per uno scrittore”, come ha scritto Pablo d’Ors dopo il suo incontro bergamasco estivo.

Commenti