Don Pasquale capolavoro d'arte e musica


Una regia colta e allo stesso tempo coinvolgente è stata l’ingrediente originale che ha fatto del Don Pasquale andato in scena al Teatro Donizetti di Bergamo (3-5 dicembre) uno spettacolo vincente.
Il regista Francesco Bellotto, anche direttore artistico del teatro, ha fatto di Don Pasquale non solo un pidocchioso accaparratore di ricchezze, ma un collezionista amante del bello. Per questo i personaggi si sono aggirati in scene capaci di citare l’ambiente romano di fine ‘700 - metà ‘800 e i quadri di Giovanni Paolo Pannini celebre per i suoi dipinti di Gallerie. Così come vi sono stati richiami alla nascente arte della fotografia e alla moda parigina di metà '800 (la prima dell’opera buffa donizettiana al Thèatre-Italien fu nel 1843) narrata dalle giacche di Courbet.
Bellotto ha scelto la pittura come tema narrativo dell’intero racconto scenico al quale è stato assegnato il compito di rendere evidente il contrasto tra il collezionista Don Pasquale e l’artista-creatore Ernesto. Nel corso dell’opera, con il dipanarsi della beffa di Sofronia (Norina) culminata con lo sfregio dello schiaffo a Don Pasquale, il dominio e le certezze dell’anziano protagonista vengono via vai crollando proprio come l’architetttonica Galleria che ha fatto da scenografia alla prima parte e che resterà apparentemente scarna e grigia.
In questo spazio perimentrato da anonime pareti si espanderà la fantasia di Errnesto (caratteristica che ha fatto innamorare Norina), il potere della poesia si diffonderà e la scenografia muterà forma divenendo luogo stellato d’amore.
Nel finale la scena dunque cambia forma per segnalare la svolta della vicenda. Tutto muta: il tempo si attualizza e la conclusione è resa attuale tra gli ani ’60 e ’70 del ‘900 in abiti sgargianti della moda del periodo. Bellotto ha riproposto così la volontà stessa di Donizetti che nel 1843 volle il primo allestimento il più contemporaneo possibile. Quel Don Pasquale parlava del suo “oggi” perché attuale era la sua musica, scelta tra stilemi antichi e moderni, e continua a farlo anche nel nostro presente grazie alla simpatia e all’empatia che crea in sala.
Tra le voci si è distinta Linda Campanella (Norina) ironica ed efficace anche sotto il profilo recitativo, pienamente soddisfacente nel ruolo è stato segnalato Paolo Bordogna nella recita del venerdì e ha retto bene il confronto anche Eugenio Leggiadri Galliani nella replica domenicale.
Il prossimo appuntamento è riservato agli appassionati di danza con il Lago dei Cigni di Petr Il’Ic Caikovskij sabato 18 dicembre ore 20.30 e domenica 19 dicembre ore 15.30
Informazioni
www.donizetti.org