Potente itinerario nella parola di Gadda al Teatro Donizetti

E’ un ingranaggio drammaturgico complesso e dal ritmo irrequieto L’ingenger Gadda va alla Guerra (o della tragica istoria di amleto Pirobutirro) interpretato e ideato da Fabrizio Gifuni, andato in scena ieri sera al Teatro Donizetti di Bergamo per la rassegna Altri Percorsi della Stagione di Prosa 2011.
Gifuni orchestra le parole di Gadda in un labirinto di rimandi nevrotici fagocitato nel buio della scena, interrotto saltuariamenti da raggi cangianti volti a separare i quadri tra i diari dal fronte dello scrittore e la figura di un Amleto ormai folle inserita dall’interprete nel filo drammaturgico.
In questo L’ingegner Gadda va alla guerra l’occhio dell’artista si spinge lontano per avvicinare due figure apparentemente distanti dichiarando che la lontananza tra Carlo Emilio Gadda ed Amleto è solo cronologica. La solitudine, l’incapacità di vivere il proprio tempo e il dolore che inevitabilmente scaturisce dalla presa di coscienza di un’impietosa analisi della società giustificano l’unione tra le due figure, e il sottotitolo Della tragica storia di Amleto Pirobutirro dato allo spettacolo.
Al termine de I diari in scena una cesura, forse troppo brusca, trasporta gli spettatori nel secondo quadro tutto costruito su Eros e Priapo: il poema scritto in lingua toscana seicentesca da Gadda nel quale le sue invenzioni linguistiche diventano un esplicito strumento di fustigazione del potere. Qui il grande scrittore mette sotto accusa il potere degli anni del fascismo schiavo del denaro e soprattutto dell’eros, gestito da colui che “giganteggia” su “doppi tacchi”, si chiama Cuce-Duce, siede sulla poltrona di Presidente del Consiglio.
“In questo spettacolo – spiega Gifuni – arrivo al secondo capitolo del percorso iniziato con ‘Na specie de cadavere lunghissimo di Pasolini alcuni anni fa. Un itinerario su testi non teatrali, ma che lo sono diventati in modo potente grazie alla grandezza dei loro autori tracciando una vera e propria mappa del dna degli italiani che, periodicamente, sono attratti da leader narcisistici e violenti”. Nello spettacolo Gifuni sceglie di avvicinare due testi molto diversi di Gadda : “Alla conclusione de I diari Gadda è in una condizione simile ad una morte in vita, ma è proprio sul fondo del suo gorgo che riuscirà a trovare la salvezza grazie alla scrittura e alla sperimentazione della lingua”.
La tecnica di Gifuni e la sua proposta drammaurgica sono interessanti e molto apprezzati dal pubblico, finalmente giovane della sala, a tratti resta però l’impressione di qualche passaggio troppo macchinoso con una seconda parte autoconclusiva e poco legata alla prima. L’insieme è più che positivo, ma irrisolto.

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