GEMMA DI VERGY: CAPOLAVORO DONIZETTIANO RITROVATO AL BMF 2011

Nuove contese?...”Un ferro sguainato!” entra in scena con queste parole Gemma di Vergy: l’eroina donizettiana del melodramma omonimo che, poco dopo, aggiunge: “Me deserta e sfortunata, che pensarmi, oh ciel! Non so”. Gemma è durbata da una lite tra il saraceno Tamas e lo scudiero Rolando, ma anche  da qualcosa che , quasi come in una beffa, gli uomini della corte del Conte di Vergy (marito di Gemma) già sanno : “I tuoi mali al cor presago la sventura palesò” ed ecco che per bocca di Guido (nobile al servizio del Conte) la protagonista viene al corrente della sua sorte “No: ma tu non hai…più marito”: Gemma è ripudiata perché incapace di dare un figlio al consorte.
Da questo momento si scatena il sorprendente turbine di dolore, odio e delirio costruito dalla musica di Gaetano Donizetti. Gemma di Vergy regala passaggi di assoluta bellezza e coinvolge grazie ad una  musica di eccezionale qualità espressiva (capace di colmare le lacune del fragile libretto di Bidera) portando l’ascoltatore nel centro della drammaturgia donizettiana che, tipicamente, alterna  momenti di attesa e picchi di intensità.
Gemma di Vergy è opera bellissima, ma di rara rappresentazione, e va al Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti 2011 il merito di averla riportata in scena con un nuovo allestimento e con un cast di altissimo livello entro il quale ha brillato la stella di Maria Agresta come protagonista, affiancata da Gregory Kunde (Tamas) e Mario Cassi (Conte) .
Alla presenza della stampa internazionale e  di un pubblico che ha fatto registrare il il tutto esaurito, accorso a Bergamo perché nei prossimi due anni in Europa solo qui l’opera sarà in cartellone, la Gemma diretta dal Maestro Roberto Rizzi Brignoli è stata proposta in una nuova edizione curata dalla Fondazione Donizetti (a partire da una revisione dell’autografo custodito presso l’Archivio Storico Ricordi) che restituisce all’originale donizettiano la reale dimensione sonora.
Per la nuova opera il regista Laurent Gerber ha scelto, in collaborazione con lo scenografo Angelo Sala, un allestimento capace di ricordare la tecnica delle vetrate tardo gotiche di area francese e i capolavori del rinascimento italiano con particolari richiami alla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello.
Per i costumi sono stati scelti rimandi all’arte di Pisanello (in particolare per l’abito del conte la figura di S.Giorgio nell’Apparizione della Vergine a S.Antonio e S.Giorgiodella National Gallery; per i figuranti i disegni) e delle corti rinascimentali italiane da Pesellino a Domenico Veneziano.

Per le luci Claudio Schmid ha pensato a Piero della Francesca: il tutto per rendere efficace l’ambientazione della vicenda datata al 1428. Nella scena in cui il Conte e Guido restano soli compiancendo il prode scudiero Rolando ucciso da Tamas, la regia riesce a ricreare la luce eterea e scultorea di Piero modellando corpi astratti a tuttotondo. Poco dopo la Battaglia di San Romano si staglia al centro della nuova scena e il sapiente il cambio di luci dà al singolo fondale di scena l’aspetto multiplo dei tre pannelli di Paolo Uccello: dapprima la scena ha i toni leggermente azzurrati del dipinto della National Gallery di Londra (Niccolò da Tolentino alla testa dei fiorentini), poi quelli più caldi del riquadro custodito agli Uffizi (Disarcionamento di Bernardino della Ciarda) e infine quelli scuri e quasi nerastri dell’opera del Louvre (Intervento decisivo a fianco dei fiorentini di Michele Attendolo).
Grazie alla lungimiranza della produzione e al lavoro coordinato di tutta l’équipe: scenografie, regia e recitazione Gemma è tornata a mostrarsi con il suo doloroso destino : “Al castel della sciagura nieghi il sole il suo splendor. Ah! Ricopra queste mura notte eterna, eterno orror” (coro finale).

Gemma di Vergy (andata in scena venerdì 16 settembre e in replica domenica 18 settembre) precede nel cartellone del BMF 2011 Maria di Rohan, altro raro titolo donizettinano in scena programma venerdì 7 e domenica 9 ottobre.

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