I Locatelli saga d'artisti dalla bottega di famiglia alle collezioni d'oriente

Suggestivo è il pannello che all’ingresso accogli i visitatori immergendoli immediatamente nel concettto portante dell’intera esposizione alla scoperta delle vicende artitiche della famiglia Locatelli protagonista tra arte e restauro del ‘900 lombardo ed italiano:

C’è la Bergamo di alta civiltà artistica, quella della benemerita Scuola tantoni e dell’Accademia Carrara, in cui nel ‘900 si avvicendano grandi maestri e una schiera importante d’allievi.

E c’è una famiglia,, i Locatelli, che in arte si fa piccola dinastia, caso eccellente di una cultura di bottega in cui il mestiere è sapienza condivisa e trasmissibile, e di generazione in generazione si evolve, insieme “modernamente antica e anticamente moderna”.

Le due vicende si intrecciano strettamente, indissolubili, a raccontare il caso singolarissimo non del trapasso della cultura di bottega alla modernità dell’insegnamentoe delle istituzioni artistiche, ma della loro convivenza armonica per alcuni decenni decisivi, quella che fanno da ossatura all’arte tutta del ‘900” ((Flaminio Gualdoni, curatore della mostra).

Nello Spazio Viterbi della sede della Provincia di Bergamo oltre 100 opere tra dipinti, sculture, disegni e studi per affresco, raccontano l’appassionante e complessa vicenda della bottega artistica della famiglia Locatelli che, tra il XIX e il XX secolo, produsse ben tre generazioni di artisti.

Le vicende dei Locatelli, ben documentate dall’esposizione, costituiscono un caso esemplare del ruolo della bottega artistica come luogo di trasmissione del mestiere di padre in figlio.

La mostra è tanto stimolante che ora si apre un ulteriore indirizzo d’indagine: sarebbe interessante infatti indagare il ruolo e la consistenza delle maestranze.

Ad ingresso gratuito, la mostra è un’occasione da non perdere per comprendere il ruolo di una famiglia d’artisti che ha segnato profondamente l’intero territorio bergamasco, ma che ebbe successo anche sul piano nazionale ed internazionale.

Composta da personaggi dal carattere forte, così come ci spiega con passione Michele Locatelli oggi erede della famiglia, il nucleo dei Locatelli proprio sulla forza e sull’audacia dei suoi componenti seppe lasciare tracce anche sul panorama internazionale ad esemmpio con i viaggi di Romualdo nel sud est asiatico e le esperienza parigine di Luigi (Bigì).

La mostra, curata da Flaminio Gualdoni, è ideata e coordinata da Daniela Locatelli, figlia del pittore Raffaello, ed è realizzata dall’Associazione Culturale Amici dei Locatelli Figli d’Arte.

L’itinerario espositivo, progettato dallo Studio di Architettura Marrucchi Locatelli,  riunisce un centinaio di opere, tra dipinti, sculture, disegni e studi per affresco, presentando per ciascun autore opere selezionate perché rappresentative del suo linguaggio espressivo o perché si sono aggiudicate premi o riconoscimenti, ma anche lavori mai esposti al pubblico.

Foto d’archivio, video, strumenti del “mestiere”, accompagnano inoltre nel vivo del racconto del lavoro di ricerca e di studio della bottega.

Tra decoratori, pittori e scultori, la famiglia Locatelli, tra il XIX e il XX secolo, ha regalato all'arte bergamasca e lombarda ben tre generazioni di artisti che si formano nel "laboratorio" avviato da Giuseppe "Steenì" Locatelli alla fine del XIX secolo.  Tutti e nove gli artisti, compresi quelli che arrivarono a farsi apprezzare anche lontano dalla terra d’origine, appresero il mestiere collaborando alle opere commissionate alla bottega, per poi differenziarsi nelle scelte delle esperienze, nell'operosità e nel destino.  Un articolato albero genealogico, quello dei Locatelli, che trova il suo elemento di continuità nella cultura di bottega.

I Locatelli son stirpe, in pittura, e per un tempo non breve bottega. In cui non solo è il mestiere a tramandarsi, ma primariamente una sapienza, e un amore. Che lungo l’arco di tempo teso tra i due secoli passati una famiglia d’artisti abbia proliferato, dando al mondo personalità diverse e assai individuate, ma accomunate a un tempo da una trama indissolubile di rapporti fabrili e stilistici oltre che di sangue, è fatto unico nella modernità, evocante piuttosto la memoria dell’antico artista artifex, tra Medioevo e Rinascimento. Ognuno dei Locatelli è autore dotato d’una sua specifica, fragrante qualità: ma tutti insieme danno vita a una vicenda esemplare, che consente di leggere in filigrana il corso dei grandi passaggi generazionali, e culturali, tra Otto e Novecento (Flaminio Gualdoni, curatore della mostra).

Il primo a fare dell’arte il proprio mestiere è Giuseppe Locatelli detto Steenì (?-1917), capostipite di due famiglie: quella di Luigi, detto Steenì II (1883-1928), affrescatore di chiese e pittore, padre di Romualdo, Raffaello e Stefano, e quella di Giovanni Battista (1884-1923), che decorava con motivi liberty le case private bergamasche, padre di Luigi detto Bigì, Ferruccio e Orfeo.

Romualdo (1905 - 1943) è forse l’artista più conosciuto della stirpe dei Locatelli nel panorama nazionale e internazionale. Debutta assai precocemente sia sui ponteggi dei cantieri decorativi paterni, sia nelle mostre cittadine, quindi trasferisce il suo atelier prima a Milano e poi a Roma, dove si afferma soprattutto come autore di temi esotici e come ritrattista. Dipinge per il Vaticano ed esegue ritratti ufficiali per casa Savoia prima di partire per l’Estremo Oriente, prima a Java a poi a Bali, dove acquisisce rapidamente una prestigiosa committenza internazionale. Alla scoppio della guerra mondiale raggiunge Manila dove, nel 1943, scompare senza lasciar traccia durante una partita di caccia.

Raffaello (1915-1984), di dieci anni più giovane del fratello Romualdo, amante del colore dolce e malinconico, assimila l’insegnamento di Cézanne con freschezza moderna; pittore eminentemente da cavalletto, è uno dei protagonisti della grande stagione italiana dei premi degli anni ’50, in cui si distingue come paesaggista e ritrattista.

Stefano (1920-1989), unico scultore della famiglia, dà vita a imponenti monumenti come la statua di Papa Giovanni XXIII, gli viene affidata la cattedra di ornato e modellato presso il Liceo Artistico Statale di Brera - sezione di Bergamo, che terrà per dodici anni.

Luigi detto Bigì (1904-1983) dipinge per pochi anni, lasciando opere degne di nota tra Bergamo e Parigi.

Ferruccio (1906-1966), grande amico di Giacomo Manzù con il quale condivide un soggiorno a Parigi, sperimenta diversi linguaggi artistici, sino a realizzare una serie di prove in chiave astratto-lirica.

Orfeo (1919 - 2000), infine, senza abbandonare il figurativo, esprime una pittura  istintiva ridotta all’essenziale, conquistando numerosi riconoscimenti nella stagione dei premi nazionali degli anni ’50. E’ docente prima alla Scuola Fantoni, poi al Liceo Artistico cittadino fino al 1977.

La mostra è accompagnata dalla pubblicazione del volume monografico “I Locatelli”, a cura di Flaminio Gualdoni (Ed. Bandecchi & Vivaldi) , che raccoglie testimonianze di Fernando Noris, Fernando Rea, Lino Lazzari, Amanzio Possenti e indaga anche il periodo di decorazione parietale, “a fresco” o  “a tempera”, principale attività della bottega ai tempi di Luigi Steenì II, oltre a presentare per la prima volta opere mai riprodotte, come le opere provenienti dalle collezioni orientali.

I LOCATELLI

Dalla bottega di famiglia alle collezioni d’Oriente

Bergamo – Palazzo della Provincia, Spazio Viterbi, via Torquato Tasso 8

9 marzo – 29 aprile 2012

Orari: venerdì 9 marzo 10-12 e 16-19; martedì-venerdì 16-19; sabato, domenica e festivi 10-12 e 16-19.

Ingresso gratuito


I LOCATELLI: NOTE BIOGRAFICHE

Giuseppe Locatelli, detto Steenì (? - †1917)

Scarse sono le notizie relative a Giuseppe, fondatore della bottega di famiglia. Pittore e decoratore, è conosciuto con il nomignolo di “Steenì” per il vezzo dialettale di chiamare con questo appellativo, equivalente a “Stefanino”, tutti i propri collaboratori.

Cresce in bottega i figli Luigi e Giovanni Battista.

Luigi Locatelli, detto Steenì II (1883 - 1928)

Primogenito di Giuseppe, ne eredita il nomignolo. Si forma alle arti decorative, oltre che nella bottega di famiglia, alla Scuola d’arte applicata all’industria Andrea Fantoni di Bergamo.

Risale al 1914 la prima opera documentata, la decorazione delle vele e dei costoloni della chiesa di San Giovanni nei Boschi a Scanzorosciate, nel Bergamasco. Lavora inoltre nella chiesa di Collepiano ad Adrara San Martino e, con la collaborazione del primogenito Romualdo, in quelle di Villongo San Filastro, 1919, San Felice al Lago, 1922, Boccaleone, 1923, Ornica e Santa Brigida, 1924, Sovere, 1925. Tra gli ultimi suoi lavori figura l’affresco della volta della Chiesa di S. Alessandro in Prezzate a Mapello nel 1926-1927, prima della rovinosa caduta da una impalcatura che ne causa la morte, di poco successiva, nel 1928.

A fianco della pittura murale si colloca un’intensa attività di cavalletto, in cui dominano paesaggi e nature morte di vigoroso realismo.

Giovanni Battista Locatelli (1884 - 1923)

Secondogenito di Giuseppe, esplica la sua attività di decoratore tanto nell’ambito dell’arte sacra quanto lavorando in edifici privati, con una sua tipica declinazione del gusto liberty dominante.

È inoltre apprezzato restauratore.

Notevole e non secondaria è la sua attività nel teatro dei burattini, con cui consegue una solida fama locale.

Luigi Locatelli, detto Bigì (1904 - 1983)

Figlio di Giovanni Battista, frequenta con il cugino Romualdo i corsi di Ponziano Loverini all’Accademia Carrara.

Ancor prima di aver compiuto i vent’anni inizia a lavorare per il gallerista Zecchini di Milano, ma la sua stagione artistica si esaurisce in breve tempo. Intorno al 1930 ha una crisi creativa e si trasferisce a Parigi con il fratello Ferruccio e con l’amico Giacomo Manzù, senza tuttavia ritrovare una chiave espressiva individuata.

Dopo dieci anni torna in Italia e si stabilisce a Bologna, ove si dedica al restauro.

Romualdo Locatelli (1905 - 1943)

Primogenito di Luigi Steenì II,  debutta assai precocemente sia sui ponteggi dei cantieri decorativi paterni, sia nelle mostre cittadine.

Dopo gli studi alla Scuola Fantoni, è allievo di Ponziano Loverini all’Accademia Carrara.

Il successo dell’opera  IL Dolore alla “Mostra triennale di scoltura e pittura all’Accademia Carrara” e alla “Biennale di Brera”, lo convince a prender studio a Milano, intercalando l’attività d’atelier con frequenti viaggi. Nel 1929 tiene le prime mostre personali alla Bottega d’Arte di Bergamo e alla Galleria Bardi di Milano.

Si trasferisce in seguito a Roma, dove si afferma soprattutto come autore di temi esotici e come ritrattista: in occasione della personale del 1938 allo Studio Jandolo, Roma, ottiene la commissione ufficiale dei ritratti di Vittorio Emanuele e Maria Pia, rampolli di casa Savoia.

Nel 1939 si trasferisce a Java, e subito dopo a Bali, dove acquisisce rapidamente una committenza internazionale di prim’ordine, testimoniata da una personale alla Doughtitt Gallery di New York nel 1941. Allo scoppio della guerra mondiale passa a Manila. Durante l’occupazione giapponese, il 24 febbraio 1943 scompare senza lasciar traccia durante una partita di caccia.

Ferruccio Locatelli (1906 - 1966)

Figlio e allievo di Giovanni Battista, studia con Ponziano Loverini alla Carrara.

Debutta nel 1929 con una personale alla Pro Arte di Bergamo, e subito si trasferisce con il fratello Luigi Bigì e con Giacomo Manzù a Parigi.

Rientrato in Italia, passa da Milano a Roma a Bergamo sempre sperimentando linguaggi artistici, sino a realizzare una serie di prove in chiave astratto-lirica.

Raffaello Locatelli (1915 - 1984)

Figlio di Luigi Steenì II, di dieci anni più giovane del fratello Romualdo, si forma anch’egli alla bottega paterna, poi alla Scuola Fantoni e alla Carrara, nell’aula di Contardo Barbieri.

Presente alle edizioni del “Premio Bergamo” sin dal 1939, nel 1946 con il Cristo deriso ottiene il primo premio, ex-aequo con una Crocifissione di Aligi Sassu, alla “Mostra d’arte sacra” di Bergamo, e sempre a Bergamo debutta con il fratello Stefano in una personale alla Galleria Tamanza.

Pittore eminentemente da cavalletto, è uno dei protagonisti della grande stagione italiana dei premi degli anni ’50: è al “Michetti” dal 1949 al 1958, alla VI e VII Quadriennale di Roma del 1951-1955, al “Marzotto” tra il 1953 e il 1957, al “Golfo della Spezia” nel 1953, 1954 e 1957, al “Suzzara” nel 1953, 1954, 1956, a molti altri ancora, ottenendo numerosi premi.

Soprattutto paesaggista e ritrattista, nell’età matura tiene personali importanti alla Galleria Ponte Rosso di Milano, 1970 e 1974.

Orfeo Locatelli (1919 - 2000)

Figlio di Giovanni Battista, dopo aver ricevuto i primi rudimenti nella bottega di famiglia, in particolare dai fratelli Luigi BigìFerruccio, si forma con Contardo Barbieri all’Accademia Carrara, e già nel 1939 prende parte alla prima edizione del “Premio Bergamo”.

Al 1956 data la prima personale alla Galleria della Rotonda in Bergamo, che fa seguito a numerosi riconoscimenti ottenuti stagione dei premi nazionali degli anni ’50.

Appassionato di musica, suona il pianoforte, componendo anche canzoni e poesie. È docente prima alla Scuola Fantoni,  poi al Liceo Artistico cittadino fino al 1977.

Stefano Locatelli (1920 - 1989)

Ultimogenito di Luigi Steenì II, riceve i primi insegnamenti dal fratello Romualdo. Inizia a lavorare nello studio bergamasco di Gianni Remuzzi, che lo avvia alla scultura. Frequenterà in seguito l’Accademia a Verona, durante il servizio militare.

Espone in pubblico sin dal 1935, e nel 1938 la sua terracotta Adolescente viene acquisita dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Nel 1946 tiene la prima personale con il fratello Raffaello alla Galleria Tamanza di Bergamo, per dedicarsi in seguito soprattutto a opere pubbliche e su commissione.

Le sue prove maggiori sono la Via Crucis per la Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo, iniziata nel 1953, la statua monumentale di Giovanni XXIII per il  Seminario di Bergamo, 1965-1968, il Monumento ai caduti per Cisano Bergamasco, 1968.

Nel 1966 gli viene affidata per chiara fama la cattedra di ornato e modellato presso il Liceo Artistico Statale di Brera, sezione di Bergamo, che terrà per dodici anni.

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