La mistificazione eterosessuale

La mistificazione eterosessuale di Elio Modugno pubblicato nel 1991 da Kaos edizioni è, complessivamente, un libro datato, legato com'è al clima rivoluzionario della sinistra anni Settanta e alla lotta di classe e per i diritti delle minoranze.
Inoltre, in molte parti del volume si ha come la sensazione che l'autore sia troppo asseverativo, non portando, tra l'altro, sufficienti prove di ciò che afferma. È vero che – con tutta evidenza – egli si rifà alle teorie di illustri pensatori come Freud, Marx, Reich e Marcuse (per dirne alcuni), ma è altrettanto vero che qualche esempio pratico e qualche prova testimoniale non avrebbero nuociuto all'impianto teorico costruito dallo studioso, soprattutto quando egli va oltre il pensiero dei suoi Maestri e li supera o li contraddice apertamente.
Ad ogni modo, al di là delle pecche messe ora in rilievo, il saggio offre più di uno spunto su cui riflettere.
Ad esempio, quando Modugno afferma:
“Si è detto come la sessualità sia repressa anzitutto in estensione, nel senso appunto che si inibisce la totalità erogena del corpo proprio e altrui, nonché la possibilità di investire cariche sessuali verso individui di qualunque sesso. La sessualità istituzionalizzata dal sistema è una sessualità abbrutita, depauperata e modellata sull'esigenza ossessiva della penetrazione fallica, basata esclusivamente sul postulato dell'erezione fallica, della ricezione del pene da parte della vagina, della eiaculazione. Questo tipo di sessualità tradisce una delle maggiori preoccupazioni di fondo del sistema: la garanzia della procreazione.” (p. 43)
mette bene in rilievo come la sessualità umana sia soprattutto un fatto culturale (e ben poco naturale) e come, per troppi individui, essa sia vissuta in modo repressivo, in quanto tali individui hanno (o avrebbero) subito una sorta di istituzionalizzazione dell'atto sessuale al fine di renderlo sempre potenzialmente un atto procreativo. La prole, infatti, ricorda l'autore, è garanzia di maggiore forza lavoro a disposizione dei capitalisti.
Immediatamente dopo quanto citato, Modugno spiega la sua visione della “vera” natura della sessualità:
“La sessualità è forza relazionale, è ricerca fusionale, è una forza psico-biologica che lega l'individuo agli altri, gli fa sentire il piacere della sua fusione con gli altri, abbatte ogni ostilità e oppressione nel suo rapporto con gli altri; solo nella sessualità autentica i rapporti tra gli esseri umani sono rapporti umanizzati, genuini, non strumentali. [...] Un rapporto sessuale autentico è il solo rapporto dove due individui instaurano un clima di reciproca fiducia e familiarità, una reciproca compenetrazione psicofisica, un totale abbandono dell'uno all'altro, una premura e un profondo rispetto dell'uno per l'altro, una situazione di perfetta uguaglianza per entrambi, facendo vivere il tutto con immenso piacere.” (p. 44).
Modugno, con tali parole, mette bene in evidenza come la sessualità sia soprattutto un incontro, una conoscenza relazionale. Dalle sue parole risulta chiaro come tale incontro – se vissuto per mezzo di una “sessualità autentica”, “liberata” - non possa mai essere un incontro di sopraffazione (fallocratica), ma come esso sia sempre una relazione paritetica, di assoluta uguaglianza.
Va da sé che tale incontro di “uguali”, di omologhi, per Modugno, si può realizzare solo nell'esperienza omosessuale, se vissuta in modo autentico: ovvero un'omosessualità che, nel suo realizzarsi praticamente, non ricalchi i ruoli eterosessuali del maschio e della femmina, ossia di colui che penetra e di colui/colei che viene penetrato/a, ma sia un rapporto potenzialmente alla pari (*), nel quale – afferma oltre con una metafora – in modo “rivoluzionario”, un uomo con la barba bacia un altro uomo con la barba (**).
Solo con l'esperienza omosessuale autentica, per Modugno, l'individuo può imparare ad amare e, una volta che esso sa amare in modo autentico e liberato, può anche trasporre tale pienezza d'amore su individui di sesso diverso (***), ovviamente con un processo psichico che coinvolge le pulsioni narcisistiche (con un meccanismo di proiezione) di ognuno dei partner: la proiezione narcisistica aiuta (aiuterebbe), infatti, l'individuo a credere che l'altro partner di sesso diverso sia uguale a sé.
Ogni rapporto, dunque, è psichicamente un rapporto di tipo omosessuale e solo la censura (e la repressione) imposta dalla società spinge a far credere alle persone che l'atto eterosessuale sia tale anche a livello psichico.
Molto insiste il saggista sull'aspetto repressivo dell'eterosessualità istituzionalizzata; eterosessualità che, a livello psichico, come detto, non esiste (esisterebbe), essendo ogni rapporto, anche quello che coinvolge un uomo e una donna, psichicamente sempre un rapporto omosessuale. Scrive, tra l'altro, a tale proposito:
“L'eterosessualità, così come si è storicamente realizzata, è pura acquisizione comportamentale, frutto di una feroce imposizione socio-culturale. Non esiste a livello biologico o psicologico alcun istinto innato che porti all'eterosessualità. [...] Il primo ambito di acquisizione dell'eterosessualità è oggi la famiglia nucleare inserita in un contesto sociale maschilista.” (p. 89).
Inoltre, l'eterosessualità istituzionale veicolata dalla famiglia nucleare borghese ha imposto, oltre al rapporto fallocratico oppressivo per la donna (o per l'uomo non coinvolto in un rapporto omosessuale liberato), anche l'esclusività del rapporto e il possesso del partner/oggetto (vissuto dal maschio penetratore come narcisistico e feticistico potenziamento del proprio fallo).
Ma, proprio perché la sessualità liberata è incontro relazionale autentico tra pari, essa non può essere esclusivista, né possessiva: i partner (anche quando impegnati in una relazione “duratura”) devono avere esperienze sessuali (anche “occasionali”) con altre persone di entrambi i sessi, per poter ampliare la propria conoscenza e per poter aumentare le proprie capacità di amare il genere umano (****).
Come si possa attuare la liberazione sessuale Modugno spiega nell'ultimo capitolo del saggio con ipotesi “terapeutiche” e “politiche” (da attuarsi sia nella società, sia nella psiche delle persone), che, inevitabilmente, sfociano nell'utopia che, tra l'altro, prevedono la fine dell'istituto della famiglia nucleare borghese (p. 222) (tra l'altro, veicolo “dell'ideologia della sottomissione all'autorità” p. 103) e l'abbattimento del tabù dell'incesto (p. 226) (causa prima della “schizofrenia sessuale, che scinde l'affetto dal sesso” - p. 99).
Una società liberata sessualmente, vaticina l'autore, sarà in grado di scrivere una nuova storia dell'umanità, nella quale la violenza è annullata dall'amore. Scrive, infatti, Modugno:
“Se la storia eterocratica è stata una storia di sfruttamento, di oppressione e di sangue, quella in cui il desiderio omosessuale sarà finalmente liberato porrà invece fine agli spargimenti di sangue e alle varie forme di oppressione, appunto perché la forza dell'eros unisce gli esseri umani e li realizza nel loro bisogno di fusione.” (p. 247).
Un saggio, dunque, quello di Modugno che, al di là delle critiche sopra esposte, ha – ancora oggi – una notevole carica eversiva.

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(*) “Certo, non è necessario che in ogni rapporto l'uno faccia esattamente le stesse cose dell'altro – l'importante è che nell'insieme dei rapporti le faccia, abbia la possibilità di farle, e le sappia fare.” (p. 207).
(**) “In tal senso è davvero rivoluzionario che un maschio con barba baci nell'amplesso sessuale un altro maschio con barba, poiché proprio questi due volti barbuti in reciproca attrazione sessuale abbattono gli schemi esclusivisti della monosessualità eterosessuale.” (p. 210).
(***) “Il rapporto omosessuale liberato è l'unico rapporto nel quale questa uguaglianza può concretizzarsi, consolidarsi, per poi essere trasposta anche nel rapporto eterosessuale liberato.” (p. 206). “Infatti, proprio in quanto il maschio si è abituato a vivere la pariteticità nel rapporto omosessuale, nei limiti del possibile cercherà di conservare questa pariteticità anche nel rapporto eterosessuale;” (p. 207).
(****) “In definitiva, la sessualità deve essere estesa al maggior numero possibile di individui, e se proprio in questa estensione risiede il suo valore umanizzante, l'amore come possessività non ha più senso, è anzi alienazione.” (p. 212).