Dalla scena al dramma tra i dolori di Rigoletto

Si alza il sipario ed ecco che appare una grande cornice intarsiata al centro della scena: è il varco attraverso il quale transiteranno tutti i passaggi drammaturgici del Rigoletto di Giuseppe Verdi, il terzo appuntamento del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti 2010.
Una quadratura che in un primo tempo è apparentemente contorno di statue ma che, come vuole l’arte barocca sempre capace di giocare con il “secondo tempo”, si anima quando le sculture diventano maschili personaggi fauneschi o spiriti di giovani cerulee. Sono proprio queste sagome ad impersonare i moti inquieti dell’animo dei protagonisti verdiani alla corte del Duca di Mantova. Una Mantova sede della celeberrima Celeste Galleria dei Conti Gonzaga raffinatamente dalle composizioni corporee e scenografiche proposte dal regista Ivan Stefanutti in una rassegna che va dal Rinacimento, alla Maniera, al Barocco.
E’ importante la produzione di questo Rigoletto, che ha visto in prima fila il Teatro Donizetti di Bergamo insieme a quelli di Novara, Lucca e Sassari.
La stessa cornice è stata anche l’espediente sfruttato dal regista per creare «quella porta» che Rigoletto invano pretende gli venga aperta e dietro la quale sua figlia consuma l'attrazione per il Duca, padrone del protagonista, da cui scaturisce tutta la tragedia.
Per l’edizione 2010 il Bergamo Musica Festival ha costrutito l’intero proposta del cartellonone come una riflessione sul concetto di Tempo e proprio in accordo con questa premessa appare opportuna la scelta di rappresentare Rigoletto. L’opera di Verdi è infatti studiata come un perfetto orologio che regola secondo un ritmo studiato l’intera vicenda, dalla prima all’ultima scena (come dice Mario Marcarini sul quaderno edito dalla Fondazione Donizetti). Nessuna nota è sprecata o affidata al caso, pienamente funzionale a soddisfare il pubblico borghese della prima veneziana al teatro La Fenice nel 1851 tra maledizione, vendetta e fato.
Musicalmente la rappresentazione di questo Rigoletto ha goduto di una buona Linda Campanella, chiamata all’ultimo minuto per il ruolo di Gilda, mentre è risultato manchevole di empatia Robert Hyman (Rigoletto), forse penalizzato dall’origine straniera che ha influenzato la comprensione dei versi.
Ritmo serrato per il Bergamo Musica Festival. Si torna in scena sabato 13 novembre (20.30) e domenica 14 (15.30) per il Don Giovanni di Mozart. Informazioni www.donizetti.org