Carlo Scarpa e il racconto architettonico del negozio Olivetti diVenezia


La partitura cromatica come qualcosa di necessario: un grigio con un sospiro di viola;  il vibrare dello spazio nei confronti della luce; l’acqua; il cemento; le profilature d’oro e la scala che si disgrega al ritmo del passo: è il negozio Olivetti di Piazza San Marco progettato da Carlo Scarpa oggi di nuovo friubile e valorizzato grazie all’intervento del FAI.

Progettato attorno al 1955-56 il Negozio Olivetti è uno dei capolavori che l’architetto veneziano realizzò tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, scrivendo uno dei capitoli più raffinati della storia dell’architettura del Novecento. Straordinari restauri, tra cui il primo piano della Fondazione Querini Stampalia a Venezia, e molti allestimenti museali, come quelli della Gipsoteca Canoviana a Possagno, della Galleria Nazionale di Sicilia a Palermo e di Castelvecchio a Verona, furono al centro della sua attività in artistica e progettuale in quegli anni e a seguire.

Dopo aver ricevuto alla fine del 1956 il Premio Olivetti per l’architettura Scarpa, nei due anni seguenti, sistemò sotto i portici delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco il negozio destinato ad accogliere le esposizioni dei prodotti dell’industria, per i quali Adriano Olivetti immaginò di realizzare un “biglietto da visita”.

Intervenendo sui paramenti esterni, sulle vetrine e ridisegnandone gli spazi interni, Scarpa si avvalse di sapienti tecniche costruttive con le quali mescolò materiali tra i più ricercati: marmi e pietre, marmorini e superfici in calce e a mosaico, diverse essenze di legno, metalli e cristalli. Eccezionale per il valore storico e per la sua irripetibile qualità, per alcuni anni il Negozio Olivetti restò nell’oblio e nel degrado. Ora, dopo il completamento dei restauri commissionati dalla proprietà, testimonia il risultato di un felice recupero, da non considerarsi scontato.

I dettagli costruttivi sollecitano in modo l’attenzione e la curiosità dei visitatori. Chi vi entra viene accolto da una luce inaspettata, che filtra attraverso le ampie vetrine ombreggiate, in un gioco di trasparenze e riflessi. Sulla sinistra dell’ingresso, ben visibile anche dall’esterno, troviamo una scultura di Alberto Viani, che si specchia nell’acqua raccolta dalla pozza scavata nella lastra e che ci ripropone un altro item scarpiano. I pavimenti sono resi traslucidi dall’inserimento nella pasta di posa di tessere colorate, disposte secondo un motivo che pare ispirato da una composizione di Paul Klee, ma nulla toglie anche al ricordo dei vetri venziani e muranesi.

Il negozio, come è stato scritto, è un “racconto architettonico che si offre in ogni suo particolare, frutto di un’arte di uno sperimentare senza timore del paradosso, di un ricercare avverso ai luoghi comuni. Un intreccio di valori che noi e il nostro tempo rischiamo di dimenticare, ignorare e perdere e di cui questo negozio è tra i documenti più preziosi” (Francesco Dal Co, Il Negozio Olivetti in Piazza San Marco e la conservazione delle opere di Carlo Scarpa, in Francesco Dal Co e Lucia Borromeo Dina (a cura di), Negozio Olivetti, Milano 2011).

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