La relazione atipica tra Holmes e Watson


Sherlock Holmes. Gioco di ombre firmato da Guy Ritchie con Robert Downey Jr. (nel panni di Holmes) e Jude Law (in quelli di Watson) dà seguito alla prima avventura portata sullo schermo dal regista e dai due attori. Il pericolo di cadere nella stanca ripetizione era in agguato, ma il nuovo film è, non solo sicuramente degno del primo, ma, forse, addirittura superiore. 
Il fatto è che, ormai, gli spettatori conoscono la rilettura dei personaggi voluta dal regista e questi ha potuto farne un approfondimento, non mancando di aggiungere un personaggio in più che ha dato un tocco di novità e piacevole sorpresa alla trama: “l’altro Holmes”, ovvero, il fratello maggiore di Sherlock, impersonato dal grande Stephen Dry, indimenticabile protagonista del film Wilde.
L’avventura in cui sono coinvolti Holmes e Watson è resa sullo schermo in modo assai dinamico: i due ricordano (con richiami visivamente espliciti) i protagonisti di Mission Impossible e di James Bond (specie nella sequenza del castello svizzero). Ciò, però, non impedisce al regista di sviluppare la “relazione atipica” (così come la definisce Holmes nel film) tra i due amici: superato lo shock causato dal matrimonio dell’amico, Holmes riesce a ristabilire un legame forte con Watson. I due, tra l’altro, sembrano dichiarare molto platealmente il loro legame nella sequenza del ballo nel castello, durante la quale non hanno alcuno scrupolo a danzare assieme (non causando alcun tipo di reazione sdegnata o divertita tra i presenti)... Precedentemente, Watson era, lottando, finito tra le cosce di Holmes travestito da donna... Chiari, espliciti, riferimenti al fatto che il loro legame va oltre la semplice amicizia... Una fisicità, la loro, che è cementata da un sentimento forte che, porta il dottor Watson a una reazione assolutamente non professionale (ma da “vedova”) quando crede che Holmes sia morto.
Notevole, poi, il fatto che Holmes, in questo film, commetta un errore di valutazione macroscopico che gli impedisce di salvare diverse vite umane. Un errore che lo rende, paradossalmente, più umano agli occhi del pubblico.
Un film di cui si consiglia la visione anche per le ottime prove di attori dei due protagonisti, spalleggiati da un cast tutto all’altezza.