Tradizione russa per il finale del Bergamo Musica Festival

Il lago dei cigni è l'opera immortale di Pëtr Il’ic Caikovskii rappresentata per la prima volta al Bolshoi nel 1877, ma che in quell’anno fu poco apprezzata per la coreografia di Julius Wenzel Resinger che non fu all’altezza né delle musiche, né delle delicate sfumature costuite dalla trama.
Per assistere alla versione oggi considerata come riferimento si dovette aspettare il 1895 grazie alla cooperazione tra il coreografo francese Marius Petipa, che firmò il primo e il terzo atto, e il russo Lev Ivanov cui spettarono gli eteri atti bianchi (secono e quarto). Ed è proprio nel solco di quella tradizione maturata in più di un secolo che si è posta la versione andata in scena sul palcoscenico del Bergamo Musica Festival per l’ultima data della Stagione Lirica 2010. Nello spettacolo proposto dal Balletto di Mosca – Teatro La Classique (in due atti e quattro quadri) per mano del coreografo Alexander Vorotnikov l’insieme è danzato incorniciato dalle scenografie tradizionali e sgargianti di Evgeny Gurenko. Il lago, elemento essenziale della trama, non è mai dimenticato e domina intravedendosi anche tra le colonne del Palazzo di Sigfrido.
I costumi disegnati da Natalia Krasiniet s’inseriscono nel solco dei canoni rituali della storia del balletto russo fatta di riferimenti iconografici etnici, di colori forti, di un gusto per il decoro ricercato con ossessione-passione.
L’allestimeno può sembrare “troppo pieno”, ma in realtà somma gli elementi culturali irrinunciabili del balletto russo in un punto di equilibrio quasi “sopra le righe” eppure dal pubblico perché ben compreso.
Il corpo di ballo è preparato sia tecnicamente che atleticamente, manca forse un po’ di emapatia alla quale è preferita la resa scolastica dei passaggi, ma sono pochi gli errori e le sincronie sono più che buone facendo della data domenicale del 19 dicembre uno spettacolo apprezzabile.

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