Emiliani protagonisti ironici a Letture Amene sotto il Berceau



Una scintilla e l’intesa tra autori emiliani e il pubblico di Letture Amene sotto il berceau è di nuovo distesa: merito di Ivan Levrini, Gino Ruozzi e Daniele Benati che ha dato vita ad una serata indimenticabile per l’ultimo appuntamento 2012 .

Levrini ha presentato il suo Semplici svolte del destino, ma ci sono anche stati gli approfondimenti di Gino Ruozzi e Daniele Benati per  Novelle stralunate dopo Boccaccio e Banchetti letterari (cibi, pietanze e ricette nella letteratura italiana da Dante a Camilleri).

Levrini, invogliato da Mimma Forlani, ha commentato alcune riflessioni sul tema della lingua: “Curarsi della lingua è come curarsi di un organo sensibile. Viviamo nella lingua, conosciamo e ci divertiamo attraverso di essa, perciò dire che alle parole seguano i fatti ha poco senso, è infatti grazie alle parole che viviamo i fatti”.

“Il questo libro – è intervenuto Daniele Benati – Levrini riporta proprio l’attenzione sulla precisione della lingua scritta, supera la tendenza a immettere l’oralità nella scrittura, ogni parola è precisa e scelta perché capace di avere una determinata sfumatura di significato. La lingua serve a definre alcuni temi importanti e tra essi in particolare emerge il lavoro che, ad esempio, è visto come risultato della realizzazione personale oppure come mezzo di definizione di se stessi. Questo è molto chiaro nella prima novella entro al quale il protagonista, affermato socialmente, rimette tutto in discussione per seguire una vecchia passione. Il lavoro è inoltre esperienza spirituale e formativa attraverso la sua dimensione fisica”.

Accanto al lavoro anche il passato, come slancio morale, e la politica rossa, come elemento di spinta e formazione per l’individuo, si delineano come elementi chiave del libro: “La storia ci viene a cercare, viene a prendere anche noi piccoli individui, così è successo anche ai miei protagonsiti, è successo ai nostri nonni, succede a noi. La storia in realtà è l’insieme delle relazioni che che abbiamo e degli eventi che viviamo e questi, inevitabilmente, finiscono per inserirsi in un piano più alto”.

Gino Ruozzi ha incalzato Levrini sul perché scrivere testi narrativi: “La narrativa – ha risposto Levrini- ti consente di stare nei fenomeni, di stare nella realtà e a volte la filosofia tende a farci distaccare troppo dal mondo: questa è la sua componente più affascinante”.


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