Belisario apre il Bergamo Musica Festial 2012


Egli è spento, e del perdono… la parola a me non disse… di mia voce udendo il suono forse in cor me maledisse… forse in cielo del fallo mio or m’accusa innanzi a Dio.. in eterno è a me rapita ogni speme di mercè”.

Antonina s’inchina così alla Storia che la vedrà dannata (o a sentirsi dannata?) per sempre.

L’intensa donna in verde, velata di nero, schiacciata dalla tragedia è la moglie di Belisario: l’eroe del melodramma composto da Gaetano Donizetti che venerdì 21 settembre ha aperto la settima edizione del Bergamo Musica Festival (replicata domenica 23).

Opera rara, recuperata da Gianandrea Gavazzeni nel 1969 al Teatro La Fenice di Venezia e l’anno successivo in scena proprio a Bergamo, Belisario è  capace di conquistare il pubblico per la potenza dei personaggi, l’insieme compositivo, la forte presenza del coro (perfetto a Bergamo), le complesse sfumature  alle voci.

Voci che in questo Belisario hanno risposto alla grande con uno strepitoso protagonista in Dario Solari, una perfetta Donata D’Annunzio Lombardi come Antonina (anche Madama Butterlfly BMF 2011), un sempre più amato Andeka Gorrotxategui (Pinkerton in Madama Butterly BMF 211) e Annunziata Vestri come Irene.

L’insieme vincente è dato dal lavoro sapiente del Direttore Roberto Tolomelli (assistente di Gavazzeni), ma soprattutto dalla sorprendente regia di Luigi Barilone, al primo incarico di tale portata. Barilone va a pescare nelle fonti iconografiche, testuali e musicali con rispetto, studio ed attenzione. Il regista si mette al servizio della musica e ne esalta la potenza e la bellezza con un lavoro svolto all’unisono con Angelo Sala per scene e costumi (dal Teatro alla Scala ora Responsabile artistico degli allestimenti del Teatro Donizetti di Bergamo).

La scena è scarna e tangente alle archietture giustinianee, le emozioni si toccano in occasione dei passaggi chiave. Il coro esalta la tragedia con movimenti studiati: da massa ieratico-bidimensionale-tardoantica nei momenti cruciali prende forma e, grazie allo spostamento dei piani, acquisisce tridimensionalità di pari passo con il crescere corposo della musica.

Il dramma diviene a tuttotondo.

Le luci di Claudio Schmid e le scelte dei materiali di Sala aiutano Barilone a distillare il dolore dei personaggi creando una dimensione vicina a quella dei sarcofagi tardoantichi: le posizioni sono studiate e senza nulla di sguaiato il dramma si fa pietas nel finale.

Toccante ed emozionante la morte di Belisario, trasportato e adagiato come il protagonsita di un “Compianto”. Attorno a lui, coperte con importanti veli neri a ricordare l’eleganza classica, le donne.

Ai suoi piedi Giustiniano, che ha lasciato l’abito e il regale copricapo-corona del primo atto (alla Piero della Francesca Le storie della vera croce di Arezzo in S.Fransceco), per inginocchiarsi da guerriero e amico ai piedi dell’eroe.

Resta sola, nel suo dolore e nella consapevolezza di un perdono mai concesso (per improvvisa morte di Belisario o per volontà?) Antonina che nel finale s’inserisce nella galleria delle grandi donne donizettiane cantando “Non ha speme il mio rimorso…non ha pianto il mio dolore…sin dai figli maledetta…”.



Prossimo appuntamento Maria Stuarda venerdì 12 ottobre ore 20.30, domenica 14 ottobre ore 15.30

Informazioni, trama delle opere, libretto, notizie, calendario iniziative www.bergamomusicafestival.it