L'antichità cornice dell'amore



Ostia Antica 1 agosto 2012

La cornice è quella dello straordinario Teatro Romano di Ostia Antica, lo spettacolo un classico come Romeo e Giulietta di W.Shakeaspeare nell’adattamento del regista Andrea Battistini.

Nome noto del teatro italiano, il regista sceglie di spingere la lettura del celebre testo verso un’interpretazione contemporanea. Dopo una prima parte in abiti coevi all’ambientazione originaria, infatti, gli attori con il trascorrere dei quadri e l’intensificarsi della vicenda drammatica vestono panni odierni, ad esplicitare anche visivamente il dramma di un dolore sempre attuale e sempre attuabile.

Il tentativo di Battistini è anche quello di usare, con alcuni tagli e rimaneggiamenti al testo, un linguaggio moderno con sottolineature-storpiature della componente scurrile e dissacratoria soprattutto delle figure della balia e di Mercuzio.

Attraverso una scena semplice e una serie di scatole cinesi, il regista si propone di rendere la “Rottura di un mondo sociale fondato verticalmente sul nome. Dio al principe, il principe al padre, il padre al figlio: una sorta di universo tolemaico che regola lo stato delle cose viene frantumato da una frase: “Che cosa vuol dire Montecchi?”. Io. Giulietta: A Te Romeo” (dalle note di regia).

Mentre il gioco impazzisce, i fatti cominciano a scorrere sempre più velocemente. Non c’è più tempo di fermarli: azione, istinto, amore e morte s’intrecciano inarrestabili fino all’ultimo sussulto trasformando la dolce  e fugace magia dell’innamoramento giovanile in una tragedia.

Riuscito nella parte drammatica, lo spettacolo – seppur frutto di evidente riflessione - manca nella capacità di resa della “leggerezza” insita nella parte iniziale della vicenda, forse proprio per la forzata scurrilità (prima) e drammaticità (poi), verso la quale Battistini indirizza Mercuzio: personaggio chiave invece per la sfumatura ironica intessuta nell’opera.

Ce lo ricordava già Calvino (Leggerezza, Lezioni Americane) che Mercuzio era capace di pensare in un modo diverso al resto della comunità che gli era attorno, di porre domande in modo inedito e che per questo era già sensibilmente moderno senza bisogno di forzature. Ancora Calvino inoltre ci ricordava come per rendere accessibile i temi della tragedia Shakeaspere usasse proprio Mercuzio come personaggio ironico (leggero) per farci capire come in assenza di ironia la tragedia si compia inevitabilmente.

E così è anche sul palco di Ostia, privi di ironia, ma piuttosto presi solo dalla passione Romeo e Giulietta scivolano nel gorgo degli eventi e della tragedia. Romeo e Giulietta compiono un percorso doloroso e complicato che li spinge, nel loro essere appena ragazzi, a diventare adulti, a compiere scelte, a generare sofferenze e a subirne altre. Attraverso il testo è percepibile ogni sfumatura della loro crescita, sul palco però in tal senso è efficace solamente il Romeo di Gabriele Maria Agnani, mentre la Giulietta di Francesca Agostini resta imprigionata negli infantilismi innocenti adatti alla prima parte.

Discreta la resa del resto della compagnia, suggestivo il finale allegorico con la luna che prende parola.





Il teatro di Ostia Antica restituito alla classicità.

L’esigenza di programmare nel Teatro Romani di Ostia Antica esclusivamente spettacoli classici che abbiano una comprovata valenza artistica e culturale è nato dalla volontà di restituire questo spazio alla sua naturale vocazione di punto d’incontro tra popoli, genti e culture. L’intento della direzione artistica di Pietro Longhi in accordo con la Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma, è quello di consentire al pubblico di apprezzare interamente lo splendore di questo spazio unico al mondo attraverso la fruizione di opere e di messe in scena consone all’incanto del luogo.



Il teatro romano, situato all'interno degli scavi archeologici di Ostia Antica, offre un'atmosfera estremamente suggestiva, specialmente nelle sere d'estate in cui vengono spesso organizzati spettacoli teatrali, concerti, cabaret e chi più ne ha piu' ne metta. Un posto decisamente da visitare.



La sua costruzione e' originaria dell'età di Augusto, un'iscrizione lo attribuisce ad Agrippa (morto nel 12 a.c.), genero e potente ministro dell'imperatore. Si tratta quindi di un edificio molto antico, che insieme al retrostante Piazzale delle Corporazioni, formava un grandioso complesso.

 Alla fine del II secolo Commodo fece ricostruire il teatro portandolo ad una capacita' di 4000 spettatori, dai ben 3000 che già erano. Seguirono poi altri restauri nel corso del tempo che ne alterarono ulteriormente la struttura.

Alla fine del IV secolo Ragonio Vincenzio Celso fece rafforzare il corridoio centrale d'ingresso sfruttando basi di statue prese dal Piazzale delle Corporazioni, ormai in abbandono e fece erigere una statua di Roma il cui piedistallo e' ancora visibile dietro il Ninfeo est. Il teatro venne inoltre adattato a colimbreta per spettacolo acquatici o 'tetinimi' (ancora a carattere nettamente pagano), nei quali si esibivano Nereidi e Ninfe della mitologia classica.



ROMEO E GIULIETTA di W. Shakespeare

Produzione Compagnia Lavia Anagni

Regia Andrea Battistini

Scene Carmelo Giammello

Costumi Andrea Viotti

Romeo Gabriele Maria Anagni

Giulietta Francesca Agostini




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