LUBOK: L’ARTE E’ TESTIMONE DELLA VITA RUSSA


Lubok è una parola russa che deriva da tiglio: il legno morbido utile per realizzare i modelli xilografici con i quali venivano realizzate le stampe popolari russe.

Lubok è dunque una parola che nelle sue radici custodisce il segreto di una tecnica artistica e quelle di un popolo che ad essa si affidò per narrare si sé.

Quello del Lubok è un universo artistico che si apre all’osservatore, lo coinvolge, e attraverso immagini e didascalie lo attrae per intrecciare la sua storia con quella di chi si è lasciato catturare. Guardare un lubok significa entrare, davvero, nella cultura popolare russa.

Per il pubblico italiano è stata dunque un’occasione preziosa la mostra Lubok. Magia delle stampe russe tra 800 e 900, allestita a Bergamo nella ex chiesa della Maddalena dal 25 agosto al 18 settembre 2011, proprio nell’anno della Cultura Russa in Italia a favore della reciprocità culturale.

L’essere straordinario dell’evento è reso ancora più chiaro dall’appoggio della Fondazione Russkij mir: prestigioso ente russo che, per la prima volta in Italia, credendo nella lungimiranza del progetto, ha deciso di sostenerlo con un contributo concreto affiancandolo a quello organizzativo dell’Università degli Studi di Bergamo. La mostra si è basata dunque su un progetto di ampio respiro che ha attraversato tematiche storiche, artistiche e culturali, così come ci spiega Maria Chiara Pesenti, la curatrice insieme ad Alberto Milano.


Quella del lubok è una magia che ci accompagna nel quotidiano russo?

Il lubok, o narodnaja kartinka, è quel “foglio volante” – spiega Maria Chiara Pesenti – che ebbe grande diffusione in Russia e nei paesi slavo- orientali tra il XVII e gli inizi del XX secolo a tutti i livelli della società. La stampa popolare russa s’inserisce in un ambiente europeo molto ricco di questo genere di stampe che, infatti, troviamo anche in area culturale italiana, francese, tedesca ed inglese. In Occidente la stampa popolare ha un uso divertente, satirico, non ha una sfumatura artistica in senso alto: il racconto dà sollievo o al più ha uno scopo didattico ed educativo”.

Quale scopo ha la stampa popolare in Russia?

“Ha molteplici funzioni e si definisce come un oggetto particolare, non solo da appendere ma con il quale interagire o “giocare”. Allo stesso tempo diventa qualcosa di molto importante per la cultura russa che procede più lentamente rispetto all’Europa: ad esempio il Teatro in Russia inizia nel 1672, preceduto da un lungo periodo in cui il divertimento spettava ai giullari”.

Le stampe popolari hanno un compito decorativo?

“Narrano storie che s’intrecciano a quelle del territorio con colori vivi ed elementi folcloristici. Si narra che l’arrivo in un paese del venditore di Lubok per tutti diventasse una festa, proprio perché le stampe avvrebbero dato nuovi argomenti sui quali conversare. Senza una vera attitivà teatrale diventano importanti altre espressioni collettive, come la lettura ad alta voce”.

Quali sono le caratteristiche del lubok?

“Innanzi tutto la macchia che esce dal contorno: il colore va oltre il segno. Le donne, che normalmente si occupavano di questa fase del lavoro, davano pennellate con colori forti come l’azzurro, il viola, il rosso e il giallo con l’obiettivo di far diventare la macchia qualcosa capace di attrarre l’attenzione del fruitore proprio sulla dettagliata parte velata dal colore. La macchia non è dunque segno di trascuratezza, bensì è una sorta di attrazione verso lo snodo cruciale della narrazione.

Il lubok ci accompagna oltre la soglia del colore e ci conduce in una dimensione di qualità alta, ricca di richiami iconografici”.

Questa forma d’arte ha solo una funzione narrativa?

“Con il tempo acquisì un compito propagandistico e, come testimoniato in mostra, soprattutto durante il conflitto russo-turco del 1853-54 e durante quello russo-giapponese del 1905”.

Quali sono le prime tappe della storia del lubok?

“I primi fogli erano immagini a soggetto sacro: i monaci stessi preparavano le tavole in legno per stampare le prime xilografie e non dobbiamo dimenticare che in ambito russo si usa l’espressione “scrivere un’icona”, poiché la creatività dell’iconografo non costituisce un merito: costui si fa tramite nel trasmettere il Messaggio, la Parola.

La stampa arrivò in Russia solo nel 1564 grazie a Ivan Fëdorov, che realizzò il primo libro, Apostol, e la prima immagine a stampa. Costui fu considerato uno stregone perché, essendo la stampa una sorta di strumento che si interponeva tra l’Ispirazione divina e l’amanuense, si pensava che fosse un metodo pericoloso per l’Ortodossia. Tutto questo spiega il ritardo della Russia in questo settore.

La nascita vera e propria del lubok (testo e immagine) si può far risalire alla seconda metà del ‘600 in ambito oggi ucraino-bielorusso. Dalle iniziali tematiche religiose via via cominciò ad occuparsi di diversi contenuti, ma è importante ricordare che il fruitore russo era abituato a vedere immagini sacre accompagnate da testo scritto: nelle icone i due elementi si compenetravano. L’unione del testo con l’immagine, del resto, in Russia rimane una pratica artistica radicata così come possiamo notare nei Manifesti Sovietici”.

Dove venivano appesi i lubok?

“Era possibile trovarli, ed una stampa in mostra ne dava testimonianza, nell’ “angolo bello” della casa accanto alle icone e ad altri fogli volanti meno pregiati. In generale i lubok si trovavano in qualsiasi casa perché il folclore in Russia ha sempre avuto un valore alto e non è mai stato considerato espressione minore, perché popolare. Questa forma d’arte è fortemente legata alla letteratura e alla storia: Puškin, Gogol’, Dostoevskij ad esempio citano alcune opere-lubok nei loro testi”.

Quali i personaggi rappresentati?

“Troviamo sia figure umane che animali, nella cultura russa infatti la funzione liberatoria del riso è svolta spesso dagli animali che simulano il mondo umano”.

Cosa ha trovato il pubblico in mostra?

“Numerosi argomenti satirici, anedottici, narrativi, episodi dell’epopea del popolo russo, elementi del folclore, soggetti sacri”.

Cosa hanno scoperto i visitatori italiani?

“Forse si sono sorpresi di vedere che la cultura russa ha radici molto profonde. Ad esempio dalla cristianizzazione prima dell’anno 1000, quel Paese è vicino a noi per pensiero e sentimento religioso. Hanno scoperto che per secoli la Russia è rimasta isolata.

Ci auguriamo dunque che il pubblico italiano abbia capito come sia possibile imparare molto dalla cultura russa e abbia compreso come ortodossia e cattolicesimo siano due “sfumature” della stessa fede cristiana. Ortodossia e cattolicesimo non sono così lontani, hanno modi diversi di pregare e rappresentare ciò che non è dato vedere”.

Quando è nato il progetto?

“Ho cominciato a lavorare ad un libretto sul lubok nel ’94-’95, da allora me ne sono appassionata. Quella di Bergamo è stata la prima mostra di questo tipo in Italia ed è stata resa possibile grazie al prestito di una collezione  privata.

Le giornate di studi dell’1 e del 2 settembre presso l’Università degli studi di Bergamo, che hanno accompagnato l’esposizione, si sono proposte di fare incontrare i migliori ricercatori europei in questo campo.

La nostra speranza è che anche in Italia, come già avviene in Europa, si creino le basi per uno studio serio di questa espressione che si colloca in ambito artistico”.


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