Una Filumena austera e pragmatica

I figli sono tutti uguali”: dice Filumena Marturano guardando dura con orgoglio Don Domenico Soriano e, in quell’Italia del 1946 (anno di scrittura del testo), tali non lo erano ancora.
La commedia porta infatti alla luce il tema, scottante in quegli anni, dei diritti dei figli illegittimi. Solo il 23 aprile 1947, infatti, l’Assemblea Costituente approvò l’articolo che stabiliva il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio, mentre addirittura otto anni più tardi, nel febbraio del 1955, venne approvata la legge che abolì l’uso dell’espressione “figlio di N.N.”.
Quello messo in scena al Teatro Donizetti martedì 26 gennaio (in replica fino a domenica 31 nell’ambito della Stagione di Prosa) è dunque un testo che racconta legami di sangue e vincoli d’amore, attraverso la narrazione delle vicende e l’illustrazione delle scelte drammatiche di una donna sola negli anni centrali del ‘900.
Un vicenda che comunica agli spettatori la dirompente vitalità, sia intellettuale che caratteriale dell’ eroina partenopea che, pur nell’ambito di una commedia sociale, prende le sfumature di un personaggio della tragedia classica. Filumena sembra essere una Medea alla rovescia.
La protagonista vive infatti da popolana ferita i ripetuti abbandoni di un uomo che l’ha sempre relegata ai margini della società, ma reagisce quando il suo Domenico Soriano si innamora di una donna più giovane, vendicandosi imponendogli la responsabilità del vincolo familiare anche nei confronti di due figli non suoi. Lo fa in modo teatrale fingendosi moribonda per strappargli un matrimonio in extremis e rivelandogli l’esistenza, ma non l’identità di un figlio avuto da lui.
A farle raggiungere il suo obiettivo non sono però questi espedienti, ma piuttosto la sua forza e la sua determinazione, unite alla sua autentica capacità di amare.
Scritta per la sorella Titina, nella commedia di Eduardo De Filippo con la regia di Franceco Rosi prevale la protagonista di Lina Sastri e quasi scivolano in secondo piano i personaggi maschili.
La Filumena di Lina Sastri è austera, pragmatica e rappresenta una donna irrigidita dal dolore di una vita negata, che afferma la dignità femminile in un grido di ribellione.
Filumena, una matura signora con un passato da prostituta, è stata per trent’anni la mantenuta di Don Domenico (Mimì) Soriano, ricco pasticciere napoletano e suo cliente di vecchia data, di fatto amministrandone e sorvegliandone i beni e la casa come una vera e propria moglie. Per costringere Don Mimì a sposarla e a fargli smettere la sua vita dissoluta “dietro alle ragazzine”, Filumena si finge morente. Don Domenico, che la crede in fin di vita, ingannato dalla falsa prospettiva di un breve legame, accetta l’idea delle nozze.
Scoperto l’inganno Domenico si rivolge a un avvocato che, inesorabilmente, spiega a Filumena come il suo stratagemma sia stato inutile: un matrimonio contratto con l’inganno non può essere valido. Davanti al trionfo di Domenico, la donna si sfoga raccontandogli il disprezzo per la sua vita dissoluta e la sua ingratitudine e gli confessa di avere tre figli, uno dei quali è suo, cresciuti e assistiti rimanendo sempre nell’ombra, senza mai rivelarsi come madre. Pur certa della sola paternità del figlio avuto da Mimì, Filumena non intende svelargli chi sia suo figlio, in nome della triplice maternità che difende con violenza perché “i figli sono i figli e devono essere tutti uguali”. Domenico si sente giocato. Il matrimonio non si farà comunque. Ognuno per la sua strada, Filumena con i suoi figli, Soriano per suo conto. A risolvere la situazione interviene un inatteso colpo di scena, che fa precipitare repentinamente il terzo atto verso la conclusione: i tre ragazzi si rivolgono a Domenico chiamandolo “papà”. Mimì, preso da profonda commozione, si arrende, scopre il sentimento paterno assieme alla generosità di un disinteressato altruismo che gli fa accettare i due figli non suoi e rinunciare, non senza sofferenza, a sapere chi è il suo figlio naturale. Filumena ha vinto.

dal 26 al 31 gennaio 2010 Teatro Donizetti Bergamo. Stagione di Prosa.
FILUMENA MARTURANO di Eduardo De Filippo
regia Francesco Rosi; scene Enrico Job; costumi Cristiana Lafayette; luci Stefano Stacchini

con Lina Sastri e Luca De Filippo e con Nicola di Pinto, Antonella Morea, Silvia Maino, Gioia Miale, Carmine Borrino, Geremia Longobardo, Antonio D’Avino, Giuseppe Rispoli e Chiara De Crescenzo; produzione Teatro di Roma e ElleDiEffe