Un Amleto scuro e contemporaneo

Classico shakespeariano con il quale ogni artista sogna di confrontarsi almeno una volta nella carriera, Amleto si veste di contemporaneità nella versione moderna e agile curata da Armando Pugliese, con Alessandro Preziosi, nei panni del protagonista in scena a Bergamo al Teatro Donizetti per la Stagione di Prosa fino a domenica 14 febbraio.
In questo allestimento il principe di Danimarca ci mostra il suo lato più debole, aggira il mondo reale, si rifugia nella sua fragilità, e prova a consegnare allo spettatore una chiave per aprire varchi rispetto ai quali lo stesso Amleto rimane nascosto.
Forza e debolezza, impulsività e calcolo, sensibilità e riflessione: tutto é estremo in lui, che con il suo idealismo si pone sulla scena a testimoniare, assieme a un dramma personale, i conflitti e le aspirazioni di ogni giovane contemporaneo che abbia una concezione dell’esistenza e intanto debba sperimentarne la corruttibilità.
Amleto è un giovane che lotta con armi impari contro le armi del potere, contro un sistema che nasconde dietro cerimoniali impeccabili e un’apparenza accattivante tutta la sua brutalità, contro un quadro che erige raffinate forme di controllo incentrate su un’educazione repressiva e un apparato di sorveglianza.
Un organismo di corte rigido e austero ben assecondato dall’allestimento che, in realtà velocemente intercambiabile, punta su di una dimensione truce e scura con mobili in legno dai profili netti, porte bordate di pietra arenaria, fondali a macchie dalle tonalità bruciate e grigie che s’integrano alle luci e alla ripresa attenta di costumi del rinascimento del nord europeo.
A far da contraltare agli abiti del re, chiara citazione del ritratto di Enrico VIII di Holbein, e di tutta la corte stanno le due figure qui inseparabili di Amleto e dell’amico Orazio in camicia bianca scarna e trasparente.
L’allestimento e il ritmo teso sottolineano l’interpretazione data al testo di Shakespeare qui posto come un’interrogazione a distanza della realtà, utilizzando parole potenti che fanno della rappresentazione teatrale un momento di riflessione collettiva, ma anche luogo ricco di inganni: come quello usato da Amleto per "prendere in trappola la coscienza del re”.

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