Moretti baciato dalla Grazia

Nanni Moretti ha all’attivo film come Bianca (1984); Caro Diario (1993); La stanza del figlio (2001) e Il caimano (2006) che, da soli, farebbero vanto a qualsiasi regista. A tale già nutrita schiera si aggiunge ora Habemus papam.

Avvertenza: nelle righe che seguono si fa riferimento al finale del film.

Sono un morettiano convinto. Considero, infatti, Nanni Moretti uno dei registi viventi più bravi del mondo. Mi piace Moretti anche come attore di film non suoi, come, ad esempio, Il portaborse o Caos calmo.

Fino ad ora consideravo La stanza del figlio il suo capolavoro.

Oggi sono pronto a dire che con Habemus papam Moretti dimostra di essere stato baciato dalla Grazia.

In Habemus papam Moretti utilizza il linguaggio lieve della commedia per sottoporre a critica feroce non solo la Chiesa cattolica, ma anche molta società italiana. Una critica che, seppur feroce, ha la grazia di non apparire come tale...

Ma tento di mostrare dove c’è critica...

Ad esempio nel ritratto dei cardinali: essi sono dipinti più o meno tutti come dei seminaristi invecchiati, ossia dei bambinoni pervasi di Spirito Santo e capaci di ingenuità d’altri tempi. Tutti, durante il conclave, pregano Dio di non essere da lui scelti come prossimo papa.

Un ritratto, quello morettiano, che li allontana dall’immagine che la realtà quotidiana ci restituisce di tali personaggi (almeno di molti tra quelli noti): ossia persone avvelenate dalla sete di potere, assai lontane dalla parola del Vangelo e tutto fuorché ingenui.

Non stupisce, quindi, dato il ritratto dei cardinali/seminaristi, il conseguente ritratto del nuovo eletto: un papa umile che si sente inadeguato a condurre la Chiesa di Roma. Inadeguato perché sente che l’energia che serve per rinnovare tale Chiesa è di molto superiore a quella che lui può offire. Egli, infatti, è convinto - e lo dirà nel finale, quando, finalmente si affaccerà al balcone - che la Chiesa di Roma abbia bisogno di ritrovare l’Amore, di tornare ad accogliere tutti, di, in altre parole, rinnovarsi tornando alle origini.

Ma tale tornare allo spirito primigenio del Vangelo richiede tali e tante lotte all’interno delle gerarchie ecclessiastiche che il nuovo eletto decide di lasciare il soglio pontificio... Come dire che la Chiesa è talmente lontana dalle parole di Cristo che non può salvarla neppure un papa buono...

Ma Moretti non risparmia stoccate anche alla nostra egoistica società.

Si veda, ad esempio, la scena del bar affollato di gente: il nuovo eletto, ignoto a tutti, entra nel bar. In sequenza il barista lo avverte che il bagno è guasto e gli nega l’uso del telefono, perché “il telefono ci serve per lavorare”.

Questa è la società italiana: una società che nega aiuto ai più deboli (in questo caso un vecchio), ma pronta a baciare le mani ai potenti...

Di esempi se ne potrebbero fare altri.

Mi preme, però, ora dire che, Habemus papam è un gran film proprio perché tali critiche quasi scompaiono e il film fa ridere. Esso parla alla pancia e non alla testa e così entra dentro in modo molto più diretto.

Ma Habemus papam è un grande film anche e soprattutto grazie alla strepitosa interpretazione di Michel Piccoli nel ruolo del papa.

Bravissimi tutti gli altri compenenti del cast, tra cui si citano solo Nanni Moretti, Margherita Buy (la sua ex moglie), Jerzy Stuhr (il portavoce delle Santa Sede), Renato Scarpa (cardinale Gregori), Franco Graziosi (cardinale Bollani) e Camillo Milli (Cardinale Pescardona).

Un film da vedere.