Il libertino Don Giovanni al Bergamo Musica Festival

E’ la Rotonda del Palladio ad ospitare la complessità barocca dei rapporti fra i personaggi del Don Giovanni mozartiano andato in scena al Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti il 13 e 14 novembre.
L’opera, allestita con la regia di Bruno Berger Gorski ha portato sul palcoscenico cittadino la seconda delle tre “italiane” che il salisburghese scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte (precede Così fan tutte e segue Le nozze di Figaro).

L'opera venne composta tra il marzo e l'ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni e ruota attorno al personaggio del libertino mai pentito Don Giovanni.
Splendido gioiello musicale, Don Giovanni è anche una complessa macchina teatrale a partire proprio dal protagonista, come ben spiegato nel quaderno edito dalla Fondazione Donizetti.
Don Giovanni, sul palcoscenico, è un corpo che si muove, seduce, canta, emana “odor di maschio” (come da libretto). Sprigiona desiderio e lo prova. Tutto questo è l’oggetto del racconto, la molla dell’azione che fa crepitare la musica. Dopo il trionfo del corpo maschile durante il Rinascimento, e il suo oblio attorno al Seicento, l’opera mozartiana vede la luce in un momento di nuovo cambiamento. E’ composta proprio quando sta nascendo la mascolinità moderna sempre alla ricerca di un disperato bisogno del piacere. Don Giovanni, sia che consegua la soddisfazione dei sensi sia che non vi riesca, parla di essa continuamente. Con le parole costruisce il desiderio e definisce il suo corpo orientando lo sguardo altrui su di sé.
Alla definizione di questi umori collaborano il canto e il timbro della voce (nella recita domenicale buona la presenza nel ruolo di Akar Abdrazakov), le parole e i gesti che Mozart-Da Ponte richiedono all’interprete.
Alle azioni e ai pensieri di Don Giovanni il pubblico partecipa attraverso la figura del servitore Leporello (un discreto Pietro Toscano il 14 novembre) che ne raccoglie le confidenze, le chiacchiere, le idee.
Su Don Giovanni vi è ovviamente lo sguardo femminile. Attorno a lui ruotano Donna Anna (positiva la prova di Nicoleta Ardelan), Donna Elvira (non efficace Sara Galli) e Zerlina (Ewa Majacherczk).
Donne moderne, così come lo sono tutti i personaggi, che hanno un’individualità precisa e attuale. Donna Elivra è una donna libera e nobile che decide di inseguire l’uomo che ama nonostante lui la tradisca. Donna Anna è anch’essa aristocratica, ma è chiusa in un mondo di ricchezza e di convenzioni sociali. Vi è poi Zerlina, la giovane contadina, che non può essere autonoma a causa della sua posizione di popolana. Quella di Zerlina è una dimensione popolare con la quale Don Giovanni entra in contatto da manipolatore, da una posizione di comando che caratterizza tutto il suo essere.
Il contrasto tra questi due mondi è rappresentato in scena dal nero dei costumi degli aristocratici e dal tricolore francese dei popolani: rimando diretto allo spirito pre-rivoluzionario ed egualitario che esploderà in Francia dopo il 1789 come ha voluto il regista.
E’ dunque un capitolo importante questo Don Giovanni per il Bergamo Musica Festival, realizzato in coproduzione con Il Teatro del Giglio di Lucca e la Fondazione Teatro Coccia di Novara, ma che non ha goduto purtroppo di una buona direzione d’orchestra. Il direttore Jari Hamalainen ha infatti letto la partitura secondo un’impostazione ottocentesca, non definendo le frazioni settecentesche sulle quali ancora è costruito il capolavoro mozartiano.

Prossimo appuntamento Don Pasquale di gaetano donizetti 3 (ore 20.30) e 5 dicembre 8ore 15.30) www.teatrodonizetti.it

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