SETA • ORO • CREMISI. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti edegli Sforza

SETA • ORO • CREMISI
Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza
29 ottobre 2009 - 21 febbraio 2010


“Io, sua figlia prediletta, mi ero fatta abbigliare con l’abito rosa orlato di velluto nero e ricami d’oro e sciogliere i capelli secondo il privilegio consentito alle donne reali. Le dame assistono sedute su scranni e banconi dai dorsali di velluto morello…”

Le cesellate scelte linguistiche e la terminologia accurata della sofisticata scrittura di Maria Bellonci nel suo Rinascimento Privato sembrano essere la cornice ideale per inquadrare la sofisticata esposizione SETA • ORO • CREMISI. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza allestita presso il Museo Poldi Pezzoli a Milano fino al 21 febbraio, volta ad illustrare la straordinaria produzione artistica legata all’antica tradizione manifatturiera e alle sue sorprendenti innovazioni tecnologiche.
Una mostra che ci porta direttamente nella Milano del 1442 con l’arrivo in città di due setajoli, provenienti da Firenze e da Genova invitati da Filippo Maria Visconti, che portarono nella capitale lombarda la lavorazione della seta, dando vita a un’attività e a una tradizione che in molti casi hanno anticipato numerose soluzioni della modernità.

“Dionisia mi ha vestita di tabì bianco listato di turchino, con un diamante legato sulla fronte che manda raggi quando scuoto la testa. Mia sorella Beatrice, tenuta per mano dalla governante, è vestita di raso cremisi e corpetto di velluto nero”: sono ancora le parole di Maria Bellonci e del suo personaggio Isabella d’Este a tornare alla memoria lungo la visione delle 50 preziose opere presenti al Poldi Pezzoli: raffinati velluti a disegno, damaschi e lampassi, per lo più broccati con oro e argento, il rarissimo caftano appartenuto ad un boiardo della Valachia, ricami in seta con oro e perle, carte da gioco, preziosi codici miniati, oreficerie e dipinti.
Manufatti che documentano lo strettissimo intreccio tra le arti suntuarie che caratterizzava la produzione milanese e insieme le origini e lo sviluppo di una nuova attività tessile che, per la complessità e per la rapidità – solo 40 anni – con cui raggiunse vertici ineguagliabili per qualità e che rese il caso milanese unico nella storia della tessitura serica.
Veri capolavori, che conferiscono ulteriore rilevanza all’esposizione poiché testimoni dei sorprendenti risultati di uno studio – mai fino ad ora così completo ed esaustivo – dedicato ai tessuti auro-serici lombardi del XV secolo. Una ricerca, progettata dall’ISAL (Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda) e condotta in collaborazione con nove istituzioni europee, che per la prima volta ha documentato con chiarezza l’eccellenza delle tecniche di lavorazione ed è pervenuta al riconoscimento di reperti tessili esistenti che mai nessuno aveva individuato.
L’indagine realizzata da Chiara Buss, direttore del Dipartimento Arti Applicate ISAL, e da Annalisa Zanni, direttore del Museo Poldi Pezzoli, SETA • ORO • CREMISI, oltre a guidare il visitatore nella scoperta di opere d’arte, alza il sipario sul contesto culturale e sociale alla corte dei Visconti e degli Sforza. Una ricognizione storica dalla quale affiorano le caratteristiche di una città in forte dialogo con l’innovazione, capace di incoraggiare e attrarre competenze tecniche specializzate, di sviluppare tecnologie sofisticate e in grado di conferire valore aggiunto al proprio lavoro. Attitudini, queste, che da sempre hanno rappresentato l’identità del capoluogo lombardo e che hanno fatto di Milano un modello imprenditoriale.
Fra i protagonisti della mostra e dell’evoluzione tessile milanese, c’è il cremisi. Una sostanza colorante derivata dalla cocciniglia che nelle sue innumerevoli tonalità del rosso – dall’arancio al bruno – domina le sale espositive esaltando il gusto raffinato dei setajoli lombardi ma, al tempo stesso, rivela anche l’articolato e modernissimo contesto economico dell’epoca. Milioni e milioni di cocciniglie, di provenienza orientale o mediterranea, erano al centro di serrate trattative commerciali che si svolgevano anche in mercati molto lontani: da Baghdad alle coste del Mar Nero. Prodotto molto pregiato e costoso, il cremisi era considerato ovunque, dall’Europa alla Cina, un elemento imprescindibile nella determinazione della qualità e del valore dei tessuti, e dunque nell’organizzazione di un efficiente assetto produttivo, distributivo e di vendita.
In questo scenario affiora inoltre il ruolo primario della manodopera femminile nel campo della filatura della seta e dell’oro. Un ruolo che ha condotto alcune magistrae milanesi a notevole ricchezza e status, al contrario di quanto pare avvenisse in altri centri italiani nello stesso periodo.

Anche il percorso espositivo non è definito dal disegno, ma dalle materie impiegate e dalla raffinatezza delle lavorazioni, ed è stato così pensato per sottolineare quella mistura di lusso e tecnologia che ha identificato la corte più ricca e potente della penisola italiana nella seconda metà del Quattrocento. Apre la mostra il tema dei tessuti araldici. Spiccano il rarissimo velluto a tre colori, broccato in oro, tessuto a memoria del matrimonio di Ludovico il Moro con Beatrice d’Este nel 1491, e il famosissimo ritratto di Ludovico – non più visto dal 1939 – a testimoniare il ruolo comunicativo affidato ai colori personalizzati, ai disegni, agli stemmi e ai motti dei committenti nel gioco del potere. Seguono poi una carrellata di velluti, lampassi e damaschi che documenta la qualità di tessitura, di tintura, di filatura dell’oro e infine una sezione dedicata al ricamo in Lombardia nel corso del secolo e a quelle particolarissime tecniche che lo diversificano da tutti gli altri laboratori italiani. Fra queste, l’applicazione di paillettes dalle più diverse forme, come nel ricamo del paliotto di Beatrice d’Este, appartenente al Poldi Pezzoli e restaurato per l’occasione grazie al contributo del lanificio Vitale Barberis Canonico, che dal 2007 affianca il Poldi Pezzoli nell’importante lavoro di ricerca scientifica e di conservazione dei manufatti tessili del Museo. Fra i molti esemplari esposti un prezioso baldacchino processionale proveniente da Lodi con applicazioni di perle e smalti, tecniche che lo avvicinano più all’oreficeria che al ricamo.
Accompagna l’esposizione un volume a colori, edito da Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it), che oltre ai saggi e alle schede delle opere presenta i risultati delle analisi eseguite sulle tinture con un metodo mai applicato finora in Italia.

La mostra, prima di cinque che verranno organizzate in diversi musei nell’ambito del più vasto progetto ISAL La produzione serica in Lombardia, dal 15° al 20° secolo | PSL, arricchisce e completa il corpus di ricerche e pubblicazioni che l’ISAL negli anni ’80 e ’90 ha dedicato al Rinascimento lombardo e al contempo prosegue il percorso di valorizzazione delle collezioni di arte decorativa, iniziato dal Museo Poldi Pezzoli negli stessi anni.

I temi della mostra ci guidano nelle sezioni riservate all’araldica, alle tinture, ai decori, ai ricami e in conclusione sovviene alla mente ancora un brano di Maria Bellonci a ricordarci quanto il fasto del Rinascimento fosse intrecciato al Privato “..dovete aver toccato punti amari di sofferenza, subito qualche ferita da morirne nel vostro animo, magari mentre sceglievate il più bello dei vostri broccati”.