L'affilata pazzia di Linda di Chamounix


L’affilata luce grigia che batte sui tetti d’ardesia di Chamounix apre la scena della Linda di Chamounix nel I atto dello spettacolo inaugurale del Bergamo Musica Festival 2009, ed è sottile come la lama della pazzia che devasterà la mente della protagonista Linda nel corso dell’opera.
Roberto Recchia, con il sapiente aiuto delle luci studiate da Claudio Schmid, dà prova ancora una volta a Bergamo del suo talento innovatore di regista operistico, in una città dove già era stato impegnato negli anni scorsi con Don Gregorio e Cavalleria Rusticana.
Lo spettacolo costruito da Recchia, in forma semiscenica, lavora sulle continue evoluzioni delle sfumature psicologiche della protagonista fino alla definizione dello scheletro mentale della pazzia. Un confine oltre le apparenze della vita reale, così come oltre il reale è la magia suggestiva dello scarno contenitore, finalmente ritrovato dopo un lungo restauro, del Teatro Sociale di Bergamo.
L’allestimento ci porta al fianco del mutar delle emozioni di Linda, di questa ragazza che diventa pazza, e che nella storia dell’Opera è un personaggio innovativo.
Nella storia del teatro infatti i pazzi erano quelli comici, che continuavano ad essere presenti sulle scene operistiche, soprattutto in forma maschile e buffonesca. Linda è una delle prime eroine ottocentesche alle quali è riservata una follia seria, un’ irragionevolezza del tutto particolare: quella della follia amorosa.
La convenzione vuole per queste donne, spesso, lo sprofondamento negli abissi dell’incoscienza dopo la negazione delle “giuste nozze”, in un crescente gorgo di sentimenti e visioni che ha però qualcosa di soprannaturale e inquietante, ed è profondamente romantico.
La rappresentazione di questa tipologia di pazzia è dunque una delle tematiche più interessanti per i musicisti e i librettisti dell’800 europeo.
La vicenda di Linda di Chamounix è esemplare in tal senso: emblema di purezza (già nel nome vi è racchiusa questa sua caratteristica). La protagonista è messa a dura prova dallo scorrere degli eventi e dalla brutalità del mondo. E’ costretta a scappare a Parigi per fuggire alle mire di un vecchio marchese, a mendicare e poi a vivere da reclusa nell’equivoco di sembrare una "mantenuta" presso la casa del nobile fidanzato Carlo, dalla quale verrà poi  lasciata e tradita. Con il susseguirsi delle scene Linda deve affrontare il trauma dell’apparente matrimonio di Carlo e del ripudio del padre. Una serie di accadimenti che la portano all’effettiva perdita della ragione e che affondano le radici in un’infanzia vissuta nell’ambito di un soffocante rapporto familiare con il padre.
Proprio il rapporto con il padre è l’interessante chiave di lettura scelta dal regista per indagare questo dramma : “La follia – spiega Recchia -  giunge a devastare la mente di Linda non nel momento dello sposalizio, seppur non tradotto in realtà del fidanzato Carlo, ma nel momento della maledizione paterna”.
Contorta, e a volte vittima di mancanza di alcuni passaggi logici, la vicenda di Linda musicata da Gaetano Donizetti sul libretto di Gaetano Rossi e tratta da una commedia francese, vive momenti di pura bellezza grazie alla musica composta proprio da Donizetti.
Lungo i tre atti si ha la sensazione chela musica sia “in scena” – come sottolinea ancora il regista– prima di essere “di” scena. Le canzoni ripetute più volte, l’uso psicosomatico della musica e il canto distorto sono indice di un’alienazione che Donizetti estende a dimensioni e raffinatezze inedite nel melodramma italiano.


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