Il tempo scorre tra Amor ingegnoso e Il Campanello

Lo scorrere del Tempo nella letteratura comica quale componente che permette di realizzare trame dal meccanismo complesso, eppure accessibili all’ironia del pubblico. E’ attorno a questa speciale sfumatura della dimensione temporale che si è orientata la direzione artistica del Teatro Donizetti di Bergamo per il secondo appuntamento del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti.
Lo scorso 15 e 17 ottobre musica, parole e teatro hanno viaggiato sullo stesso ritmo nella rara rappresentazione di Amor ingegnoso, di Giovanni Simone Mayr, e de Il Campanello di Gaetano Donizetti.
Un raffronto tra maestro e allievo che ha messo in luce anche la differenza dettata dal passaggio tra la fine del ‘700 e l’800, dall'epoca dei «lumi» al pieno romanticismo.
L’elegante farsa veneziana di Giovanni Simone Mayr è stata infatti costruita dall’autore lungo uno scorrere lineare che racconta il paradosso apparente d’una persona creduta morta (la protagonsita femmnile) e improvvisamente tornata dal passato. La vicenda racconta di uno stratagemma costruito attorno all’arguzia femminile: una figlia fa giungere ai parenti la notizia della sua morte per raggiungere l'agognato matrimonio con chi davvero ama, un partner diverso da quello stabilito dal padre. Una storia leggera, ingenua e poco credibile: “Tuttavia la cura dell'orchestra- come spiega il direttore Pierangelo Pelucchi - la corrispondenza tra parole e gesti strumentali è minuziosa e immediata. È scuola tedesca, e molti sono gli echi mozartiani, haydniani e gluckiani, inconsueti per il pubblico italiano, calati con accuratezza e discrezione”.
Il campanello di Gaetano Donizetti è stato presentato per la prima volta in città con i dialoghi recitati e ha dimostrato di essere un congegno esplosivo per tutto l’arco drammatico, fino all’esplosione finale quando il perfido Enrico ruba ogni minuto della prima notte di nozze al farmacista Don Annibale per impedirgli di dormire accanto alla nuova giovane sposa da lui amata anni prima. La produzione è stata affidata a giovani cantanti di spiccato senso comico come il basso napoletano Filippo Morace, tornato a Bergamo dopo aver vestito i panni di Dulcamara nel 2009.
La regìa è stata affidata ad Enrico Beruschi, mentre la scenografia e i costumi sono stati firmati da Angelo Sala e realizzati dall’Accademia del Teatro alla Scala di Milano in una positiva collaborazione volta a : “Valorizzare i giovani talenti”, come ha ricordato in più occasioni il direttore artistico del Teatro donizetti Francesco Bellotto : “La farsa di Mayr – ha concluso Bellotto - è stata inoltre al centro del progetto La scuola all’opera per un’iniziativa che ormai da anni punta a creare un nuovo e competente giovane pubblico”.