Ovazione per Belisario


Il Belisario di Salvatore Cammarano e Gaetano Donizetti è opera ingiustamente poco o scarsamente rappresentata. Essa, oltre ad avere una trama che può ancora raccontare qualcosa agli spettatori moderni (fatta com’è di continui richiami ai miti di Laio ed Edipo), offre ai cantanti la possibilità di poter mettere in luce le proprie doti canore, dato che le parti principali si prestano al virtuosismo.
Inoltre, a differenza di altre ben note opere di Donizetti, nel Belisario le parti principali non sono quelle femminili, bensì quelle maschili: quella eponima e quella di Alamiro. A queste si affiancano quelle femminili di Antonina e Irene, rispettivamente moglie e figlia di Belisario.
Il (melo)dramma è tutto familiare, quasi paradossalmente borghese, per quanto, come detto, imbastito con il filo del mito e della leggenda.
Infatti, Belisario, vincitore sui barbari (i goti), trova ad attenderlo in Patria (Bisanzio) la cattiva sorte: la moglie, che lo tradisce con Eutropio, ha saputo da poco che Belisario, anni addietro, ha sacrificato un loro figlio ancora in fasce e decide di mettere in atto un piano che condurrà il marito alla rovina. 
Assieme all’amante, quindi, costruisce una falsa accusa di tradimento che farà sì che Belisario venga bandito da Giustiniano, nonostante l’accusato tenti di far cadere le false accuse e si discolpi dell’omicidio del figlo neonato, dicendo che un vaticinio aveva rivelato che il bambino, una volta adulto, avrebbe messo Bisanzio a ferro e fuoco. La condanna, però, viene confermata ed Eutropio, non contento della decisione di Giustiniano, completa la vendetta accecando Belisario. Il condottiero, ormai privo della vista, sarà guidato in esilio dalla figlia Irene.
In esilio Belisario incontra nuovamente sulla sua strada Alamiro, giovane prigioniero da lui liberato e adottato che, per vendicare l’inganno consumato ai danni di Belisario stesso, si è messo alla testa di un gruppo di barbari e sta dando l’assalto a Bisanzio. Durante l’incontro avviene l’agnizione: Alamiro altri non è che il figlio naturale di Belisario... Ma per Belisario e il figlio ritrovato non è tempo di festeggiamenti: bisogna portare la pace a Bisanzio. Sfortunatamente, il condottiero (seppur cieco), pur riuscendo a sedare la rivolta, viene ferito mortalmente e muore prima di poter perdonare la moglie ormai pentita del proprio tradimento.
Come si vede, la trama pesca a grandi mani sia dal mito di Laio ed Edipo, sia da una leggenda medioevale molto in voga nel XVIII secolo che voleva che Belisario fosse stato accecato da Giustiniano. La vicenda storica di Belisario è, paradossalmente, molto più complicata: in essa c’è anche spazio per il tradimento della moglie con... il figlio adottivo...
Ad ogni buon conto, al di là dell’aderenza della trama alla verità storica, va ribadito come essa riesca a tener viva l’attenzione del pubblico che, nonostante lo spettacolo presentato al Teatro Donizetti di Bergamo durasse complessivamente tre ore, non ha dato segni di insofferenza o stanchezza. 
Al contrario, al calar della tela, il pubblico ha dimostrato di aver gradito lo spettacolo onorando gli interpreti con una vera e propria ovazione (almeno alla replica di ieri pomeriggio, alla quale chi scrive ha assistito).
Merito non solo della trama, ma anche e soprattutto degli interpreti, primi fra tutti il potente Dario Solari (Belisario) e lo strepitoso Andeka Gorrotxategui (Alamiro). A fianco a loro le assai brave Donata D’Annunzio Lombardi (Antonina) e Annunziata Vestri (Irene). Giusto nominare anche Francesco Palmieri nel ruolo minore di Giustiniano.
La regia di Luigi Barilone nel complesso è stata buona, anche se si è avuta l’impressione che abbia saputo guidare bene i cantanti protagonisti ma non il coro, lasciato in scena ad assumere posizioni fisse di sfondo.
Molto applaudita la direzione del Maestro Roberto Tolomelli che ha reso bene la partitura potente e piena del Donizetti.
Belli i costumi dai colori caldi di Angelo Sala, non del tutto convincente, invece, come autore delle scenografie.
In conclusione, lo spettacolo è assai ben realizzato e si spera possa essere presentato al pubblico di altre piazze italiane ed estere.
Da vedere.