Romeo e Giulietta e dintorni …

Il sipario si alza e Romeo e Giulietta sono stesi su di una lastra lapidea, li guardiamo di scorcio, di sotto in su, quasi a ricordarci Il Cristo Morto di Mantegna: si apre così il suggestivo ed efficace allestimento del balletto Romeo e Giulietta, dall’omonima tragedia di William Shakespeare, su musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij per la chiusura del BergamoMusica Festival 2009 nella versione proposta dal Balletto di Milano.
Dalle note di Michele Rovetta, che ha riunito con omogeneità musicale e drammaturgica il materiale delle tre versioni di Romeo e Giulietta (1869, 1870, e 1880, determinate da altrettanti ripensamenti del committente Balakirev) e altre pagine del Maestro russo adatte alla vicenda, si comprende l’accurata riflessione operata dal Balletto di Milano di Carlo Pesta per mettere in scena questo spettacolo grazie al lavoro del coreografo Giorgio Madia.
Pëtr Il’ič Čajkovskij compose infatti l’Ouverture-Fantasie Romeo e Giulietta, ispirata all’omonima tragedia shakespeariana, nel 1869, la modificò profondamente nel 1870 (riscrivendone intere parti) e la rielaborò ulteriormente nel 1880 (modificandone la parte finale). Per questo nuovo balletto, di cui l’Ouverture-Fantasie è punto di partenza e fulcro musicale, non ci si è avvalsi solo della celebre versione definitiva, ma anche delle altre due, dando allo spettatore l’occasione - che al momento neanche il mercato discografico sembra offrire - di conoscere praticamente tutto il contenuto (qui presentato sotto forma di quattro frammenti) dei manoscritti di Romeo e Giulietta lasciatici da Čajkovskij e custoditi a Mosca. Gli altri brani scelti per questo balletto, tutti di Čajkovskij, sono tratti dalle musiche di scena per La fanciulla di neve di A.N. Ostrovskij, op.12, dalle musiche di scena per Amleto di Shakespeare, op. 67a, dalla Terza Sinfonia, op. 29, e dalla Suite n. 1 per orchestra, op. 43.
Non pochi di questi brani ebbero in sorte il distacco dal contesto originario (o l’inserimento in un nuovo contesto) già per opera del loro stesso autore: la Marche miniature, in un primo momento esclusa dalla Suite n. 1 (e pubblicata separatamente), vi fu poi reintegrata; anche l’Intermezzo dalla stessa Suite fu candidato all’esclusione. Gli entr’acte dell’atto III, IV e II di Amleto sono rispettivamente: la riorchestrazione di un mélodrame (melologo) per La fanciulla di neve; l’Elegia in memoria di Ivan V. Samarin; una versione abbreviata del secondo movimento (“alla tedesca”) della Terza Sinfonia, della quale in questo balletto viene eseguito anche il terzo movimento.
Si può dire che anche la musica di Romeo e Giulietta, nata per la sala da concerto, sia in parte diventata musica teatrale già per opera di Čajkovskij: in un duetto operistico che egli lasciò incompiuto. Tale duetto sarebbe potuto diventare parte di un più ampio progetto che non fu mai realizzato, poiché Čajkovskij aveva deciso di comporre un’opera basata su Romeo e Giulietta di Shakespeare. Si legge in una sua lettera del 1878: «mi par strano non aver visto fino ad ora come fossi predestinato a musicare questo dramma. Non ci sono imperatori, né marce […]: c’è amore, amore, e amore»; e in un testo del 1881: «la mia decisione è definitiva – scriverò un’opera su questo soggetto».

Sulla scena i primi ballerini Teresa Molino e Martin Zanotti aprono il primo atto danzando fedelmente sull'ouverture (1880) per un concentrato visionario della vicenda shakespeariana.
Le coreografie di Madia sono amalgamate da unità e coerenza, il ritmo e la plasticità delle movenze suggeriscono l'azione scenica rendendola però eterea ed impalpabile grazie anche allo scarno allestimento giocato su sontuosi costumi completamente neri o bianchi e tendaggi bianchi a far da fondali.
Affascinante è la casualità temporale con la vicenda che è smontata e ricomposta, esaltata dai gesti fluidi di Teresa Molino (Giulietta) ed eleganti di Martin Zanotti (Romeo). Positiva anche la prova delle altre ballerine: precise negli atterraggi e negli incroci.
Un riconoscimento va anche alla presenza dal vivo dell'Orchestra Sinfonica Italiana diretta con rigore da Giuseppe Acquaviva, splendidi i costumi di Cordelia Mattheus.

Commenti