Beethoven Sizes: la dimensione del corpo e della musica

Due pensieri estetici per due letture diverse della musica di Beethoven: è stata questa la sfida di Gustavo Ramirez Sansan e di Paolo Mohovich, i due coreografi che hanno messo in scena per il quarto appuntamento del Festival Danza Estate a Bergamo per Beethoven Sizes. Sul palco del Teatro Sociale la compagnia torinese di danza contemporanea Balletto dell'Esperia, diretta dallo stesso Mohovich, dopo il lavoro dell'anno scorso su Mozart ha volto la propria attenzione a Beethoven ricercando una diversa dimensione armonica tra musica e corpo. Giocando sul doppio registro dell’opera di Beethoven, il Balletto dell’Esperia ha affiancato Sonate e Sinfonie, lasciando ai due interpreti una libera traduzione delle loro impressioni. Gustavo Ramirez in Caliban ha scelto alcune Sonate per pianoforte e violoncello evocando attraverso la figura del mostruoso schiavo della Tempesta di Shakspeare il tormento per la propria condizione di reietto, il desiderio di libertà e la finale rassegnazione imposta dal suo distino. Un insieme tradotto grazie ai movimenti di tre danzatori: volti diversi di una personalità complessa, che hanno fatto dell’energia e della forza un linguaggio plastico vibrante di intensità emotiva, senza trascurare la pulizia e l’armonia dei movimenti di radice classica. Ne Il prato di Ludwig Paolo Mohovich ha sposato lo spirito della Pastorale passando da una dimensione di ristoro agreste ad una più profonda legata al senso della vita e del divino. Il coreografo ha immaginato un’ambientazione campestre con giochi amorosi su un prato d’estate, tra scherzi e momenti d’intimità tra giovani, e ha poi lentamente spinto gli interpreti a trasformarsi in altro, a diventare creature dei boschi. La suggestione crescente si è fatta più forte con questi esseri vitali – forse cervi – a rimandare all’idea panteistica di comunione tra uomo e natura. Un ideale esaltato dal pensiero romantico, e abbracciato da Beethoven, ma malinconicamente frantumato con disincanto dal coreografo nel ricordo di come gli uomini spesso rompano gli equilibri naturali. Mohovich ha svolto il suo racconto attraverso una danza ariosa e piena di grazia, nella quale il movimento puro si è fatto strumento per descrivere le emozioni, dove le ascendenze neoclassiche hanno arricchito i passaggi di danza tra linee pure e giri scattanti volti ad accentuare la musicalità e l’agilità atletica degli interpreti, alla ricerca di un equilibrio tra quiete e bellezza del mondo.