Originale e divertente al lettura de La Cecchina al BMF 2011


Scenda Cupido, dio degli amori
gli amanti cuori venga a legar.
E il bel diletto d’un vero affetto no, non si veda mai terminar
E' questo il lieto finale tratteggiato da Carlo Goldoni nel libretto de La Cecchina ossia la Buona figliola messo in musica da Niccolò Piccinni, terzo titolo del Bergamo Musica Festival (25-27 novembre).

Una conclusione positiva che vede comporsi definitivamente l’amore di Cecchina e del Marchese della Conchiglia, quella della Marchesa e del fidanzato Cavaliere, e delle coppie comiche Pauluccia-Tagliaferro (soldato tedesco che riconosce in Cecchina una baronessa), Sandrina-Mengotto. Tutto questo al termine di una vicenda scossa dallo scandalo sociale del possibile matrimonio del marchese con una “sposa vile” (non nobile), e pervasa dalla sofferenza di Cecchina estromessa dall’ordine sociale, da invidie e da ripicche.

Un quadro complesso, teso eppure ironico e divertente che fece de La Cecchina l’opera giocosa storicamente più rappresentata nel Settecento.

Autore del libretto fu Carlo Goldoni che fece riferimento al romanzo Pamela di Samuel Richardson dove la protagonista di bassa estrazione sociale, grazie alla sua profondità d'animo, sposa un nobile di rango compiendo un gesto rivoluzionario per l’epoca.

L'inconsueta ascesa sociale della giovane avrebbe però urtato la sensibilità italiana di quel periodo e per questo Goldoni, riprendendo il soggetto - inizialmente per la commedia Pamela nubile (1750) e solo in un secondo tempo per il libretto di Cecchina (1756) - fa sì che l'umile ragazza giunga a prestigiose nozze non tanto per le sue qualità personali ma perché viene scoperta la sua nobile nascita.

Anche nell’opera  Cecchina mantiene il ruolo di giardiniera di casa ma nell'allestimento bergamasco, seppur nel rispetto del testo, quando si alza il sipario per il pubblico cominciano le sorprese. Non ci si ritrova entro un ampio, ma scenicamente rigido, parco bensì in una città d’inizio secolo con riferimenti agli USA e all’Europa degli anni ’20.

Una scelta voluta dal regista Bellotto che ha riflettuto attentamente sulla volontà di Goldoni di creare un testo capace di coinvolgere emotivamente gli spettatori a lui contemporanei. Allo stesso modo Bellotto ha trovato ideale il mondo degli anni Venti del Novecento: l’ultima epoca a noi nota in cui gli ordinamenti sociali rispondevano ancora i meccanismi utilizzati da Goldoni.

Quella di Bellotto è una regia ironica, divertente e divertita e allo stesso tempo piena di stimoli nuovi per il pubblico.

Interessante e attenta è la ricostruzione delle figure dei servi con riferimenti anche all’iconografia (sul tema Below stairs: ‘400 years of servants portrait Giles Waterfield, Anne French, Mathew Craske. Londra: National Portrait Gallery c.2003) che ben si sposa al lavoro di Goldoni che nel libretto usa diversi registri linguistici in abbinamento al rango sociale dei personaggi.

Gli attori sono grintosi: la Marchesa è una viziata un po’ pazza alla Rossella O’Hara, Pauluccia cita la Mamy di Via con Vento, efficace è il Marchese en travesti di Sandra Pastrana.

Sorprendente è la scelta di utilizzare il cinema degli anni ‘20 come filo conduttore di tutta la vicenda: dall’apertura in abbinamento all’ouverture, alla scena entro la quale il Marchese svela a Cecchina la sua origine nobile e le ricorda il loro amore, fino all’aria di Mengotto che osanna tutte le donne come buone compagne di vita.

Filmografia, costumi e scene s’integrano in un gioco di squadra riuscito grazie alla collaborazione con il geniale Carlos Tieppo (abiti), Massimo Checchetto (scenografia) e alla figura del clochard interpretato da Tiziano Ferrari.

Il cinema avvolge tutto con personalità ricordandoci, in sottofondo, l’origine veneziana dello spettacolo: Teatro La Fenice 2007 a celebrare il genio di Goldoni.

Commenti