Luci e ombre dell'anima femminile ne la Locandiera di Elena Bucci alTeatro Donizetti


Perché una donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti? Quanto ancora durerà l’illusione di una felicità costruita sulla ricchezza e sul benessere? Cosa significa accogliere davvero i viaggiatori del mondo? Svelare le illusioni d’amore ci rende più forti e felici o ci consegna ad un’inestinguibile nostalgia? E quanto ci protegge dal dolore? Quanto osservare con spietata ironia i limiti nostri ed altrui ci aiuta a perdonare e ad accettare? E’ questo l’universo di pensieri che La Locandiera di Elena Bucci lascia aperti dopo la rappresentazione vista al Teatro Donizetti come secondo appuntamento della Stagione di Prosa 2011 (fino a domenica 16 gennaio).

La Bucci, interprete e regista, rilegge in modo energico il celebre testo goldoniano portandone alla luce il meccanismo perfetto, che muove a tratti la commozione pur facendola brillare tra le risate, e che non dà alcuna soluzione ponendo invece continue domande.
Per distaccarsi dalla tradizione e dare un’interpretazione originale la regista si avventura in consapevoli sporcature dialettali che caratterizzano i personaggi e danno vitalità alle situazioni.
Lo spettacolo, apprezzato dal pubblico della replica di venerdì 16, ritrova le radici della più lucida commedia all’italiana del ‘900, spia i segreti dei comici dell’Arte, richiama l’arte delle marionette.
La scenografia è tra gli elementi più riusciti grazie alle luci di Maurizio Viani, che trasformano un un semplice tavolo in una locanda in una stireria, in una sala d’attesa del crollo di un mondo e del suo modo di vivere, infine in un vento forte che distrugge e ridimensiona i sogni di libertà e felicità di tutti i personaggi. L’uso delle ombre diventa nostalgia, mistero, vicinanza con un mondo lontano del quale ci restano immagini, documenti, dipinti, opere, ma che non possiamo più sentire nella sua complessità.
Il suono accompagna lo scorrere delle battute e le pause dei cambi scena come fosse anch’esso scenografia, amplificando le stanze e moltiplicando gli attori. Interessante la selezione delle musiche da Mozart a Vivaldi, fino all’800 e a Donizetti: un insieme di melodie che riesce a creare una colonna sonora estesa nel tempo e vibrante per l’anima.
In questo contesto la Mirandolina della Bucci intesse una sottile trama di gesti che confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni quotidiani, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a partire dalla sua locanda.
Si respira la smisurata solitudine di personaggi in balìa delle proprie ossessioni, non soltanto quella volontaria e misantropa del Cavaliere, ma anche quelle del Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali pronti ad improvvisi e fatui cambi di alleanze, o quella attonita di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla padrona avrà per premio un matrimonio senza amore.
“Riformatore” del teatro, tra continui inviti a guardarci dalle lusinghe d’amore, Goldoni ci consegna con La Locandiera un’opera sempre preziosa dalla quale traspaiono insieme tutte le umane complesse debolezze.

Teatro Donizetti
dall’11 al 16 gennaio 2011 www.teatrodonizetti.itLA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso regia Elena Bucci
disegno luci Maurizio Viani
con
Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Gaetano Colella, Nicoletta Fabbri e Roberto Marinelli
produzione CTB – Teatro Stabile di Brescia e Compagnia Le Belle Bandiere

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