Bruno

L’attore inglese Sacha Baron Cohen, dopo il successo planetario ottenuto con Borat, torna al cinema con Bruno, un altro dei suoi noti personaggi, ovvero il “giornalista” di moda autore della rubrica Funkyzeit mit Brüno.
Obiettivo di Bruno è raggiungere la fama e, per tagliare il traguardo sperato, Bruno tenta varie strade: prima conduttore di uno show sui personaggi celebri di Hollywood, poi attore, non trascurando di diventare testimonial di cause sociali e operatore di pace. Capisce, però, Bruno, che per diventare davvero famoso, deve smettere di essere gay e diventare eterosessuale (perché tutte le star del cinema lo sono). Intraprende, quindi, la strada che dovrebbe condurlo a uno stile di vita e a preferenze sessuali da eterosessuale: dialoghi con “guaritori”, battute di caccia, arruolamento nell’esercito…
Un ovvio intento satirico nei confronti degli stereotipi raggiunto con un procedimento che ha del geniale: Cohen, infatti, esaspera i pregiudizi che gli eterosessuali hanno nei confronti degli omosessuali e con essi costruisce un personaggio che potrebbe essere definito uno “strafinocchio”, ossia il gay più checca che si possa immaginare. Ebbene, Cohen fa interagire questo suo personaggio con gruppi di eterosessuali per mostrare al pubblico le reazioni ridicole che tali persone hanno di fronte alla diversità frivola, plateale ed esibita dal suo Bruno. Le situazioni in cui Cohen “caccia” il suo Bruno sono al limite dell’assurdo, ma le persone che in quel momento interagiscono con Bruno sembrano non cogliere la parodistica messinscena e la vivono come un reale momento di gay life, cascando in pieno nel tranello orchestrato da Cohen. Non è un caso che Bruno non interagisca mai con gruppi di omosessuali, ma sempre e solo con eterosessuali: i gay, infatti, saprebbero immediatamente “leggere” la messinscena con conseguenti reazioni diverse (dall’indignato al divertito, passando per il gioco complice), assai distanti da quelle mostrate nel film (quasi sempre violente).
Inutile aggiungere come Cohen sia un attore bravissimo, oltre che assai coraggioso: in più di un’occasione, infatti, il suo zuper (per dirla alla Bruno) finocchio si trova a dover gestire situazioni potenzialmente pericolose.
Un film divertente che vale una serata al cinema. 

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