Ceresa pittore lombardo tra realtà e devozione

Specchio discreto del Seicento bergamasco Carlo Ceresa fu protagonista di un’avventura artistica che lo portò ad essere fedele testimone di un mondo attraversato dalle inquietudini della peste e della povertà, eppure capace di reagire sollecitato dalle risorse di una cultura religiosa profondamente radicata.
La vicenda umana ed artistica di Carlo Ceresa rende manifesta la sorprendente dignità culturale di un pittore che coltivava, entro i confini del territorio locale, una forza del tutto personale capace di portarlo a traguardi di elevata qualità sia in campo di figurazione religiosa che nella ritrattistica.
La mostra Carlo Ceresa. Un pittore del Seicento lombardo tra realtà e devozione (10 marzo -24 giugno, Bergamo Museo Bernareggi e Accademia Carrara) offre una nuova panoramica su questo artista che grazie ad un’attenta ricognizione territoriale, accurati ed intelligenti studi scientifici e ad un’importante campagna di restauri, apre nuovi confini d’interpretazione e d’attribuzione del catalogo ceresiano.
L’esposizione organizzata in positiva e stretta sinergia da Accademia Carrara e Museo Bernareggi si divide sulle due sedi di questi musei.
La prima parte, con sede al Bernareggi in via Pignolo 76 a Bergamo, è dedicata agli esordi di Ceresa e al suo studio, autodidattico, sulle stampe tardo manieriste come fonte d’ispirazione per le proprie opere.
La seconda, con sede alla GAMeC in via S.Tomaso 52 a Bergamo a 200 metri dall’altra sede, entra nel vivo della carriere di Ceresa e tra ritratti e pale d’altare documenta l’intera attività del pittore instaurando raffronti con gli artisti a lui contemporanei e con altri ai quali Ceresa stesso è legato dal fare artistico.
Francesco Frangi, curatore insieme a Simone Facchinetti e a Giovanni Valagussa, illustra il percorso commentandone i passaggi fondamentali: “In tempi moderni Carlo Ceresa è stato portato alla luce dalla grande mostra I pittori della realtà organizzata nel 1953 da Roberto Longhi a Palazzo Reale a Milano dove era considerato insieme a Baschenis, grazie alla propria ritrattistica, artista capace di resistere all’ondata barocca mantendo la pittura lombarda legata alla sua principale caratteristica: il naturalismo.
Nel 1983, ancora dopo 30 anni, a Bergamo in Palazzo Moroni vi fu una grande mostra e oggi a quasi 30 anni arriviamo a questo novo capitolo”.
Vi sono delle novità : “Molte si trovano – continua Frangi – nella prima parte al Museo Bernareggi. Qui si documentano gli esordi sacri del pittore che nel nasce a S.Giovanni Bianco nel 1609 e comincia la sua carriera imparando dalle stampe che riproducevano opere tardo manieriste. In queste sale abbiamo appunto un confronto serrato tra tele e stampe: un aspetto della produzione del pittore che la mostra dell’83 non indagava.
Lo stesso avviene con i primi ritratti (già nella sede GAMeC), attorno al 1630, dove troviamo una personalità già definita basata sulla forza del carattere e sull’intonazione realista. Ci addentriamo in un confronto con Moroni e da lì il percorso espositivo si fa ricco in un andamento progressivo tra cronologia e temi, ma regalando approfondimenti anche sulle committenze dell’artista.
I paralleli procedono tra Ceresa e il Maestro del 1633 per la ritrattistica, tra Ceresa e il suo ideale artistico Daniele Crespi, tra Ceresa e Baschenis, tra Ceresa e Genovesino, e in conclusione tra Ceresa e Fra Galgario.
Nello Spazio 0, sempre in GAMeC, abbiamo invece allestito una panoramica della pittura barocca a Bergamo negli anni di Ceresa per mettere tali opere a rapporto con l’unicità meditativa, sospesa, intensa e reale della Crocifissione di Mapello, capolavoro che il pittore di S.Giovanni Bianco realizzò nel 1641”.

Entusiasmo anche nelle parole di Claudia Sartirani, Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo: “Questo è un appuntamento di alto livello frutto, di un grande lavoro di ricerca. Ceresa è un pittore nato in condizioni difficili, ma che grazie alla tenacia e all’amore per l’arte ha raggiunto obiettivi importanti. Deve essere esempio per noi e i giovani. La mostra è anche il traguardo di un lavoro di condivisione tra istituzioni, Museo Bernareggi e Accademia Carrara, una tappa verso la nostra candidatura a Bergamo capitale europea della cultura per il 2019”.

Giovanni Milesi, Assessore alla Cultura della Provincia di Bergamo, aggiunge: “Il primo incontro di progettazione è stato nel dicembre del 2009, dopo molto lavoro e superando tante difficoltà raggiungiamo un traguardo straordinario per tutto il territorio”.


In mostra sono presenti oltre 100 opere suddivise nelle seguenti sezioni:
1. La giovinezza di Carlo Ceresa e il tirocinio sulle stampe
2. L’eredità di Giovan Battista Moroni
3. Carlo Ceresa ritrattista e il Maestro del 1633
4. La prima maturità e la scelta di un modello: Daniele Crespi
5. Pittura Barocca a Bergamo
6. Pittura e devozione tra pubblico e privato
7. Carlo Ceresa ritrattista dell’aristocrazia bergamasca
8. Carlo Ceresa ritrattista, tra Baschenis e Genovesino
9. L’eredità di Carlo Ceresa
10 MARZO- 24 GIUGNO 2012

Accademia Carrara/GAMeC via San Tomaso, 53 – Bergamo – tel. 035 270272 035 270272
Museo Adriano Bernareggi Via Pignolo, 76 – Bergamo tel. 035 248772 035 248772
Orari: da martedì a domenica 10/19; giovedì 10/22; lunedì chiuso

Per le scuole è possibile anticipare l’apertura su richiesta info@mostraceresa.it www.mostraceresa.it

Ingresso: intero: 9 euro Ridotto: 6 euro Gruppi scuola: 2,50 euro Famiglia: 15 euro

Prenotazioni visite guidate e laboratori dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 18 Cobe Direzionale Spa tel. 035 218041 e 035 218041



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