Una storia per la Storia del 48° Festival Pianistico Internazionale

Un grande Festival come la 48° edizione del Festival Pianistico Internazionale Brescia e Bergamo è costruito su due pilastri della musica come Liszt e Mahler, su proposte musicali di spessore, ma ha qualcosa di speciale. Tutto questo infatti s’intreccia a delicate storie personali che fanno degli interpreti non solo grandi nomi di richiamo, ma anche persone complete e capaci di vivere le emozioni della vita privata, non dimenticando il legame con l’emozione che li fa restare capaci di tradurla in musica per noi sul palco.
Ed è proprio un momento scorto tra i camerini, durante il concerto del 7 maggio, che va ricordato in questi primi giorni di Festival.

Franz Liszt e Gustav Mahler sono i protagonisti della serata, ad interpretarli nei loro capolavori la Ciaikovsky Symphony Orchestra diretta da Vladimir Fedoseyev, e il pianista russo Alexander Romanovsky.
Il confronto scorre in parallelo e i due maestri sono presentati come veri creatori aperti a quelle sperimentazioni «dell'avvenire» che il Festival vuole mostrare al pubblico.
Liszt e Mahler sono l'uno di fronte all'altro e prendono vita grazie alle sfumature e alle coloriture molteplici dell’Orchestra, diretta dal sapiente Fedoseyev, e da Romanovski che unisce virtuosismo a interpretazione in un mix intenso e magnetico.
A Liszt è riservata la prima parte della serata con il celebre Les préludes e il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra; per Mahler è scelta la prima Sinfonia.
Romanovski mostra ancora una volta il suo talento cristallino, cresciuto in questi anni e ancora in ascesa. Termina la prima parte della serata con una mazurka di Ciaikovsky piena di sfumature e sentimento. Un grande prova la sua, che rimarrà nella memoria del Festival.
Le luci si alzano e inizia l’intervallo. Dalla platea si alzano tre persone, sono Paolo Colombi, Manlio e Mariella Piccolini: anime di gioventù Musicale a Bergamo. Colombi è raggiante, quasi non sta nella pelle, e dice “Sono passati giusto dieci anni, dieci anni fa suonava per la prima volta a Bergamo per un concerto di GMI”. “Era un ragazzino magrissimo – aggiunge Mariella Piccolini -, timido, con un maglione azzurro e una mamma attenta al suo seguito. Aveva appena vinto il Premio Busoni e non era abituato alla ribalta”.
Di slancio i tre percorrono il corridorio alle spalle dei palchi e giungono rapidamente nella zona retrostante il palco. Nessun problema, la comunità musicale a Bergamo è solidale e costruita su antiche amicizie.
Quella del Festival è dunque anche la storia di un giovane astro della musica classica che incontra tre amici, quasi tre zii. Il ragazzo è alto, magro, con i capelli curati e pettinati all’indietro, le mani grandi con vene marcate e pelle chiara, la schiena esile eppure muscolosa, il volto serio e apparentemente nemmeno affaticato dal recente sforzo al piano per Les Prèludes di Lisz. Il ragazzo è Alexander Romanovski, che sta in piedi silenzioso in camerino in una piccola pausa tra concerto e saluti dopo la sua prova. Lo sguardo è tranquillo e quasi assorto.
Si “risveglia” solo quando è avvolto da tre sorrisi pregni d’affetto e orgoglio. L’abbraccio virtuale, senza invadenza, apre la strada a quello reale e forte tra Alexander, Paolo, Manlio e Mariella.
Il grande interprete sorride come il ragazzo di dieci anni fa e seppur sempre pacato, racconta con soddisfazione del bis eseguito e degli impegni italiani di questi giorni.
Nell’aria si coglie il ricordo accennato del concerto di dieci anni fa: l’evento che diede il via a tutto questo, ma a rendere memorabile per tutti questo momento è la sincerità degli sguardi.
Dpo pochi minuti la calma per Alexander è terminata, le richieste di autografi si fanno più insisenti. Gli amici si salutano e vanno, ma ecco che gli antichi legami riemergono ancora a qualche passo dal camerino. Tra le componenti dell’Orchestra, insolitamente colorate, un’elegante signora accenna: “Buona sera” le parole sono pronunciate con toni scuri e sono accompagnate da un sorriso ampio. E’ la mamma di Alexander e a pochi passi da lei c’è anche la sorella. Il saluto con Paolo, Manlio e Mariella è ancora una volta vibrante.
Si sente il suono del primo campanello di richiamo, il concerto sta per riprendere, la pausa sta per terminare ma non così la percezione di una storria che c’è e ancora ci sarà.
si è fatto conoscere a Bergamo quando la sua stella artistica era appena sorta, con la vittoria, a soli diciassette anni, del concorso Busoni di Bolzano 2001. Virtuoso è il solista ideale per il Primo Concerto di Liszt, completato dopo lunga elaborazione, per creare soluzioni nuove nel genere.
Fedoseyev è direttore artistico e direttore principale della Ciaikovsky Symphony Orchestra dal 1974 e con tale orchestra, fondata nel 1930 come Orchestra Sinfonica della Radio di Mosca, ha intrapreso una crescita artistica e di repertorio, spaziando da quelli più originalmente russi a quelli occidentali.

Commenti

  1. Mariella Piccolini12 maggio 2011 21:15

    Grazie mille a Clelia per questo bellissimo ricordo di una splendida serata che ci ha sentiti veramente partecipi e felici con Alexander e la sua famiglia. Mariella

    RispondiElimina

Posta un commento