Popolizio torna al Teatro Donizetti con Molière

Straordinario fu Molière che ebbe il coraggio di iniziare un nuovo genere di teatro e fu capace di descrivere senza veli i costumi del suo tempo. I suoi personaggi, presi dalla vita di tutti i giorni, erano avari, sciocchi, ipocriti, scaltri, misantropi, ma tutti avevano in comune un pregio: erano vivi, veri e, per di più, comici.

Sembra addirittura che il Duca di Montasieur, precettore del Delfino di Francia, avesse minacciato Molière di bastonarlo per averlo preso a modello come l’Alceste, protagonista de Il Misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli.
Sin dal loro primo apparire sulle scene, le commedie di Molière piacquero al pubblico proprio per la novità che rappresentavano anche se, come nel caso citato, egli raramente inventava trame e soggetti originali, sfruttando piuttosto il patrimonio di autori vissuti prima di lui. La sua grandezza è stata quella di far diventare le storie comuni storie universali, valide per ogni epoca e luogo. Il Misantropo diventa dunque la storia di chi, contro il parere degli amici, non scende mai a compromessi anche a costo di urtare le deboli personalità altrui con il rischio di perdere ogni possibile protezione.
È questo il retroterra che il regista Massimo Castri affronta nell’allestimento andato in scena martedì 8 febbraio al Teatro Donizetti per la stagione di Prosa 2010-2011.
Castri si accosta a Molière riescendo a farne un autore contemporaneo il cui Alceste " malato" di misantropia, rappresenta in pieno la coscienza e il tormento del terzo millennio.
Lo spettacolo vanta ottime base come l’interpretazione sapiente di Massimo Popolizio e la traduzione di Cesare Garboli che mette in luce nel testo seicentesco il lato audace e impietoso contro la corruzione e l'ipocrisia salottiera. Nella sua opera Molière porta alla luce anche le amarezze del periodo che in prima persona stava vivendo al momento della stesura con la moglie, aspirante attrice di venti anni più giovane, che gli rendeva la vita impossibile e il suo " Il Tartufo" sotto censura.
L’autore fa del suo personaggio Alceste (Massimo Popolizio), un uomo incapace di servilismi e dunque lontano dal successo, incapace di accettare compromessi alla stregua del suo unico amico l'accomodante Filinto (Graziano Piazza). La bella società con dame e lacchè lo boicotta perché pronuncia parole quasi proibite come sincerità e libertà, ma in questo quadro Alceste finisce soggiogato dall'amore impulsivo e sofferto per la civettuola e furbacchiona Cèlimène (Federica Castellini). Come figurine i protagonisti si muovono in una scatola teatrale grigia ed efficace disegnata da Maurizio Balò, che firma anche i costumi.
I personaggi entrano ed escono da due piccoli passaggi laterali, scomodi come le loro piccole e meschine identità, sono costretti a piegarsi bardati con le acconciature e i costumi ingombranti dell’epoca, tranne Alceste burbero uomo scarno e solo che si augura un luogo solitario dove ambire a vivere come “un gentiluomo”.

dall’8 al 13 febbraio 2011
IL MISANTROPO
di Molière traduzione Cesare Garboli
regia Massimo Castri

scene e costumi Maurizio Balò luci Gigi Saccomandi
musiche Arturo Annecchino suono Franco Visioli

con Massimo Popolizio
e con Tommaso Cardarelli, Federica Castellini, Andrea Gambuzza, Ilaria Genatiempo, Miro Landoni, Davide Lorenzo Palla, Laura Pasetti, Sergio Leone e Graziano Piazza

produzione Teatro Stabile di Roma


Teatro Donizetti
da martedì 8 febbraio a sabato 12 febbraio alle ore 20.30; domenica 13 febbraio alle ore 15.30.

Costo dei biglietti da euro 11.00 a euro 30.80
comprensivo di diritto di prevenditapari al 10% sul costo del biglietto.


Per informazioni sugli spettacoli tel 035.4160678
da lunedì a venerdì 9.00-12.00 e 15.00-17.00
www.teatrodonizetti.it

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