Kohlhaas

Il confine tra legittimo desiderio di giustizia e sete di vendetta a volte può essere labile e dall’uno si può passare all’altro senza neppure accorgersene. La colpa del travalicare dall’uno all’altro sentimento, spesso, non è di chi il passaggio compie, ma di chi il passaggio induce (involontariamente) a compiere. Ovvero, laddove la giustizia non è garantita, ecco che il pericolo che si passi alla vendetta diventa, giorno dopo giorno, più concreto.
In Kohlhaas, narrazione teatrale che Remo Rostagno e Marco Baliani hanno tratto dal racconto Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist, si narra proprio un caso di passaggio dalla ricerca di giustizia all’esecuzione di una vendetta. Vendetta che diventa insurrezione popolare, o forse sarebbe il caso di parlare di vera e propria rivolta. Ma dipende dai punti di vista: insurrezione per coloro che i soprusi compiono; rivolta per coloro che gli stessi soprusi subiscono.
Nel testo i due autori puntano l’attenzione su parole forti quali “legge”, “perdono”, “sopruso” e “amnistia”. Su tali parole ne aleggia un’altra, che tende a farsi valere a loro discapito (o a loro vantaggio): “potere”. Chi detiene il “potere” amministra la “legge”, concede il “perdono”, elargisce “l’amnistia”. Oppure compie dei “soprusi” che si possono far passare come “scherzi” (altra parola che risuona sinistra nel testo), o ai quali ci si può ribellare...
A raccontare la vicenda di Kohlhaas c’è Marco Baliani. Solo in scena, seduto su una sedia al centro del palco e di un cono di luce. Baliani conduce la sua narrazione aiutandosi con semplici mezzi: la gestualità delle braccia che, spesso, si fa ampia; la modulazione della voce che non tende a mimare quella dei vari personaggi, ma a rendere lo stato d’animo degli stessi; l’uso dei piedi per creare semplici ma suggestivi effetti sonori. Su tutto il potere evocativo della parola che trascina il pubblico nella vicenda privata e dolorosa del protagonista. Vicenda che diventa pubblica e che interpella tutti, perché il problema della giustizia riguarda ognuno di noi.
Al termine della narrazione il pubblico presente ieri sera al Teatro Donizetti di Bergamo ha tributato a Baliani un lungo, caloroso e meritato applauso.