Un virtuso per i giovani: Uto Ughi incontra gli studenti a Bergamo eBrescia

Dopo l’appuntamento con la pianista Olga Kern al Teatro Sociale il 4 maggio, caratterizzato dal rigore tecnico della musicista russa, il Festival Pianistico Internazionale lascia spazio alla fantasia e ai pensieri del pubblico giovane nell’ambito di un progetto-sfida dal sapore innovativo.
Nel pomeriggio del 6 maggio, presso l’Auditorium del liceo Mascheroni a Bergamo e il giorno successivo a Brescia, Uto Ughi ha dato vita al Progetto Giovani volto ad avvicinare il pubblico dei ragazzi alla musica classica e ai teatri di tradizione : “Vent’anni fa- dichiara il Maestro – i concerti erano pieni di giovani. Oggi, quando suono, in platea vedo solo teste bianche. I giovani - ma non solo loro – aspettano che qualcuno spalanchi le porte della conoscenza musicale e la condivida.
Tutto il resto (comunicare ed emozionare), la musica sa farlo benissimo da sola. Ecco perché aderisco con entusiasmo alla nuova iniziativa promossa dal Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo.

6 maggio, pomeriggio, BergamoUto Ughi indossa una sportiva giacca blu e sta passeggiando in un giardino, ma non si tratta di quello adiacente al Teatro Donizetti (così come gli capita prima dei concerti nello storico teatro bergamasco): è piuttosto circondato da tanti adolescenti, con cartelle, zaini e un foglio con la sua immagine sul dorso. Il Maestro è nel cortile del Liceo Mascheroni e insieme a questi ragazzi sta per dare vita ad un dinamico pomeriggio di musica, parole e curiosità: il Progetto Giovani del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo.
Uto Ughi incontra i giovani in un auditorium pieno in tutti i suoi 290 posti: davanti a lui ci sono i ragazzi di una decina di scuole superiori e qualcuno più giovane che studia al Conservatorio oppure nelle scuole musicali della città.
In sala l’atmosfera è sciolta, prima dell’inizio c’è chi ripassa gli appunti di una domanda da fare al maestro con i compagni che scherano sul tono e sul contenuto. Passano pochi minuti e grazie alle corde di un violino straordinario come il Guarnieri del Gesù di Ughi, con l’appoggio sapiente del pianista Enrico Pompili, inizia il dialogo tra generazioni.
Ughi vuole comunicare a questi ragazzi come la musica classica possa essere loro : “Il primo passo è conoscerla, poi siete liberi di scegliere se continuare ad ascoltarla. Ricordate perciò che non si può rifiutare qualcosa che non si conosce e che è vostro diritto poterla ascoltare almeno una volta!”. Per approcciare i ragazzi Ughi non ha stilato un programma particolarmente definito, tutto li porterà nel vortice di bellezza della musica classica assecondando i loro stessi percorsi e le loro curiosità.
Due piccoli gesti danno il via ad un pomeriggio speciale: le dita di Ughi si muovono sulle corde e il I tempo della Sonata n.5 La Primavera di Beethoven è realtà.
Le parole del maestro si intrecciano al programma musicale, si parla di Beethoven, poi di Mozart e si arriva al genio italiano di Paganini : “E’ colui che ha valorizzato al meglio il violino in tutte le sue forme, ha saputo trasformarlo in qualcosa di magico, di straordinario. Con lui il violino ha trovato la sua personalità, così forte da saper diventare a volte come la voce umana, a volte come altri strumenti. Pensate che ne La Campanella imita proprio i campanelli che Paganini amava inserire nei suoi concerti, mentre ne La Caccia riproduce le tonalità dei corni e dei flauti. Qui a musica diventa pura emozione, suono allo stato puro”.
Sulle musiche di Saint Saën Ughi punzecchia il pianista Pompili su quanto sia faticoso essere un violinista : «Voi siete seduti, noi sempre in piedi e sembriamo crocifissi! E poi si sa, voi potete non suonare per una settimana, noi dobbiamo allenarci tutti i giorni perchè come diceva Paganini “Se non suono un giorno me ne accorgo io, se non suono per due se ne accorgono gli altri!”»
Tra i due l’intesa è grande e i ragazzi si sciolgono in risate attente e partecipate. Il dialogo ha davvero inizio e le curiosità sono varie. “Perché ha scelto il violino?” “Perché l’ho sempre visto suonare a mio padre che era un ottimo dilettante e spesso si ritrovava per piccoli concerti con amici. Lo amo perché può assomigliare alla voce del soprano, a quella del basso, a tutte le forme della voce umana eppure con confini più ampi”. Poi è Ughi ad incalzare il pubblico : “Vi piace di più il pianoforte o il violino?”. Non c’è storia: la platea sentenzia “Violino”. Nella sfida Pompili deve arrendersi.
Ughi invece è preso dal turbinio delle domande dei ragazzi : “Quale è il suo autore preferito?”, chiede una piccola di otto anni e mezzo : “Non ce n’è uno in particolare, dipende dal momento e dallo stato d’animo”. La bimba è certa : “Tra i miei c’è Bela Bartok” e Ughi con serietà : “Complimenti che ascolto raffinato, significa che hai già un’ottima cultura musicale”.
Ughi è agile e passa a domande impegnative avanzate dai ragazzi del Liceo : “Le è mai capitato di andare in crisi? Di non voler più suonare?” “No e questo perché amo ancora la musica e il violino. Credo che si possa entrare in crisi su qualsiasi cosa se capiamo di non amare più quel che facciamo. In quel momento è possibile cambiare, anzi bisogna farlo e nella vita può succedere, dobbiamo accettarlo”.
Si può cambiare, anche appassionandosi a qualcosa di nuovo e mai conosciuto: la musica classica. Buon divertimento giovani!