Cigni cui è stato sparato nelle ali

Ieri sera al Teatro Donizetti di Bergamo è stata eseguita la messa funebre del Lago dei cigni di Pëtr Il'ič Čajkovskij per la coreografia scialba e convenzionale di Alexander Vorotnikov.
Una coreografia che ha portato la danza classica indietro di decenni, con una sconfortante diminuizione di ruolo dei danzatori di sesso maschile, ridotti, nei passi a due, alla funzione di porteur. Roba che non si vedeva più nei teatri dai tempi dello Zar di tutte le Russie!
Qui, ora, non si vuol negare ad alcuno il diritto di guardare alla tradizione del balletto classico, ma non si può tacere il fatto che rifarsi alla tradizione senza tenere ben presente l’evoluzione di un’arte significa uccidere l’arte stessa. In altre parole, chi pensa che si possa ancora eseguire un balletto classico con gli stessi movimenti e le stesse coreografie dell’Ottocento non ha bene in mente il fatto che il balletto classico è un’arte e non una masserizia da rigattiere. E l’arte è soprattutto interpretazione e non stanca esecuzione.
Vorotnikov, ieri, invece di interpretare con originalità artistica un capolavoro mondiale della danza, ha celebrato una mesta e mediocre messa funebre, fatta eseguire dal Balletto di Mosca - Teatro La Classique, corpo di ballo numeroso quanto mediocre. Nessun colpo d’ala, ma mesto esercizio. Anzi, dato che la maggior parte dei danzatori sembrava facesse fatica a librarsi sul palcoscenico, verrebbe da dire che a tali cigni qualcuno abbia sparato nelle ali!
Buona la direzione dell’orchestra del Maestro Kostantin Khvatynets.
Al calar del sipario, forse complice il clima natalizio, il pubblico presente in sala si è dimostrato ampiamente magnanimo tributando agli esecutori un lungo e caloroso applauso.