mercoledì 8 febbraio 2012

Classico e graffiante Molière al Teatro Donizetti di Bergamo


Argante è solo nella sua stanza, seduto al tavolo, e sta calcolando l’ammontare delle parcelle del Farmacista. Parlando tra sé comincia : “Tre e due cinque, e cinque fanno dieci, e dieci fanno venti. Tre e due cinque. In più, a partire dal giorno ventiquattro,un clisterino infiltrante, propedeutico ed emolliente, per ammorbidire, umettare e rinfrescare le viscere del Signore”, la lista dei farmaci è lunga e quella dei presunti-ipocondriaci mali del protagonista ancora di più.

Si apre così, con una luce piena su Paolo Bonacelli Il malato immaginario di Molière, messo in scena dal Teatro di Bolzano, sul palco del Teatro Donizetti per la Stagione di Prosa 2012 fino a domenica 12 febbraio.

Scritta nell'ultimo anno di vita di Molière (1673), la commedia è intrisa di realismo. Lo stesso protagonista, che si presenta come un classico personaggio farsesco, pronuncia a tratti affermazioni lucide e ragionevoli, mostrando un cinismo e una disillusione che tradiscono le amare riflessioni dello stesso Molière. L'autore infatti  approfitta delle occasioni comiche offerte dalla trama per introdurre in modo inaspettato un'aspra denuncia della società a lui contemporanea.

Nell’opera si rintracciamo struggenti note autobiografiche: l’autore che interpretava in prima persona Argante morì il 17 febbraio del 1673 al termine di una rappresentazione. Dalla sua opera emergono paure autentiche e allucinazioni perfettamente fuse in un congegno comico che il regista Bernardi sceglie di sottolineare con velature oniriche, volte a suggerire il fondo crudele del Malato. E proprio nelle vesti del Malato Paolo Bonacelli dà ad Argante una fragilità infantile ed un cinismo spaventoso.

Certo è feroce lo sguardo di Molière in punto di morte, contro i medici rapaci e contro la corte per cui lavorava, ma diventa altrettanto graffiante anche lo sguardo del Malato di Bonacelli che si fa vittima per esercitare il potere, bisognoso per misurare le altrui capacità, debole nella salute per irridere all’inadeguatezza degli altri.

Tutto è godibile sul versante comico, quanto inquietante sotto il profilo della dimensione drammatica in cui si rovescia il senso del comico.

La compagnia ci consegna uno spettacolo brillante, ma senza forzature. Tonina, la serva, è una pimpante Patrizia Milani, più che efficace è Roberto Tesconi nell’interpretazione del viscido ed invasato dottor Purgon. Lo spettacolo è più che buono e noi riscopriamo l’intatta freschezza di un classico.

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