Arte come Cura: la forza del teatro

Danza di Mia Martini

Danza sul velluto sul cristallo
Del tuo tempo meno bello, e qualcuno con te.

Danza bella donna piccola donna
Distorsione del tempo e qualcuno con te.

Tu danza sul dolore e la danza consumera’
Noi lasciamo che sappia il cielo quello che sa’

Danza e piu’ chiarezza e pudore
E meno rabbia e piu’ amore e’ gia’ qualcosa che va’.

Danza, sulla tua strada che danza
Sulla tua casa che danza se non puoi fare di piu’

Danza sulla tua vita che daaanza
Su tutto quello che manca, se non puoi fare di piu’
Ohhh si, danza. Su tutto quello che manca…danza

Si apre con le parole dell’incisiva canzone di Mia Martini il Simposio organizzato il 5 novembre da Teatro Prova per una giornata dedicata al valore sociale, culturale, riabilitativo e terapeutico del teatro. Il progetto «Teatro buona medicina-azioni sociali delle arti», realizzato da Silvia Barbieri, Oreste Castagna e Ferruccio Graziotto, è stato presentato e condiviso nella mattinata del 5 novembre con i rappresentanti delle istituzioni, della scuola e dell'università, dell'Asl, delle fondazioni e delle associazioni, in Sala Piatti, in Città Alta.
«Questo momento – spiega Silvia Barbieri de Il Teatro Prova – è stato finalizzato a sottolineare e rendere visibili 25 anni di lavoro nei quali il valore dell'arte si è affermato come possibilità di cura e come azione culturale e sociale. Dal 5 al 7 novembre abbiamo creato le condizioni per un’ analisi del valore della messa in rete di progetti che, appunto, usano le arti performative in ambito socio-assistenziale».
I lavori del Simposio tenutosi presso il Teatro San Giorgio, nel pomeriggio del 5 novembre, hanno affrontato a 360 con il valore del teatro Arte che cura attraverso racconti, testimonianze, performance e video di esperienze sociali nei settori della disabilità, della psichiatria, del carcere, della terza età, dell’intercultura, della tossicodipendenza, dell’affido familiare.
Tra gli interventi più incisivi vi è stato quello di Ivo Lizzola, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bergamo : “In questi anni l’esperienza del Teatro come Cura è stata tra le più preziose di quelle sviluppate sul nostro territorio, è stata una componente importante per riuscire a tessere forme di cura tra donne e uomini, generazioni, famiglie in situazioni di difficoltà.
Quando il Teatro entra in dialogo con i disabili, i malati psichiatrici, i carcerati va a curare i paradigmi nei quali sono ingabbiate le istituzioni ospedaliere, carcerari, scolastiche. Il Teatro risana l’ambiente perché si faccia più ospitale e torni alla propria ragione d’origine: quella del non lasciare solo chi è in situazioni di difficoltà. Il Teatro è dunque curativo per le organizzazioni ed è una grande possibilità di incontro tra le persone: danza e teatro danno risposte reciproche del rapporto dei corpi, mettono in comunicazione le anime attraverso il contatto e la gestualità”.
La sera del 6 novembre vi è stata inoltre l’importante anteprima di «Ragazze stupefacenti»: un nuovo spettacolo che affronta il tema della prevenzione verso l'abuso di sostanze stupefacenti. In scena due giovani allieve attrici ospiti della comunità di recupero Casa Aurora di Cologno al Serio. «Obiettivo di questa rappresentazione – sottolinea ancora Silvia Barbieri, curatrice del progetto – è quello di abbattere i muri dei luoghi di cura e di valorizzare l'attore sociale, quelle persone che grazie al lavoro teatrale portano fuori dal luogo di cura la loro realtà e la loro esperienza. Queste persone poi diventano veicolo formidabile per sostenere una cultura che non discrimini il debole e metta al centro il valore della persona». L'iniziativa si è conclusa sabato, sempre al Teatro San Giorgio, con il debutto nazionale dello spettacolo «Raccolti per strada» della compagnia Il Teatro Prova e dell'Associazione Artea Teatro Europa sulla sensibilizzazione al problema degli incidenti stradali.

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