Gioventù Ribelle: il sogno della libertà a Bergamo per il 150° Unitàd'Italia

Che cosa è stato il Risorgimento? O meglio La Rivoluzione italiana? La lucida follia di una generazione, il suo sacrificio, carne e anima di persone che non avevano vent’anno; fu l’ardore di poeti e guerrieri come Goffredo Mameli. Soltanto dopo, a cose fatte, verrà la politica a farsi bella con il sangue degli altri…” sono queste le parole di Giorgia Meloni (Ministro della Gioventù) inviate a Bergamo, e lette dal sindaco di Bergamo Franco Tentorio, in occasione di Gioventù Ribelle : l’interessante esposizione aperta stamane presso la sede storica dell’Ateneo di lettere Scienze ed Arti di Bergamo in Città Alta.

"Gioventù Ribelle" è organizzata dal Comitato Bergamo per i 150 anni e promossa dal Ministero della Gioventù e dal Museo Centrale del Risorgimento. Questa iniziativa espositiva intende passare in rassegna la vita di un gruppo di giovani protagonisti dell‘800 da Goffredo Mameli a Luciano Manara, dalla contessa di Castiglione a Maria Sofia di Borbone, da Carlo Pisacane ai fratelli Cairoli: uomini e donne che spesero la loro esistenza nel tentativo di veder realizzato un ideale.

“La mostra - spiega l’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Claudia Sartirani - è per noi occasione d’orgoglio: Bergamo è infatti l’unica città del nord Italia ad ospitarla nel suo lungo viaggio attraverso il territorio nazionale. Ad essa saranno correlate inoltre numerose attività didattiche”.

Le azioni di questi Giovani Ribelli ci fanno intravedere un periodo storico, coincidente con il Risorgimento, carico di forti passioni, di appassionata ricerca, di inquietudini ed irrequietezza moderna. La loro vita fu spesso errabonda, con viaggi che si spinsero fino agli estremi confini del mondo, nella ricerca di dare un senso al loro desiderio di assoluto. I loro pensieri riuscirono comunque, anche nel caso in cui le loro imprese furono destinate al fallimento, ad imprimere dei segni profondi nella vita della nostra nazione.

Tra cimeli, fotografie, testimonianze la mostra offre quindi una serie di emozioni e suggestioni, come spiega il vicepresidente dell’Istituto di Ricerca per il Risorgimento Romano Ugolini : “E’ per noi una gioia approdare con la mostra a Bergamo che fu una città chiave per il processo unitario nazionale. A Bergamo vi furono due personaggi fondamentali del nostro Risorgimento come Gabriele Camozzi e Francesco Nullo che diedero la vita per un ideale legato al senso della libertà. Una libertà vista anche oltre i confini nazionali, tanto che Nullo morì in Polonia a fianco dei patrioti di quella nazione. I giovani risorgimentali vissero in una dimensione di pensiero europea che, ancora oggi, può aiutarci ad ampliare i nostri confini e spingere i giovani studenti a credere in progetti nuovi e pieni di idee vitali“.

La mostra è denominata Gioventù Ribelle perché, continua Ugolini “Vuole spiegarci come ben due generazioni (quella di Garibaldi e Mazzini e quella successiva) in un virtuoso dialogo tra maestri ed allievi si oppose al ritorno politico, territoriale e di pensiero dell’ancien regime. Il termine ribelle connota dunque un gruppo di uomini e donne che si oppose al ritorno del passato e credette nel rinnovo della politica, della musica e della letteratura e riuscì ad ottenerlo grazie al sacrificio, alla volontà e al dialogo”.

Con questi temi stimolanti l’esposizione è pronta ad accogliere i giovani delle scuole : “Didatticamente - chiude Ugolini - è importate aiutare gli studenti ad individuare lo scorrere del tempo, a comprendere che Mazzini fondò la Giovine Italia a ventisei anni e che Garibaldi divenne protagonista delle imprese sud americane a trentaquattro. E’ importante mostrare ai ragazzi come altri giovani seppero rinnovare l’Europa e ci regalarono la libertà”.

Ideale lasciare dunque la chiusura alle parole di Silvio Spaventa, protagonista dell’800 italiano, presenti su dei pannelli in mostra : “La vita mi è necessaria, essa ha uno scopo superiore a noi stessi, non immaginario ma concreto. Io non posso desiderare la morte diventando un santo, ma voglio vivere essendo un uomo, e morirò, se fa d’uopo, per restare uguale a me stesso”.

L'esposizione è allestita presso la Sala dell'ex Ateneo, in piazza Giuliani in Città Alta dal 2 settembre al 9 ottobre.

ORARIO

dal 2 al 11 settembre: da martedì a venerdì 15.30-19.30 / sabato e domenica 10-13 e 15.30-19.30 / lunedì chiuso

dal 12 settembre al 9 ottobre: da martedì a giovedì 9-13 / venerdì 15.30-19.30 / sabato e domenica 10-13 e 15.30-19.30 / lunedì chiuso

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