Accademia Carrara le opere viaggiano nel mondo

Il viaggio delle opere dell’Accademia Carrara in Italia, in Europa e nel mondo sembra davvero non avere fine.
La chiusura della sede storica dell'Accademia Carrara, in fase di restauro, si fa ancora una volta occasione per farne conoscere le più importanti collezioni fuori dalle mura di Bergamo.
Un viaggio volto a veicolare lo straordinario valore del patrimonio che la Carrara custodisce e che si arricchirà nei prossimi mesi di altri tre importanti capitoli.
Prima che con la fine del 2011 la Carrara voli oltreoceano a Camberra in Australia, per una grande Mostra sul Rinascimento italiano, cui seguirà un’ulteriore esposizione nella primavera 2012 al Metropolitan di New York, altre tre Mostre sono state presentate pochi giorni fa.

Si tratta di tre appuntamenti prestigiosi (Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente al Museo Diocesano di Bressanone; Preludio all’Ambasciata. Otto dipinti dell’Accademia Carrara di Bergano per un incontro con Washington all’Ambasciata italiana di Washington; e Capolavori della pittura veneziana del Settecento dalle collezioni del Museo dell’Accademia Carrara di Bergamo al Waldemarsudde Museum di Stoccolma): " La Carrara - ha precistao l'Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo - a Bergamo, come in Italia, in Europa e nel mondo, sa parlare ad appassionati di arte e a studiosi di estrazione, formazione, provenienza diversa. Le Mostre della Carrara divengono per tal via luogo e motivo di incontro tra e con persone assolutamente differenti: ogni volta ne siamo emozionati per ciò che stiamo ammirando, arricchiti dalla presenza di coloro che vi abbiamo incontrato.
Quando l’arte incontra i luoghi delle istituzioni crea identità e senso di appartenenza: " È certamente il caso di questa preziosa mostra di dipinti dell’Accademia Carrara presso l’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti - dichiara il nostro ambasciatore a Washinton Giulio terzi Sant'Agata - un’esposizione in cui possono essere ammirati alcuni esempi dei due temi più trattati dagli artisti lombardi tra il Seicento e l’Ottocento: il paesaggio e il ritratto. Un modo per valorizzare il genio italiano e proseguire il dialogo tra l’Accademia Carrara di Bergamo e la “National Gallery of Art” di Washington. Due straordinarie istituzioni che possiedono collezioni di opere di eccezionale rilievo, soprattutto per il periodo che va dal Quattrocento al Settecento. Mi auguro che da questo evento prendano spunto progetti di cooperazione ancora più ambiziosi, basati su riferimenti culturali illuminati dall’opera di mecenati illustri, quali il Conte Giacomo Carrara.
Sono certo che la mostra, per la sua importanza e per la sede che la ospita, contribuirà a rafforzare ulteriormente il profilo dell’Accademia Carrara negli Stati Uniti, dove le sue collezioni e la sua missione di cultura sono già molto apprezzati

Questa mostra si inserisce nel programma di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e aggiunge spunti di riflessione sui contenuti nazionali e locali della nostra cultura. Il 2011 è un vero “anno della cultura italiana” in America, con decine di eventi organizzati nelle principali città, secondo un programma che ha ottenuto l’Alto Patronato del Signor Presidente della Repubblica.
LE MOSTREConclusasi lo scorso 8 maggio con grande successo di pubblico la mostra Maestri veneziani e fiamminghi che ha visto esposte al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles 51 opere dell’Accademia Carrara di Bergamo, altri capolavori della Pinacoteca cittadina proseguono in un itinerario espositivo che fa tappa a Bressanone, Washington e Stoccolma, raccontando in Italia e nel mondo la straordinaria storia collezionistica che rende ancora oggi l’Accademia Carrara un unicum nel panorama museale internazionale.


Il capolavoro non esiste.
L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente
Museo Diocesano, Bressanone
14 maggio - 28 agosto 2011

a cura di M. Cristina Rodeschini
La presentazione nella splendida cornice del Museo Diocesano di Bressanone della raccolta di sculture che Federico Zeri (1921-1998) consegnò in eredità all’Accademia Carrara di Bergamo - con il castone di due importanti dipinti di Cosmè Tura (Raccolta Lochis) e di Mariotto Albertinelli (Raccolta Morelli) sempre dalle collezioni della Pinacoteca - nell’illustrare passioni e approdi scientifici del conoscitore, si prefiggono di accendere l’interesse del pubblico verso una figura tra le più colte, geniali e brillanti della cultura italiana del XX secolo.
Zeri è stato a lungo considerato un outsider, ai margini dell’élite culturale, anche per non aver fatto parte, in Italia, del mondo accademico, pervicacemente impegnato in un lavoro intellettuale da svolgere senza condizionamenti e in piena libertà, con l’unica guida della propria inarrivabile competenza.
Il suo originale metodo, attraverso il quale ha raggiunto risultati di assoluta eccellenza, si fonda su connoisseurship e ricerca e si caratterizza per aver programmaticamente superato qualsiasi recinto disciplinare, forzando i confini tradizionali della storia dell’arte e distinguendosi “per la leggendaria capacità di riconoscere, di creare un raccordo risolutivo e fulmineo tra l’opera originale che gli stava davanti e le serie senza fine di immagini scansionate dal suo cervello” (A. Ottani Cavina).
I precedenti del suo persistente esercizio filologico sono i conoscitori, come Giovan Battista Cavalcaselle, Giovanni Morelli, Gustavo Frizzoni, per arrivare a Bernard Berenson e a Max Friedländer; i suoi strumenti l’analisi delle fonti e la letteratura artistica, l’attenzione per gli aspetti tecnici e materiali delle opere, compreso lo stato di conservazione, con un’ampiezza di prospettiva dettata dagli sconfinati campi di interesse di Zeri. Indispensabile restava comunque per lo studioso legare le opere ai loro contesti.
Zeri non amava definirsi collezionista: avendo frequentato e assistito nell’arco della sua vita importanti esponenti del collezionismo internazionale aveva difficoltà a riconoscere un senso compiuto nella serie di sculture raccolte senza un progetto preciso, ma, per sua stessa ammissione, spinto dalla curiosità verso oggetti interessanti da un punto di vista estetico e in attesa di essere studiati. Le sculture ambientate nella casa di Mentana costituivano, insieme ai libri, l’orizzonte della sua vita quotidiana, una sorta di diario per immagini per la connessione di ogni opera con un momento particolare della sua esistenza.
Da questo punto di vista certamente il contributo più interessante dello studioso si rivolge alla ricostruzione della personalità di Pietro Bernini (Sesto Fiorentino 1562 - Roma 1629), dotato padre di Gian Lorenzo, la cui fama ne aveva oscurato il profilo artistico.
I motivi d’interesse che muovono Zeri nelle sue scelte vanno dal pregio della fattura da un punto di vista tecnico - come nel Reliquiario di una santa dell’Argentiere G.F.A. - , alla particolarità dell’oggetto in sè – come il bozzetto per il Ritratto di Apollonio Massa, di Alessandro Vittoria ( Trento 1525 – Venezia 1608) il maggiore scultore veneziano del secondo cinquecento – al virtuosismo della serie di busti in marmo bianco tra i quali spicca il Ritratto di Alessandro Rondinini, opera di Domenico Guidi ( Torano, Carrara 1625 – Roma 1701), all’interesse per l’aspetto iconografico – come per l’Erma con i ritratti del pittore Anton Raphael Mengs e del suo protettore Josè Nicolas de Azara, raffinato esemplare in biscuit di porcellana di Giovanni Volpato (Bassano 1735-Roma 1803).
Non si tratta che di alcuni esempi della raccolta, composta da una cinquantina di esemplari, che orientano sui motivi delle scelte di Zeri.
Completa l’itinerario espositivo una sezione contemporanea curata da Paola Tognon che presenta cinque opere di arte contemporanea scelte con lo sguardo del grande studioso o riconducibili al suo universo intellettuale. Mario Airò, Massimo Bartolini, Francesco Gennari, Felipe Gonzales Torres e Jorge Macchi gli artisti selezionati dalla curatrice, mentre montaggi video riproporranno spezzoni dalle apparizioni di Zeri in televisione, all’interno dei quali lo storico dell’arte affronta alcuni temi evidenziati dall’esposizione.
La mostra Il capolavoro non esiste è accompagnata da un catalogo edito da Allemandi ed è in preparazione la riedizione aggiornata del catalogo scientifico della Raccolta Zeri, che sarà pubblicata sempre da Allemandi e che, come l’edizione precedente, sarà a cura di Andrea Bacchi, storico dell'arte e specialista di scultura.


Preludio all’Ambasciata.
Otto dipinti dell’Accademia Carrara di Bergano per un incontro con Washington
Ambasciata d’Italia, Washington
24 maggio 2011 - aprile 2012
Comitato scientifico
Renato Miracco
Ambasciata d’Italia, Washington

M. Cristina Rodeschini
Comune di Bergamo, Accademia Carrara


Nell’ambito delle celebrazioni per i cento cinquant’anni dell’Unità d’Italia, l’Ambasciata italiana di Washington individua l’Accademia Carrara, con la sua preziosa pinacoteca, quale partner culturale, ospitando 8 dipinti dalle collezioni della Pinacoteca , selezionati per documentare l’abilità di alcuni artisti lombardi nei due generi più frequentati tra Seicento e Ottocento: il ritratto, con Fra’ Galgario e Giacomo Trécourt, e il paesaggio, con il pendant di Luigi Deleidi.
Fa eccezione in questo scenario, l’opera del pittore romano Antonio Mancini attivo a cavallo tra Otto e Novcento, inclusa nella mostra per la peculiare iconografia, ideale omaggio alla nazione americana.
La mostra, occasione per presentare l’Accademia Carrara alla comunità americana ed agli ospiti internazionali dell’Ambasciata italiana, prelude a una iniziativa di più ampio respiro che potrà vedere la collaborazione della National Gallery of Art di Washington e dell’Accademia Carrara di Bergamo.
Il museo americano e la pinacoteca italiana che condividono la rappresentatività di un percorso ai massimi livelli nell’arte italiana dal Quattrocento al Settecento, stanno infatti collaborando alla definizione di un progetto espositivo che ponga in dialogo le due collezioni d’arte.
Le opere di artisti come Lorenzo Monaco, Francesco Pesellino, Jacopo Bellini, Alvise Vivarini, Vincenzo Foppa, Cosmè Tura, Carlo Crivelli, Botticelli, Bartolomeo Montagna, Ambrogio de Predis, Giovan Antonio Boltraffio, Giovanni Cariani, Lorenzo Lotto, Giovan Battista Moroni, Fra’ Galgario, Giovanni Antonio Canal - Canaletto, Francesco Guardi, Bernardo Bellotto, per non citarne che alcuni, sono infatti presenti con esemplari di eccezionale qualità nelle raccolte sia dell’Accademia Carrara, sia della National Gallery of Art.
La mostra Preludio all’Ambasciata sarà accompagnata da un catalogo bilingue italiano - inglese (Lubrina Editore).
L’iniziativa all’Ambasciata è inoltre sostenuta da Rotary Club Bergamo Città Alta.


Eighteenth Century Venetian works of art
from the collections of the Accademia Carrara in Bergamo -
Capolavori della pittura veneziana del Settecento dalle collezioni del Museo dell’Accademia Carrara di Bergamo

Waldemarsudde Museum, Stoccolma
22 giugno - 28 agosto 2011
a cura di M. Cristina Rodeschini


Anche il museo Waldemarsudde di Stoccolma ospita nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia una preziosa selezione dalle raccolte d’arte dell’Accademia Carrara di Bergamo.
La cultura veneziana in tutta la sua ricchezza ha fortemente influito sui territori che ha dominato per secoli, ma come le potenze più illuminate ha anche saputo confrontarsi liberamente con essi, traendone grandi vantaggi.
Ai segnali di decadenza politica ed economica della Repubblica Veneta, la pittura rispose nel Settecento con un periodo di eccezionale splendore.
L’indimenticabile scenografia dello spazio urbano che si affacciava in laguna diveniva il soggetto preferito di capaci e sensibili artisti (tra loro Bernardo Canal, Francesco Guardi) che con le loro vedute esportarono il mito di Venezia nel mondo. I pittori della terraferma eccellevano contemporaneamente nel genere del ritratto, che si caratterizzava per il forte sentimento di realtà che guidava i suoi artefici (Giacomo Ceruti, Fra’ Galgario, Paolo Bonomino).
Scene di vita quotidiana (Pietro Longhi), feste popolari, sentimenti religiosi (Giovan Battista Tiepolo) venivano raccontati dagli artisti con l’intento preciso di suscitare attenzione, divertimento, devozione.
Venezia espresse nel Settecento una vitalità culturale capace di conquistare l’immaginario europeo e la sua pittura la rese visibile.