Un altro momento divino per i Giorni felici

« Un altro giorno divino. »: inizia con il suono del campanello e questa affermazione della protagonista Winnie Giorni felici di Samuel Beckett, in scena al Teatro Donizetti di Bergamo per la Stagione di Prosa 2009 dal 15 al 20 dicembre.
Opera poetica e insieme tragica è questa una rappresentazione di una donna qualunque: Winnie che affonda lentamente ed inesorabile nella sabbia e, tuttavia, vuole ricordare i suoi giorni felici.
L’immobilità del personaggio è un “Niente” senza inizio e senza fine; la realtà scenica è circoscritta da un riso feroce e mansueto. In scena Winnie non è sola, ma ha nell’altro personaggio, il marito Willie, non un interlocutore bensì un ascoltatore con cui parlare in continuazione, interrompendosi soltanto per compiere i pochi gesti che la posizione le consente.
Pag 34: […] Questa poi (Pausa). Le parole mancano, ci sono delle volte in cui perfino loro mancano. (Voltandosi un poco verso Willie) Non è vero, Willie? (Pausa. Voltandosi un po’ di più) Non è vero, Willie, che persino le parole mancano, a volte? (Pausa. Si volta verso la sala) E che cosa si deve fare, allora, aspettando che tornino? Strigliarsi il pelo, se non è già stato fatto, o se c’è qualche dubbio, tagliarsi le unghie se hanno bisogno di essere tagliate, sono tutte cose che ti aiutano a tirare avanti. (Pausa). E’ questo che trovo meraviglioso, che non passa giorno… (sorride) …per dirla nel vecchio stile… (il sorriso cade) … senza qualche benedizione… […]In ogni gesto insignificante, la protagonista ricerca la felicità.
La normalità delle frasi dei due personaggi emerge nell’anormalità della situazione. La protagonista cerca di proteggere il falso Io dall’Io autentico, nascondendo a se stessa, prima ancora che agli altri, la realtà della propria agghiacciante situazione.
pag 40 […] Eh, sì, così poco da dire, così poco da fare, e una tale paura, certi giorni, di trovarsi… con delle ore davanti a sé, prima del campanello del sonno, e più niente da dire, più niente da fare, che i giorni passano, certi giorni passano, passano e vanno, senza che si sia detto niente, o quasi, senza che si sia fatto niente, o quasi […]
Nello spazio scenico risuonano frasi illusorie. pag 46:[…] Qualche volta sbaglio. (Sorriso) Ma di rado. (Il sorriso cade) Qualche volta è tutto finito, quel che può dare il giorno, tutto fatto, tutto detto, tutto è pronto per la notte, e il giorno non è finito, tutt’altro che finito, la notte non è pronta, tutt’altro, tutt’altro che pronta. […]

In Giorni felici Beckett prende il normale "dramma di conversazione" e lo svuota da tutte le sue componenti significative, fino a renderlo pallido specchio della misera condizione umana. Il dialogo è portato all’esasperazione, costringendo i protagonisti ad un’immobilità quasi totale in una lenta scarnificazione dei mezzi espressivi. Winnie, il personaggio principale, è una donna sulla cinquantina, bionda, grassottella. È sepolta fino alla vita in un alto cumulo di sabbia. Ha una capiente sporta nera piena di oggetti interessanti incluso un pettine, uno spazzolino da denti, un dentifricio, un rossetto, una lima per unghie ed un organetto. Ha anche un parasole ed una rivoltella, che ama accarezzare. Il suono stridente di un campanello isolato e fuori scena scandisce le ore di veglia da quelle del sonno.
Winnie è felice della sua esistenza, seppure immobile: nonostante quanto possa capitare, afferma senza ombra di dubbio che la giornata sarà sicuramente un altro giorno felice. Suo marito Willie, un uomo sulla sessantina dal cranio sfondato e vuoto, vive in una cavità del cumulo di sabbia alle spalle della moglie, quasi fuori dal suo campo visivo per l'impossibilità di movimento di lei. Al contrario di Winnie può ancora muoversi, anche se l'unico modo è quello di strisciare. Nonostante il chiacchierio continuo di Winnie e le continue richieste da parte di lei di una risposta, Willie si esprime a monosillabi leggendo piccole citazioni dal giornale, solo a conferma che riesce ad ascoltarla. Nel secondo atto, aperto come il primo dal suono del campanello, Winnie è sepolta fino al collo, con la sola testa fuori dal cumulo di sabbia. Continua a parlare, ma non può più raggiungere la sua borsa né voltarsi per guardare il suo amato Willie. È sorprendentemente ottimista durante tutto il dramma, solo pochi accenni alla monotonia e al fatto che suo marito viva alle sue spalle fanno presagire una sottile amarezza della sua condizione. La pièce si conclude con Willie che striscia fino a Winnie, mentre lei lo osserva cantando un motivetto ascoltato dall'organetto nel corso del primo atto.
Il titolo Giorni felici allude ad un modo di dire che Winnie prende alla lettera, quasi come un motto di vita proprio. Il dramma attinge a piene mani al dato visivo come punto di partenza di una situazione disperata, allo stremo, in cui l'individuo cerca inutilmente e disperatamente di riscattarsi, senza però riuscirci.

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