Liszt il gesto dell'Avvenire

La mano che si alza, il gesto che si fa ampio, le dita che battono forte sulla tastiera: ecco l’immagine di Liszt che ci regala il grande critico Piero Rattalino intervenuto in occasione di una conversazione musicale inserita nell’ambito del 48° Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo.
Il pubblico, radunato nella Sala Tremaglia del Teatro Donizetti, è attento e non si lascia perdere nulla del racconto chiaro ed avvincente di Rattalino. Quello in cui lo studioso ci conduce è un viaggio costruito sulle parole Aimez-vous Liszt?, che danno il titolo alla conferenza : “Questo musicista – spiega Rattalino – è stato un grande ricercatore, ed innovatore, sul piano della tecnica. Aveva doti psico-fisiche eccezionali. Prima di lui i pianisti si sedevano con le ginocchia sotto alla tastiera e muovevano solo le dita, lui ha cambiato posizione sedendosi più in alto. Con le ginocchia. Libere amplia il movimento verso la tastiera e questo consente alle dita del piansta di battere sulla tastiera in modo diverso: con molta più energia. Sono così creati volumi e toni molteplici e variegati rispetto al passato, il suono è caratterizzato in modo nuovo”.
Le parole di Rattalino s’intrecciano alla musica di Liszt e alla sua trascrizione per l’Ave Maria di Schubert: “Il pezzo – continua il critico – ha una grande forza poetica. Il piano prende l’impeto e le possibilità della voce. Con la sua scrittura qui Liszt costringe l’esecutore ad alzare le mani, la melodia centrale è dunque accompagnata da un registro soprastante e da uno sottostante. Tutto questo diventa un topos musicale”.
Dall’incontro diventa chiaro come Liszt sia stato il creatore anche di una nuova poetica : “Paganini aveva capito che la musica strumentale poteva superare per successo anche quella d’opera, ma come sottolinea Liszt era troppo egoista: eseguiva solo musica sua. Liszt invece trascrive anche musiche di altri grandi autori, ad esempio Beethoven, con risultati straordinari rendendole accessibili e con il dichiarato obiettivo di coinvolgere il pubblico, di conquistarlo sotto tutti i punti di vista. E’ lui l’inventore dei recital dei i programmi di sala”.
Nel suo lungo percorso attraverso l’Europa e la storia della musica, Liszt cera il poema sinfonico : “Il poema sinfonico si caratterizza per la libertà da schemi precostituiti, per la dichiarazione della sua origine, per un descrittivismo dei sentimenti, per la componente simbolista. Per lui la musica nasce dalla vita e non va imprigionata in schemi”.
Una vita che, però, negli ultimi anni Liszt passò ingabbiato dai legami famigliari e dal desiderio di diventare il riformatore della musica sacra che lo portò ad una vocazione religiosa (divenne canonico ad Albano vicino a Roma). Gli ultimi anni di vita lo portarono dunque a chiudersi in un linguaggio quasi inaccessibile : “Il brano Bagatella senza tonalità (eseguito nel corso della conferenza) ci mostra come nell’ultima parte della carriera il compositore sia isolato e manchi della capacità di comunicazione che lo aveva portato ad interagire meravigliosamente con il pubblico. Rinuncia alla retorica positiva e resta sospeso, diventa sperimentatore di un linguaggio chiuso in se stesso”.
Un percorso fatto di cambiamenti, successi e ombre quello di Liszt: “E’ suo: con la sua specificità. Liszt non va studiato in paragone con altri, ma va apprezzato per le sue peculiarità e per la capacità che ebbe di esaltare la materia musicale, diversa dal pensiero”.
Dopo gli straordinari concerti di Andràs Schiff, Luis Lortie e della Czech National Sinphony Orchestra diretta da Pier Carlo Orizio con il pianista Enrico Pace e la soprano Eteri Gvazava, il Festival ha dunque proposto un momento decisivo per il pubblico per la comprensione dei segreti della Musica dell’Avvenire protagonista della 48° edizione.