venerdì 15 giugno 2012

I Demoni di Posillipo

Angelo Petrella torna in libreria con Le api randage edito da Garzanti.
Si tratta di un romanzo ambientato a Napoli negli anni di Mani Pulite, nel quale viene raccontata la storia di una famiglia di grossi industriali del cemento. 
Attraverso la ricostruzione di come il patriarca di tale famiglia abbia conquistato il potere e la ricchezza (e Balzac sarebbe pronto a ricondare che “Dietro ogni grande fortuna c’è un crimine”), l’Autore tratteggia la Storia italiana dagli anni Settanta a Mani Pulite. Una Storia in cui la politica e la criminalità hanno stretto accordi per portare a termine affari sporchi a cui, agli inizi degli Anni Novanta del Novecento, un pool di magistrati ha tentato di mettere un freno...
Nel romanzo è evidente il legame che unisce in un tutt’uno gli industriali, i politici e gli appartenenti alla criminalità organizzata; ma anche certi magistrati e poliziotti. Tutti hanno in comune la sete di denaro e potere e la volontà di appagare tale sete a qualunque prezzo.
E il prezzo che, alla fine, il patriarca dovrà pagare per aver tentato l’impossibile è davvero elevato. Un conto che non si può saldare impunemente...
Ma il patriarca non è l’unico personaggio del romanzo di Petrella ad essere dominato da un demone. In realtà, tutti i protagonisti lo sono. Demoni che si chiamano sete di potere, di ricchezza, ma anche di verità e di giustizia. Demoni lussuriosi.
Demoni che bruciano i personaggi dall’interno e ne determinano le azioni, costringendoli a percorrere strade che hanno un’unica meta: il soddisfacimento della “sete” che li brucia (e non è forse un caso che i due figli maschi del patriarca sono degli alcolizzati: metafora di una “sete” che brucia in quanto inappagabile). Una “sete” che va placata, costasse anche la distruzione di sé e degli altri. Una “sete” che divora.
Ma non sono solo i Demoni a determinare la vita dei personaggi. C’è anche il Destino che interviene a sparigliare le carte... a scompaginare piani accuratamente preparati... E, allora, i personaggi devono far fronte agli imprevisti aggiungendo crimini e mistatti a quelli già commessi, in una spirale che si concluderà solo con un grande falò purificatore... Un fuoco, dunque, che da metaforico (la “sete” che brucia di cui si è detto) si fa, sul finale, reale e che, narrativamente, torna, per questo, a essere metaforico...
Il racconto di Petrella scorre come un grande fiume americano, solo all’apparenza calmo e navigabile senza pericoli, ma, in realtà, impetuoso e a volte interrotto da rapide e mulinelli. La lingua usata da Petrella nel romanzo, infatti, a differenza di quella di Nazi Paradise, è volutamente pacata e nasconde un ritmo sostenuto (in cui i colpi di scena sono mulinelli narrativi) e artifici che richiamano la scrittura cinematografica (si veda l’incipit di alcuni capitoli) e la fotografia. Come altro definire, infatti, se non “scatti fotografici” le rapide descrizioni di alcune situazioni attuate, soprattutto nella prima parte del romanzo, per mezzo dell’accostamento di tre brevissime frasi? Si veda, per tutti, quella che segue: “Lukas lo fissò incredulo. Lukas sorrise sarcastico. Lukas gli diede del tu”. Tre shots! (in inglese sia scatti fotografici, sia spari)...
Un romanzo, Le api randage, che testimonia della maturità letteraria di Angelo Petrella.

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